Steely Dan story

Il jazz, il rock, il funk, il rhythm & blues e il pop. Nella storia della musica una sola band è stata capace di fondere alla perfezione stili tanto diversi. Ovviamente sto parlando degli Steely Dan (nome ispirato dal vibratore alimentato a vapore che compare nel romanzo Il Pasto Nudo di William Burroughs), un duo delle meraviglie fondato nel 1971 da Walter Becker (chitarra e basso) e Donald Fagen (voce e tastiere).

Tutto cominciò nel ’71, quindi, quando i due incontrarono Gary Katz, produttore dell’etichetta musicale ABC Records, che credette in loro e che da allora produsse tutti i loro album realizzati negli anni ’70. Fu lui a convincerli a fondare un loro gruppo e fu lui a proporre gli altri musicisti che li avrebbero accompagnati in questa nuova avventura: i chitarristi Danny Dias e Jeff “Skunk” Baxter, il batterista Jim Hodder e il cantante David Palmer.

Ringrazio anche Gary Katz, dunque, per aver consegnato alla storia una delle più belle realtà musicali di sempre. Un duo creatore di strabilianti meraviglie che personalmente ho ascoltato fino allo sfinimento. Per redigere tutta la loro storia in pochi passi, riprendo da questo punto parte dei testi che compaiono sulla pagina di wikipedia dedicata al gruppo.

Il loro primo album, Can’t Buy A Thrill (1972) contiene i due successi Do It Again e Reelin’ In The Years. Durante il tour David Palmer cantò anche le canzoni che nell’album erano cantate da Donald Fagen, ma fu subito evidente che l’impatto non era lo stesso. L’aggiunta di Palmer come seconda voce era dovuta al fatto che la voce di Fagen non era ritenuta abbastanza commerciale. Fagen, convinto dal produttore e dal partner Becker, divenne il cantante unico della band.

Il secondo album, Countdown to Ecstasy (1973), non eguagliò il successo del precedente. Anche se gli Steely Dan non furono mai soddisfatti di alcune esecuzioni presenti nell’album, in esso sono presenti alcuni loro classici come Bodhisattva e My Old School.

Il terzo album Pretzel Logic uscì nel 1974 fu accompagnato dal successo del singolo Rikki Don’t Loose That Number.

Nel 1975 uscì Katy Lied nel quale suonò una folta schiera di musicisti in sostituzione dei fuoriusciti. Quest’album divenne disco d’oro grazie a Black Friday e Bad Sneakers.

Il quinto album, The Royal Scam (1976), vendette relativamente bene considerata l’assenza di un vero singolo di lancio. L’album contiene comunque dei bei momenti come la complessa Green Earrings che la band non mancò mai d’eseguire dal vivo negli anni seguenti.

Con Aja (1977) Fagen e Becker confermarono la loro fama di autori sofisticati e di perfezionisti del lavoro in studio e delle fasi di registrazione. Aja è un album con sonorità sofisticate ed un’atmosfera jazz. Compaiono in esso alcuni jazzisti affermati come Larry Carlton (già presente su Katy Lied), Steve Gadd e Wayne Shorter. Fu anche uno dei primi dischi americani a ricevere la certificazione del disco di platino per aver venduto oltre il milione di copie.

Il successore di Aja ebbe una genesi molto travagliata al termine della quale il creativo duo scelse di staccare la spina per un po’ per riposarsi e dedicarsi a progetti personali. Finito di registrare nel 1978, Gaucho uscì dopo due anni, nel 1980, a causa di problemi burocratici con le etichette discografiche: La ABC Records infatti era stata acquistata dalla MCA Records che rivendicava il diritto di pubblicare l’album nonostante il fatto che Becker e Fagen avessero deciso di passare alla Warner Music Group. Oltre a questi problemi la genesi del disco fu funestata da altri tragici e spiacevoli episodi, come la morte della fidanzata di Walter Becker, dell’incriminazione di quest’ultimo per concorso in omicidio e della sua successiva scagionazione, i suoi problemi di dipendenza dalla droga e l’accusa nei confronti del duo da parte del pianista jazz Keith Jarrett di essersi ispirati troppo alla sua Long As You Know You’re Living Yours per la loro canzone Gaucho. Qualche tempo dopo Fagen ammise pubblicamente che il brano di Jarrett gli era piaciuto così tanto da averlo fortemente influenzato durante la stesura del brano.

Finalmente, nel novembre del 1980, l’album venne dato alle stampe. Presentato dal singolo Hey Nineteen, Gaucho si aggiudicò un Grammy Award nel 1981. Piccola curiosità: a questo album, e al brano Time Out of Mind in particolare, parteciperà anche Mark Knopfler, naturalmente nel ruolo di chitarrista ospite.

Nel giugno del 1981 gli Steely Dan annunciarono la sospensione della loro collaborazione artistica. Nel 1982 Fagen pubblicò da solo lo storico The Nightfly [ne ho parlato qui N.d.R.], un album di grande successo stilisticamente molto vicino ai più recenti lavori degli Steely Dan, celebre anche per l’eccezionale qualità della registrazione (il disco è ancor oggi utilizzato per testare gli impianti hi-fi).

Nonostante gli Steely Dan fossero ormai divisi, il duo fondatore decise di raccogliere tutti i loro brani di successo in un paio di raccolte. La prima, A Decade of Steely Dan (1985), comprendeva quattordici brani tra i quali il singolo FM, realizzato anni prima, nel 1978, per il film omonimo di John Alonzo. La seconda, The Very Best of Steely Dan: Reelin’ in the Years (1987), fu distribuita in doppio vinile con 18 brani complessivi.

I due artisti, oltre a co-produrre a vicenda i successivi lavori solisti (Kamakiriad del 1993 di Fagen e 11 Tracks of Whack del 1994 di Becker), si dedicarono alla produzione di altri gruppi e artisti.

Il duo finalmente si riunì nel 1993 in occasione del tour statunitense di Fagen al quale si unì Becker. Divenne quindi un tour degli Steely Dan a tutti gli effetti e dal quale fu tratto l’album dal vivo Alive in America (1993-1994). E sempre nel 1993 viene distribuito Citizen Steely Dan (MCA Records, Universal Music), un box set in 4 cd che raccoglie i loro primi album e alcuni b-sides rimasterizzati per la prima volta.

Nel 2000, dopo una pausa durata venti lunghissimi anni, gli Steely Dan tornarono in sala d’incisione. Il risultato fu Two Against The Nature che si aggiudicò ben quattro Grammy Award (miglior album pop cantato, migliore performance canora con il brano Cousin Dupree, album dell’anno e migliore registrazione.

Mentre dopo soli tre anni venne alla luce Everything Must Go (2003), primo album in studio degli Steely Dan nel quale Walter Becker canta una canzone.

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2 commenti su “Steely Dan story

  1. […] abbastanza nota. Motivo per il quale, proprio su questo sito, ti ho parlato di loro una sola volta, qui, mettendoti a conoscenza di tutta la loro produzione musicale in una sola volta. Ma qualche pezzo […]

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