Hank Mobley | Soul Station

Con una serie di importanti lavori all’attivo e giusto nel mezzo della sua carriera musicale, il sassofonista Hank Mobley saluta il nuovo decennio, gli sfolgoranti anni ’60, con Soul Station, album che il tempo rivelerà essere uno dei suoi più celebri (insieme al successivo Roll Call). Registrato in un’unica sessione il 7 febbraio del 1960, e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note, questo disco è profondamente radicato nello stile hard bop e si avvale di un meraviglioso quartetto che vede oltre allo stesso Mobley al sax tenore, anche Art Blakey alla batteria (già compagno di scorribande nei Jazz Messengers) e due futuri sidemen del quintetto di Miles Davis: Wynton Kelly al piano e Paul Chambers al contrabbasso.

La scaletta dei brani prevede due noti standard, la Remember di Irving Berlin e la If I Should Lose You di Ralph Rainger e Leo Robin, e quattro nuove composizioni originali di Mobley. Tra queste ultime vanno ricordate sicuramente il blues ritmato e rilassante della title track, l’uptempo This I Dig of You e Dig Dis, brano fondamentale della discografia del sassofonista.
Ma p
er capire quanto sia davvero importante questo disco per Mobley, basta sapere che il critico Bob Blumenthal, nelle note all’edizione in CD (la Rudy Van Gelder Edition del marzo 1999), scrisse che Soul Station rappresentava per il suo autore, quello che Saxophone Colossus o Giant Steps rappresentarono rispettivamente per Sonny Rollins o John Coltrane, definendo la scaletta di questi sei brani comeuno dei migliori programmi mai musicali registrati dalla Blue Note o da qualsiasi altra etichetta“.

Mobley suona con maestria per tutta la durata del disco e lo fa senza essere troppo appariscente, lasciando il giusto e dovuto spazio di lavoro ai suoi sidemen. E a tal proposito, la critica Stacia Proefrock del sito AllMusic, scrive:

“La solidità della sua tecnica gli permette di trattare materiali che sono talvolta ritmicamente intricati, mantenendo comunque una rotondità e un calore mostrati dai migliori musicisti dell’era swing.”

Spesso ingiustamente trascurato (mai riconosciuto come un grande innovatore nel jazz, ma semplicemente come un brillante performer), Hank Mobley fu a lungo uno dei musicisti più sottovalutati dell’epoca bop.
Il suono pulito e “per tutti” che traspare da questa tracklist, rende Soul Station uno tra i migliori (se non IL migliore) tra i suoi album e rappresenta un vero e proprio picco durante un periodo particolarmente forte della sua carriera.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Mobley, tranne dove indicato diversamente.

  1. Remember (I. Berlin) – 5:41
  2. This I Dig of You – 6:25
  3. Dig Dis – 6:08
  4. Split Feelin’s – 4:55
  5. Soul Station – 9:06
  6. If I Should Lose You (R. Rainger, L. Robin) – 5:08

MUSICISTI:

  • Hank Mobley – Sax tenore
  • Wynton Kelly – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

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Sonny Clark | Dial “S” for Sonny

Registrato il 10 novembre del 1957 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno, Dial “S” for Sonny è l’album che segna il debutto da leader del pianista Sonny Clark.
La sessione, registrata in sestetto, comprende oltre allo stesso Clark anche Art Farmer alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Hank Mobley al sax tenore, Wilbur Ware al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria.

Clark dirige il sestetto (che diventa terzetto in occasione dell’ultimo brano) attraverso due noti standard classici (la Love Walked In dei fratelli Gershwin It Could Happen to You) e quattro composizioni originali, tutte scritte dal pianista, che variano tra il bop e le ballate: la lunga e bellissima title track (divisa in due parti, la prima dedicata ai fiati, la seconda al piano), Bootin’ It (in CD presente anche in una versione alternativa), Sonny’s Mood e Shoutin’ on a Riff.
Tra i sideman, Mobley, Fuller e Farmer su tutti, hanno il proprio spazio solista, anche se in definitiva è il band leader a rubare la scena.

All’inizio della sua breve ma brillante carriera musicale, nello stile di Clark si riflette quello profondo di Bud Powell, ma è già riconoscibile l’affascinante e tagliente espressione pianistica che lo porterà all’attenzione di pubblico e critica.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Clark, tranne dove indicato diversamente.

