Bobby Hutcherson | The Kicker

the kicker

The Kicker è un album che il vibrafonista americano Bobby Hutcherson registrò nella sessione del 29 dicembre del 1963, ma che la Blue Note pubblicò in edizione limitata solo trentasei anni dopo, alla fine del 1999.

Si può dire che questo disco, registrato in un periodo nel quale erano molto frequenti le collaborazioni tra Hutcherson e la Blue Note, è quasi diviso in due parti distinte.
Nella prima metà (lato A), il vibrafonista mette insieme tre brani autenticamente hard bop suonando in quintetto con Joe Henderson al sax tenore, Duke Pearson al piano, Bob Cranshaw al contrabbasso e Al Harewood alla batteria. Questa metà comincia con lo standard If Ever I Would Leave You che classicamente dovrebbe suonare come una ballata lenta, mentre Hutcherson e soci la trasformano qui in un energetico brano introduttivo di ben dieci minuti, e prosegue con Mirrors (composta originariamente dal batterista Joe Chambers che la registrò per la prima volta nel 1956) e For Duke P., un frizzante originale composto dallo stesso Hutcherson.

Nella seconda metà (lato B), al quintetto si aggiunge il chitarrista Grant Green che si ritaglia una fetta importante della scena, donando a tutti e tre i brani un’importante e solida base blueseggiante. Si parte con la primissima registrazione accreditata della bella The Kicker scritta da Joe Henderson, che divenne nota ben prima di questo rilascio perché inserita nella scaletta da Horace Silver nel suo album di grande successo Song for My Father del 1965. Si prosegue poi con un altro originale di Henderson, Step Lightly, della durata di ben quattordici minuti, e si chiude con la Bedouin del pianista Duke Pearson (e che Green si porterà dietro fino al 1979, inserendola nel suo album Matador).

bobby hutcherson

Pubblicato in edizione limitata all’interno della Blue Note Connoisseur Series, The Kicker risulta in verità un album dai toni pacati e piacevoli, ma in ogni caso tra i più interessanti di Hutcherson della prima metà degli anni ’60.

Tracklist:

  1. If Ever I Would Leave You (A. J. Lerner, F. Loewe) – 10:33
  2. Mirrors (J. Chambers) – 6:52
  3. For Duke P. (B. Hutcherson) – 7:54
  4. The Kicker (J. Henderson) – 6:07
  5. Step Lightly (J. Henderson) – 14:18
  6. Bedouin (D. Pearson) – 8:11

Musicisti:

  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Duke Pearson – Piano
  • Grant Green – Chitarra (tracce 4-6)
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria

Donald Byrd | The Cat Walk

the cat walk

Nella sessione del 2 maggio del 1961, il trombettista americano Donald Byrd registrò sei pezzi (tutti tra i sei e i sette minuti di durata) che la Blue Note raccolse e pubblicò l’anno successivo, nel 1962, con l’album The Cat Walk.
Per farlo, Byrd si affidò ad un quintetto in parte già ampiamente rodato, con Pepper Adams al sax baritono (con cui aveva già lavorato in diverse registrazioni tra il ’58 e il ’61), Duke Pearson al piano (altro collaboratore di lunga data), Laymon Jackson al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria.

Il disco, unanimamente riconosciuto come uno tra i migliori di Byrd di quel periodo, è arricchito prima di tutto dalla scrittura dinamica di Pearson che contribuisce qui con ben quattro composizioni: Say You’re Mine, il bellissimo pezzo che apre il disco, Duke’s Mixture (costellato da duetti esemplari di Byrd e Adams), Hello Bright Sunflower (che prende in prestito la struttura melodica dall’apertura della Lullaby of Broadway di Doris Day) e Each Time I Think of You, un ottimo swing composto in collaborazione con Byrd. Restano la title track firmata dallo stesso Byrd che cerca, come da titolo, di “catturare l’andatura a spirale e tesa, ma in qualche modo ancora rilassata e sicura di un gatto” e infine il brano Cute, standard del trombettista Neal Hefti, valorizzato da una brillante performance solista di Jones alla batteria.

