Lester Young | Laughin’ to Keep from Cryin’

laughin' to keep from cryin'

Laughin’ to Keep from Cryin’ (Verve, 1958) è la testimonianza di una delle ultime sessioni in studio del grande sassofonista tenore Lester Young (morì infatti un anno più tardi) e rappresenta uno dei momenti culminanti della sua carriera. Durante la registrazione si sono avute molte difficoltà proprio legate al suo stato di salute, ma grazie anche all’apporto dei trombettisti Roy Eldridge e Harry “Sweet” Edison, il lavoro ha visto la sua brillante conclusione. Da segnalare inoltre il brano They Can’t Take That Away from Me dove per l’occasione Young sfoggia tutta la sua maestria anche con il clarinetto.

Tracklist:

  1. Salute to Benny – 8:32
  2. Thet Can’t Take That Away from Me – 6:02
  3. Romping – 11:42
  4. Gipsy in My Soul – 4:14
  5. Please Don’t Talk About Me When I’m Gone – 6:11
  6. Ballad Medley: The Very Thought of You
    I Want a Little Girl/Blue and Sentimental – 6:38
  7. Mean to Me – 6:58

Musicisti:

Lester Young – Sassofono tenore, Clarinetto
Harry Edison – Tromba
Roy Eldridge – Tromba
Mickey Sheen – Batteria

Annunci

2 commenti su “Lester Young | Laughin’ to Keep from Cryin’

  1. ipofrigio ha detto:

    «Sweets Edison», Hank Jones (è lui, mi pare?) e gli altri, in They Can’t…, sembra che stiano portando a passeggio un anziano valetudinario, con sollecitudine e ottimismo un po’ troppo baldanzosi per essere veri. E in effetti l’esordio del clarinetto gela il cuore: stentatissimo, più soffio che nota. Ma già nella settima e ottava battuta del tema Lester, in barba a tutte le sue troppo evidenti difficoltà di imboccatura, diteggiatura, fiato e soprattutto intonazione, adagia una frase discendente a suo modo grandiosa, in tralice su tempo di base, che può essere solo sua (o di Pee Wee Russell, un musicista con il quale secondo me ha molto in comune).

    In un pezzo come questo, sul clarinetto, pare quasi che dopo aver fatto nel jazz la vera rivoluzione del ritmo, Lester si avvicini a quella ornettiana liberando la musica perfino dall’intonazione temperata.

    Ma tutti questi ragionamenti sono forse solo il merciful thinking di noi appassionati di fronte a un’espressione di declino che ricorda tutto sommato l’agghiacciante «Lady in Satin», l’addio discografico di Billie Holiday. Grande scelta, comunque (e grandissima la foto di copertina, che vale da solo il disco).

  2. Luigi Bicco ha detto:

    Anche se non è accreditato (ho controllato sul vinile, copia anastatica dell’originale della Verve), il piano è proprio di Hank Jones. Su tutto il resto, in effetti hai ragione. Se non è un epitaffio poco ci manca. Anche se devo dire che personalmente ci trovo ancora una bella forza, in questo disco, rispetto ad altre cose. Ad esempio la chiusura, con il brano Mean to Me, è quasi entusiasmante. Guarda questo video:

    E’ un live all’Art Ford’s Jazz Party del ’58, intravedi la fine della strada e tutta la sofferenza che si trascina dietro. Ma che grande strada.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...