  1. Dial “S” for Sonny – 7:26
  2. Bootin’ It – 5:17
  3. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 6:59
  4. Sonny’s Mood – 8:38
  5. Shoutin’ on a Riff – 6:45
  6. Love Walked In (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:50
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Bootin’ It [Alternate Take] – 5:15

MUSICISTI:

  • Sonny Clark – Piano
  • Art Farmer – Tromba (eccetto traccia 6)
  • Curtis Fuller – Trombone (eccetto traccia 6)
  • Hank Mobley – Sax tenore (eccetto traccia 6)
  • Wilbur Ware – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

Jackie McLean | 4, 5 and 6

Alla fine del 1956, anno in cui lo stile personale di Jackie McLean stava affiorando, il sassofonista registrò vari brani in quartetto, quintetto e sestetto, che la Prestige Records raccolse nell’album 4, 5 and 6. Oltre allo stesso McLean, nel quartetto troviamo anche Mal Waldron al piano e la sezione ritmica composta da Doug Watkins al contrabbasso e Art Taylor alla batteria. A questi si aggiunge il trombettista Donald Byrd per la formazione a cinque e Hank Mobley per il sestetto.

Nella track list sono da sottolineare le versioni in quartetto degli standard Sentimental Journey, Why I Was Born? e When I Fall in Love che sfumano da un blues riflessivo a un hard bop più ritmato. Donald Byrd si unisce alla squadra per la Contour di Kenny Drew, mentre Hank Mobley si esibisce in sestetto per la lunga e solitaria Confirmation, bella versione del classico di Charlie Parker, da molti considerato il culmine artistico dell’intero album. Infine troviamo la Abstraction di Mal Waldron, costellata dalle rapide “risposte” di Byrd e McLean che illuminano il lato più oscuro e nostalgico del brano.

4, 5 and 6 non rompe certi schemi, ma ha il pregio di aprire uno spiraglio sul futuro di McLean, musicista particolarmente innovativo che da quel momento verrà guardato con ammirazione dai palcoscenici più noti del jazz mainstream.

TRACKLIST:
I brani dall’1 al 3 (lato A) sono stati registrati il 13 luglio del 1956.  Dal 4 al 6 (lato B), il 20 luglio dello stesso anno.

  1. Sentimental Journey (B. Homer, B. Green, L. Brown) – 9:57
  2. Why Was I Born? (J. Kern, O. Hammerstein II) – 5:13
  3. Contour (K. Drew) – 4:58
  4. Confirmation (C. Parker) – 11:25
  5. When I Fall in Love (E. Heyman, V. Young) – 5:32
  6. Abstaraction (M. Waldron) – 8:00

MUSICISTI:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Hank Mobley – Sax tenore (traccia 4)
  • Donald Byrd – Tromba (tracce 3, 4 e 6)
  • Mal Waldron – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

Ron Carter | Where?

 

Apparso originariamente con il nome di Eric Dolphy in copertina, Where? è in realtà l’album che segna il debutto da solista del contrabbassista Ron Carter.
Registrato il 20 giugno del 1961, e pubblicato dalla New Jazz nello stesso anno, il disco conta la presenza di Carter al violoncello e al contrabbasso (in coppia con George Duvivier su tre pezzi), Dolphy al sax alto, clarinetto e flauto, Mal Waldron al piano e Charlie Persip alla batteria.

Carter e Dolphy avevano già suonato insieme, sia nella band di Chico Hamilton sia sulla seminale sessione del 1960 che diede vita a Out There. E Where? ha elementi in comune con entrambe le esperienze, anche se molti lo ritengono molto più vicino al jazz da camera di Hamilton.
L’abilità di Carter, qui al lavoro anche sul
violoncello per tre delle sei tracce totali, è innegabile nonostante il suo modo di suonare più “educato” rispetto ad altri suoi lavori che sarebbero arrivati negli anni successivi (ascoltare l’allegro duetto con Duvivier, ad esempio, dà un pratico esempio della tranquilla conversazione che il bandleader vuole impostare per questo lavoro).
Mentre un Dolphy versione polistrumentista rende una performance parecchio interessante, il piano swinging di Waldron risulta caratteristico e lineare e Persip completamente immerso in un lavoro minuzioso e dettagliato.
Le sei tracce in scaletta comprendono i due originali di Carter che aprono il disco, Rally e Bass Duet, due standard noti, Softly, as in a Morning Sunrise e Yes, Indeed e un paio di pezzi firmati da Randy Weston, la title track e Saucer Eyes, secondo molti il miglior brano dell’album perché arricchito da una meravigliosa performance di gruppo.