Il modo di suonare del Byrd di inizio anni ’60 tipicamente elegante e lirico e il contrappeso perfetto del sax baritono di Adams (che forse avrebbe meritato la cointestazione dell’album in copertina) rendono Cat Walk uno dei dischi essenziali di Byrd.

donald byrd

Tracklist:

  1. Say You’re Mine (D. Pearson) – 7:21
  2. Duke’s Mixture (D. Pearson) – 7:05
  3. Each Time I Think of You (D. Byrd, D. Pearson) – 5:39
  4. The Cat Walk (D. Byrd) – 6:46
  5. Cute (N. Hefti) – 6:21
  6. Hello Bright Sunflower (D. Pearson) – 7:29

Musicisti:

  • Donald Byrd – Tromba
  • Pepper Adams – Sax baritono
  • Duke Pearson – Piano
  • Laymon Jackson – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria

Steve Lacy | Soprano Sax

soprano sax

Soprano Sax (noto anche con il titolo Soprano Today) è un album pubblicato dalla Prestige nel 1958 che segna il debutto da solista del sassofonista jazz Steve Lacy.
I sei brani in scaletta risalgono all’unica sessione del primo novembre del 1957, registrata in quartetto da Lacy al sax soprano, Wynton Kelly al piano, Buell Neidlinger al contrabbasso e Dennis Charles alla batteria.

Primo di tre album registrati per la Prestige, in Soprano Sax si respira una tensione controllata dove tutti i musicisti sembrano suonare con attenzione (sciolti, insomma, ma ben accorti a non eccedere) e la cosa sembra essere evidenziata anche da una scaletta composta solo da standard che esigono si diverse velocità di esecuzione, ma una interpretazione non troppo ricca, come nel caso di Alone Together e della Day Dream di Duke Ellington che aprono il disco. Con Work ascoltiamo invece il primo sentito tributo ufficiale di Lacy a Thelonious Monk (pezzo che probabilmente aprirà la pista al successivo album, autentico omaggio al pianista, registrato sempre per la Prestige e intitolato Reflections: Steve Lacy Plays Thelonious Monk). Interessante poi la reinterpretazione dai toni più allegri della Rockin’ in Rhythm che Ellington scrisse ed eseguì per la prima volta al Cotton Club nel 1931. Probabilmente è il brano in cui viene più alla luce il Lacy come musicista dixieland progressivo dei suoi inizi.
Little Girl, Your Daddy Is Calling You (che sembra scritta proprio per quest’album ma il cui compositore è sconosciuto) è un brano impreziosito da un’ottima performance di Kelly al piano, mentre infine la Easy to Love di Cole Porter è il pezzo più lungo (otto minuti e mezzo) e chiude placidamente il disco.

steve lacy

Nonostante il quartetto all’opera suoni con il freno a mano tirato in un paio di punti dell’album, Soprano Sax rappresenta a tutti gli effetti l’ottimo esordio da leader, nella lunga e prolifica carriera musicale di Lacy.

Tracklist:

  1. Day Dream (B. Strayhorn, D. Ellington) – 4:23
  2. Alone Together (H. Dietz, A. Schwartz) – 6:35
  3. Work (T. Monk) – 5:24
  4. Rockin’ in Rhythm (D. Ellington, I. Mills, H. Carney) – 4:05
  5. Little Girl, Your Daddy Is Calling You (Unknown) – 4:32
  6. Easy to Love (C. Porter) – 8:25

Musicisti:

  • Steve Lacy – Sax soprano
  • Wynton Kelly – Piano
  • Buell Neidlinger – Contrabbasso
  • Dennis Charles – Batteria

Art Blakey Quintet | A Night at Birdland vol. 1

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Pubblicato originariamente dalla Blue Note come LP da 10″ (45 giri) nel 1954 e successivamente da 12″ (33 giri) nel 1956, A Night at Birdland vol. 1 è un album che raccoglie le prestazioni dal vivo del quintetto di Art Blakey durante il concerto del 21 febbraio 1954 presso il Birdland di New York. Oltre allo stesso Blakey alla batteria, il quintetto in questione era all’epoca composto anche da Horace Silver al piano, Clifford Brown alla tromba, Lou Donaldson al sax alto e Curly Russell al contrabbasso.

