Horace Parlan | Movin’ & Groovin’

moovin' & groovin'

Pubblicato nel 1960 dalla Blue Note, Movin’ & Groovin’ fu l’album che segnò il debutto come solista del pianista americano Horace Parlan.
Un lavoro impressionante, quello organizzato in questo disco, che sancisce sin da subito, e distintamente, il complesso stile bop di Parlan. Che per dimostrarlo si avvale qui di un trio che vede Sam Jones al contrabbasso e Al Harewood alla batteria.
La guida di Parlan, stilosa e puntuale, compatta a meraviglia il cast all’opera destreggiandosi in una tracklist composta da
blues boppeggianti e ballate liriche. Tra questi alcuni notissimi standard come On Green Dolphin Street, la C Jam Blues di Duke Ellington e la Bags’ Groove di Milt Jackson. Tra tutte, Parlan firma una sola composizione originale, la bellissima e ipnotica Up in Cynthia’s Room.

Per quanto riguarda il “suono” di Parlan, come afferma il critico Stephen Thomas Erlewine sul sito AllMusic:

“Se non fosse per l’approccio creativo agli accordi e un percussivo attacco da destra, sarebbe stato impossibile affermare che a Parlan mancassero due dita della mano destra dal momento che il suo modo di suonare risulta straordinariamente agile e fluido.”

La musica di questo trio oscilla letteralmente tra ballate lente e purissimo bop e il legame tra il bandleader e i suoi sidemen è quasi empatico. Questo il motivo principale per cui Movin’ & Groovin’ rappresenta l’incantevole e saporito debutto di un grande pianista.

horace parlan

Tracklist:

  1. C Jam Blues (B. Bigard, D. Ellington) – 5:13
  2. On Green Dolphin Street – (B. Kaper, N. Washington) – 5:30
  3. Up in Cynthia’s Room (H. Parlan) – 5:26
  4. Lady Bird (T. Dameron) – 5:03
  5. Bags’ Groove (M. Jackson) – 5:48
  6. Stella by Starlight (N. Washington, V. Young) – 6:04
  7. There Is No Greater Love (I. Jones, M. Symes) – 6:43
  8. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 3:18

Musicisti:

  • Horace Parlan – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria

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7 commenti su “Horace Parlan | Movin’ & Groovin’

  1. Marco Bertoli ha detto:

    La situazione digitale di Parlan è addirittura più compromessa di quanto non dica Allmusic: se da una parte è in possesso di tutte e dieci le dita della normale dotazione, dall’altra, due della mano sinistra e tre della destra gli sono state rese inutilizzabili dalla polio, tanto che la destra può usarla solo per prendere ottave. Stando così le cose, è un virtuoso eccezionale e l’esempio migliore di che cosa significhi “tecnica strumentale” riferita al jazz.

  2. Marco Bertoli ha detto:

    Sì, naturalmente contrasse la poliomielite da bambino molto piccolo in anni in cui quella malattia mieteva vittime a migliaia (è nato nel 1928).

    • Luigi Bicco ha detto:

      In realtà mi chiedevo solo se la malattia si fosse acuita così tanto da metterlo nella situazione da te descritta già a trent’anni. Ma la risposta è si, ovviamente. Questo però cambia radicalmente il concetto che si può avere del suo talento. Se era così bravo sfruttando solo il 50% della sua “gestualità”, mi chiedo come avrebbe suonato se non fosse stato ammalato.
      Oppure è stata proprio la malattia a fare in modo che Parlan suonasse in un certo modo, cercando di aggirare il problema? Curioso.

      In ogni caso, sento di dover approfondire la sua discografia.

  3. Marco Bertoli ha detto:

    È un po’ come domandarsi – l’abbiamo fatto tutti – come avrebbe composto Beethoven negli ultimi vent’anni della sua vita se non fosse diventato sordo.

    La vicenda di Horace Parlan, tuttavia, presenta una questione interessante al di là dell’aneddoto: per uno della sua generazione è stato possibile diventare un jazzista professionista, e avere una bellissima carriera ai livelli più alti, a dispetto di un handicap fisico che nella musica europea sarebbe stato insuperabile (non c’è niente da fare, con meno di dieci dita non suoni nemmeno il più semplice degli andanti di Mozart).

    Lascia anche da pensare il fatto che nel jazz di oggi, che ha mutuato la sua didattica da quella europea tradizionale, checché se ne dica, questo non sarebbe più possibile. Il jazz non è più da un pezzo, com’era ancora quando Parlan cominciava, la musica degli esclusi, di chi è costretto a inventarsi una tecnica sua. Si tratta probabilmente di un’evoluzione inevitabile, e non è il caso di rimpiangere i vecchi tempi.

    • Luigi Bicco ha detto:

      Già. E Parlan non era certo l’unico ad avere certi handicap.
      Per carità. Mai rimpiangere i vecchi tempi. Di cose belle e sentite ce ne sono state ieri come ce ne sono oggi. Come dici anche tu, è solo una questione di “evoluzione”.

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