Secondo la critica specializzata, Where? è un debutto interessante, avventuroso per molti versi, grazie soprattutto alle buone composizioni presenti in scaletta e ad un risultato molto vicino ai lavori di Dolphy di quel periodo.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Carter, tranne dove indicato diversamente.

  1. Rally – 5:42
  2. Bass Duet – 5:43
  3. Softly, as in a Morning Sunrise (O. Hammerstein II, S. Romberg) – 7:37
  4. Where? (R. Weston) – 5:58
  5. Yes, Indeed (S. Oliver) – 5:51
  6. Saucer Eyes (R. Weston) – 5:08

MUSICISTI:

  • Ron Carter – Violoncello (tracce 3-4, 6), Contrabbasso (tracce 1-2, 5)
  • Eric Dolphy – Sax alto, Clarinetto basso, Flauto (tracce 1, 3, 5, 6)
  • Mal Waldron – Piano
  • George Duvivier – Contrabbasso (tracce 1, 2, 5)
  • Charlie Persip – Batteria

Grant Green | Blues for Lou

Pubblicato dalla Blue Note solo nel 1999, e con un titolo dedicato al sassofonista Lou Donaldson, Blues for Lou, raccoglie brani registrati da Grant Green in due diverse sessioni (20 febbraio e 7 giugno 1963).
Rimasta infatti inedita fino a quando l’etichetta non la pubblicò come parte della serie limitata Jazz Connoisseur, questa coppia di sessioni vede un Green in ottima forma, accompagnato in trio dall’organista John Patton e dal batterista Ben Dixon.

Si parte dalla brillante interpretazione bop di The Surrey with the Fringe on Top, standard popolare reso celebre dallo show di Broadway Oklahoma!, passando per il delicato ma intenso Don’t Let the Sun Catch You Crying e per il classico di Ray Charles This Little Girl of Mine (evidente rielaborazione del celebre brano gospel per bambini This Little Light of Mine).
In scaletta troviamo anche un contributo compositivo per ogni membro del trio all’opera: il brano che dà il titolo all’album, scritta dallo stesso Green, è un blues originariamente registrato in chiusura di una sessione di Lou Donaldson, Big John, ovviamente composta da Patton è invece un blues ispirato al vangelo, mentre infine Look at That Girl di Dixon è una straordinaria performance R&B.

Sebbene questo disco non rientri tra le sue cose più note, Blues for Lou è un degno e notevole pezzo che si incastra a meraviglia nella carriera discografia di Green.

TRACKLIST:
Recorded on February 20 (tracks 1 & 3-8) & June 7 (track 2), 1963

  1. The Surrey With the Fringe on Top (O. Hammerstein II, R. Rodgers) – 5:04
  2. Blues for Lou (G. Green) – 4:40
  3. Big John (J. Patton) – 7:24
  4. Don’t Let the Sun Catch You Crying (J. Greene) – 6:55
  5. Look at That Girl (B. Dixon) – 4:18
  6. This Little Girl of Mine (R. Charles) – 6:28
  7. Personality (H. Logan, L. Price) – 3:46
  8. Have You Ever Had the Blues (H. Logan, L. Price) – 4:28

MUSICISTI:

  • Grant Green – Chitarra
  • John Patton – Organo
  • Ben Dixon – Batteria

Duke Pearson | “Wahoo!”

Di ritorno alla Blue Note dopo cinque anni di assenza (l’etichetta aveva distribuito i suoi primi due album nel 1959), il pianista e arrangiatore Duke Pearson registra in un’unica sessione, risalente al 21 novembre del 1964, l’album Wahoo!.
E lo fa mettendo insieme un sestetto di tutto rispetto, composto anche da Donald Byrd alla tromba, James Spaulding al sax alto e al flauto, Joe Henderson al sax tenore, Bob Cranshaw al contrabbasso e Mickey Roker alla batteria.