Oltre a quello di lasciare il segno sulla scena hard bop, all’origine della fondazione dei Jazz Messengers, l’obiettivo di Blakey era quello di crescere sotto la propria ala protettrice i più validi e talentuosi giovani musicisti dell’epoca per prepararli al ruolo di leader e intraprendere le rispettive carriere musicali in tutta autonomia. Il fatto che in questa formazione fossero appunto presenti musicisti come Silver, Brown e Donaldson (tutti e tre all’inizio del proprio percorso da solista) dà solo parzialmente l’idea di cosa rappresenti questo quintetto (e delle meravigliose interazioni al suo interno) o dell’importanza che questa esperienza abbia avuto effettivamente sulle queste autentiche future star del jazz.

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Un ruolo molto importante viene giocato in particolare da Silver in quanto alcuni dei suoi contributi più importanti come compositore, sono presenti anche in questo disco. E’ il caso del brano Quicksilver o di Split Kick, in particolare, che oltre ad apriree l’album e ad essere introdotto brevemente dalla voce dal noto presentatore del Birdland Pee Wee Marquette (e successivamente campionato dagli US3 per la famosa Cantaloop – Flip Fantasia), è un brano puramente hard bop che dona ampio spazio alle linee soliste dei fiati. Mentre Mayreh, terza composizione di Silver, è invece una felice riarmonizzazione hard bop dello standard All God’s Children Got Rhythm.
Magistrale la versione da quasi 10 minuti di
A Night in Tunisia che si candida come una tra le più note e appassionanti versioni in circolazione di uno degli standard più suonati di sempre. Once in a While, infine, mette in mostra l’innata capacità di Brown di inventare o reinterpretare suoni o interi passaggi senza perdere mai di vista  le radici del brano (dolce e malinconico, in questo caso).
Sono infine da citare il take alternativo della Wee-Dot di J. J. Johnson e la traditional Blues, aggiunte solo nella versione rimasterizzata in digitale nel 1987.

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Secondo la critica specializzata, che questa volta è proprio il caso di citare, oltre a consolidare l’idea di quintetto per le future formazioni dei Jazz Messengers di Blakey, questa sessione (così come i successivi “volumi”) dà una scossa agli ascoltatori ponendo le basi per il modern jazz, definendone le dinamiche per i decenni a seguire.
A Night at Birdland vol. 1 è un disco da ascoltare e riascoltare per forza.

Tracklist:

  1. Announcement by Pee Wee Marquette – 0:58
  2. Split Kick (H. Silver) – 8:44
  3. Once in a While (B. Green, M. Edwards) – 5:18
  4. Quicksilver (H. Silver) – 6:58
    Brani aggiunti nella versione LP a 12″:
  5. A Night in Tunisia (D. Gillespie, F. Paparelli) – 9:20
  6. Mayreh (H. Silver) – 6:19
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Wee-Dot [Alternate Take] (J.J. Johnson, L. Parker) – 6:53
  8. Blues (Improvisation) (Traditional) – 8:37

Musicisti:

  • Art Blakey – Batteria
  • Horace Silver – Piano
  • Clifford Brown – Tromba
  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Curley Russell – Contrabbasso

Nathan Davis | The Hip Walk

the hip walk

Nato in contemporanea con l’album Happy Girl (nell’ultima sessione registrata in data 30 gennaio 1965 per l’etichetta tedesca SABA), The Hip Walk fu poi pubblicato, sempre nel 1965, dall’etichetta MPS poco prima che il polistrumentista Nathan Davis lasciasse l’Europa per tornare negli Stati Uniti. Qui, però, Davis suona in un quintetto completamente diverso, con Carmell Jones alla tromba (con il quale divide gli onori di copertina), Francy Boland al piano, Jimmy Woode al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria.