Il disco, considerato dalla critica come uno dei più “avventurosi” e creativi del pianista, vede Pearson uscire dall’influenza iniziale di Bud Powell per rivelare finalmente nuovi ed originali spunti sulla sua tecnica.
Il disco prevede una scaletta da sei pezzi dove tutte le composizioni sono originali firmati da Pearson eccetto Fly Little Bird Fly, brano che chiude l’album composto invece da Byrd. Per lo più si tratta di melodie imprevedibili che esaltano appunto le grandi doti da arrangiatore del bandleader: dai temi sottili ed esplorativi di Wahoo ed ESP fino agli agili e impegnativi accordi di Amanda, Bedouin o della bellissima Farewell Machelle (unica ad essere eseguita in trio con la sola sezione ritmica), tutte hanno la peculiarità di rivelare nuovi dettagli ad ogni nuovo ascolto.

La passione per la composizione di Pearson e l’impressionante tecnica dei tre grandi protagonisti ai fiati, Henderson, Byrd e Spaulding, rendono quest’album una delle sessioni hard bop più raffinate e coraggiose pubblicate dalla Blue Note a metà anni ’60. Un’autentica sorpresa per chi conosce poco il pianista, da ascoltare e riascoltare più volte.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Pearson, tranne dove indicato diversamente.

  1. Amanda – 9:26
  2. Bedouin – 9:30
  3. Farewell Machelle – 2:48
  4. Wahoo – 7:19
  5. ESP (Extrasensory Perception) – 7:50
  6. Fly Little Bird Fly (D. Byrd) – 6:11

MUSICISTI:

  • Duke Pearson – Piano
  • Donald Byrd – Tromba (eccetto traccia #3)
  • James Spaulding – Sax alto, Flauto (eccetto traccia #3)
  • Joe Henderson – Sax tenore (eccetto traccia #3)
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Mickey Roker – Batteria

 

Donald Byrd | Byrd Blows on Beacon Hill

Il titolo Byrd Blows on Beacon Hill fu dato a questo disco da Donald Byrd perché registrato proprio a Beacon Hill, a Boston, a casa dell’ingegnere del suono Steve Fassett, nel 1956. Originariamente pubblicato dall’etichetta Transition di Tom Wilson, più tardi fu pubblicato anche dalla Blue Note come parte della bellissima compilation The Transition Sessions firmata da Byrd in collaborazione con Doug Watkins.

Registrata in quartetto, questa sessione vede, oltre allo stesso Byrd alla tromba, anche Ray Santisi al piano e una sezione ritmica composta dal contrabbassista di Beacon Hill Doug Watkins e dal batterista Jimmy Zitano. Mentre la scaletta dei brani è composta da noti standard jazz come Stella by Starlight, Polka Dots and Moonbeams, People Will Say We’re in Love, If I Love Again e What’s New.
I ritmi swinging sono principalmente lenti ma arricchiti da venature funky blues volute dallo stesso Byrd per rendere più interessanti le varie performance.
Le ottime interpretazione del bandleader non chiedono mai troppa luce ai riflettori, non sovrastano la lirica generale e nemmeno il lavoro degli altri solisti. Più in generale c’è da dire che questo Byrd non era ancora quello degli anni subito successivi che iniziò ad incidere con la Blue Note, anche se si distingue già chiaramente la timbrica graziata che lo avrebbe reso celebre come solista.

Probabilmente, come dice anche il critico Thom Jurek di AllMusic, Byrd Blows on Beacon Hill potrebbe non interessare gli appassionati del Byrd classico più soul jazz, ma regala di sicuro una parziale, interessante panoramica sui suoi inizi.

TRACKLIST:

  1. Little Rock Getaway (J. Sullivan) – 7:04
  2. Polka Dots and Moonbeams (J. Burke, J. Van Heusen) – 7:20
  3. People Will Say We’re in Love (O. Hammerstein II, R. Rodgers) – 3:39
  4. If I Love Again (J. Murray, B. Oakland) – 4:41
  5. What’s New? (J. Burke, B. Haggart) – 5:02
  6. Stella by Starlight (N. Washington, V. Young) – 3:42

MUSICISTI:

  • Donald Byrd – Tromba
  • Ray Santisi – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Jimmy Zitano – Batteria