Rispetto a Happy Girl, qui i tempi e le dinamiche di gruppo sono meno impegnative e i pezzi sono suonati in modo più sciolto e rilassato. Il che, secondo la critica, suggerirebbe che Davis e compagnia non avessero più tempo per provare, nonostante il fatto che Carmell Jones (suo compagno di scuola a Kansas City), arrivò apposta dagli States per registrare questa sessione).
In scaletta sono da sottolineare la title track che apre l’album, puntellata da assoli densi e mozzafiato, il brano
While Children Sleep, che rivela al mondo un Davis superbo anche come compositore di ballate (sempre tacitamente influenzato da Coltrane) e la Yesterdays di Jerome Kern che mette sotto la luce dei riflettori il virtuosismo al flauto del bandleader, attraverso una intro bella e leggermente inquietante. That Kaycee Thing è uno swing modale che sottolinea ulteriormente il debito di Davis nei confronti di Coltrane, Carmell’s Black Forest Waltz è il tributo compositivo di Jones per il disco e infine su B’s Blues ritroviamo Davis al sax soprano.

nathan davis & carmell jones

The Hip Walk è considerato uno dei migliori album di Nathan Davis in assoluto. Un superbo tributo ad un jazz oscillante costellato da venature soul.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Davis, tranne dove indicato diversamente.

  1. The Hip Walk – 6:50
  2. While Children Sleep – 7:16
  3. Train of Thought – 5:25
  4. Yesterdays (O. Harbach, J. Kern) – 2:53
  5. That Kaycee Thing – 7:50
  6. Carmell’s Black Forest Waltz (C. Jones) – 3:40
  7. B’s Blues – 4:55

Musicisti:

  • Nathan Davis – Sax tenore, Sax soprano, Flauto
  • Carmell Jones – Tromba
  • Francy Boland – Piano
  • Jimmy Woode – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria

The Return of Howard McGhee

the return of howard mcghee

Registrato il 22 ottobre del 1955 e pubblicato dall’etichetta Bethlehem nello stesso anno, quello che rende The Return of Howard McGhee un album molto speciale, a parte le agili prestazioni da solista del trombettista americano (McGhee è stato modello e faro illuminante per i virtuosi del suo stesso strumento della generazione subito successiva, come nel caso di un allora giovane Kenny Dorham), è anche un quintetto variegato e davvero particolare che vede anche Sahib Shihab al sax baritono, Duke Jordan al piano, Percy Heath al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Ma il termine “ritorno” è anche più letterale, in quanto McGhee non registrava sessioni in studio da più di sette anni (il suo primo disco da leader, Howard McGhee and Milt Jackson, fu registrato nel 1948 ma pubblicato solo nel ’55, qualche mese prima di questo).

Quelli che si possono trovare all’interno di The Return of Howard McGhee sono tanti assolo da uno Shihab dal timbro particolarmente ruvido (che probabilmente valgono da soli il prezzo del disco), una serie di brillanti interazioni (insisto sull’affiatamento della coppia di ottoni McGhee/Shihab), le solida base di accordi al piano di Jordan e, in generale, una buona scaletta di brani scintillanti sempre concertati su tempi spediti e perfettamente dettati da Heath e Jones. Tra questi spiccano in particolare, sulle undici composizioni in totale, proprio i cinque originali composti da McGhee: Tahitian Lullaby, You’re Teasing Me, Transpicuous, Oo-Wee But I Do e Tweedels. In ogni caso si tratta di un bop di altissima qualità, scritto e suonato magnificamente, così come ci si aspetta che sia quando si parla di uno dei più performanti trombettisti bebop di sempre.

howard mcghee

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di McGhee, tranne dove indicato diversamente.

  1. Get Happy (H. Arlen, T. Koehler) – 3:52
  2. Tahitian Lullaby – 4:08
  3. Lover Man (J. Davis, R. Ramirez, J. Sherman) – 2:50
  4. Lullaby of the Leaves (B. Petkere, J. Young) – 3:22
  5. You’re Teasing Me – 2:15
  6. Transpicuous – 2:36
  7. Rifftide (C. Hawkins) – 5:37
  8. Oo-Wee But I Do – 5:11
  9. Don’t Blame Me (D. Fields, J. McHugh) – 3:09
  10. Tweedles – 3:10
  11. I’ll Remember April (G. DePaul, P. Johnston, D. Raye) – 5:47

Musicisti:

  • Howard McGhee – Tromba
  • Sahib Shihab – Sax baritono, Sax alto (eccetto tracce 3, 10)
  • Duke Jordan – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria

Tina Brooks | Back to the Tracks

back to the tracks

Pubblicato postumo solo nel gennaio del 1998 dalla Blue Note (grazie a Rudy Van Gelder che decise di pubblicare l’intera sessione nella sua interezza), Back to the Tracks è un album hard bop del sassofonista Tina Brooks registrato originariamente nel 1960 (ma alcune delle tracce di quella sessione hanno fatto la loro prima apparizione nel box set in quattro vinili della Mosaic Records intitolato The Complete Blue Note Recordings of The Tina Brooks Quintets).
Back to the Tracks
vanta le performance di un cast stellare che oltre a Brooks comprende Blue Mitchell alla tromba, Kenny Drew al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria. Guest star d’eccezione, Jackie McLean al sax alto (su una sola traccia) che volle ricambiare l’affiatamento che questo gruppo di musicisti mise nella sessione
di registrazione dell’album Jackie’s Bag, registrato solo un mese prima.

Come fu per Minor Move, quindi, la sessione squisitamente hard bop di Back to the Tracks rimase inedita per oltre 20 anni. E la cosa suona abbastanzacuriosa, visto che si parla di un album dove ogni musicista ha la possibilità di brillare vivacemente con i propri assolo, così come nelle interazioni di gruppo. Anche se Brooks rimane in ogni caso al centro dell’attenzione con il suo stile straordinariamente fluido ed elegante capace qui, come altrove, di arricchire i brani con improvvisazioni bop chiare e veloci.

tina brooks
La scaletta è composta da cinque pezzi: tre originali composti dallo stesso bandleader (Back to the Tracks, Street Singer e The Blues and I) e due standard (For Heaven’s Sake e The Ruby and the Pearl) che non fanno altro che confermare il sassofonista come uno dei più interessanti strumentisti e compositori in giro all’epoca.

Ascoltando quest’album è impossibile capire, una volta di più, perché questa sessione sia rimasta in un magazzino ad invecchiare, invece di essere rilasciata e riconosciuta per quello che era: un autentico gioiellino hard bop dei primi anni ’60.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Brooks, tranne dove indicato diversamente. Tutte le tracce sono state registrate il 20 ottobre del 1960, eccetto traccia 2 (1 settembre stesso anno).

  1. Back to the Tracks – 8:03
  2. Street Singer – 10:21
  3. The Blues and I – 8:55
  4. For Heaven’s Sake (E. Bretton, S. Edwards, D. Meyer) – 6:05
  5. The Ruby and The Pearl (J. Livingston, R. Evans) – 5:08

Musicisti:

  • Tina Brooks – Sax tenore
  • Jackie McLean – Sax alto (traccia 2)
  • Blue Mitchell – Tromba
  • Kenny Drew – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria