Grant Green | Matador

matador

Matador è un disco di passaggio che si pone, nella carriera del chitarrista Grant Green, come spartiacque tra i suoi ultimi lavori più intimistici votati al soul e al blues spirituale (Feelin’ the Spirit, Born to Be Blue) e quelli subito successivi che lo faranno conoscere ad un pubblico più ampio (Talkin’ About, Street of Dreams, Idle Moments).
Registrato il 20 maggio del 1964, quest’album fu però pubblicato per la prima volta solo quindici anni più tardi, nel 1979, dalla filiale giapponese della Blue Note.

Durante la prima metà degli anni ’60, Green registrava una mole imponente di pezzi (tutti di alta qualità, si dice), tanto che la Blue Note fu costretta a tenere in magazzino buona parte delle sue sessioni, in attesa di una pubblicazione futura.
Nonostante questo, i critici difficilmente si spiegano come sia possibile che un disco come Matador (considerato un classico tra i migliori del chitarrista) sia potuto rimanere nel cassetto per tanti anni e soprattutto perché sia stato appunto pubblicato prima in Giappone, con l’aggravante che in America fu edito solo undici anni più tardi, nel 1990, rimasterizzato in digitale.

Matador è un percorso modale che presenta alcune delle improvvisazioni più elaborate di Green (anche più di quelle presenti nelle sue sessioni con Larry Young) e in parte è dovuto ovviamente ad un supporto musicale di tutto rispetto che lo ha affiancato in questa occasione, con McCoy Tyner al piano, Bob Cranshaw al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria. Il quartetto in questione, infatti, si prende la libertà di innovare e reinterpretare il grande classico coltraniano My Favorite Things (dove Tyner rielabora a meraviglia la sua stessa apertura al piano di tre anni prima e dove la chitarra di Green sostituisce il sax di Contrane e sembra essere nato per suonare questo pezzo). I quattro spadroneggiano poi su due originali composti dallo stesso Green, Green Jeans e la brillante title track Matador, ed esplorare l’orientaleggiante Bedouin di Duke Pearson.

L’interazione di gruppo è sublime e costante, ma le luci dei riflettori sono tutti per il bandleader, la cui cristallina articolazione sembra letteralmente fiorire in questo particolare contesto e con questi musicisti. Matador resta anche un album accessibile a tutti e nonostante non sia uno dei dischi più noti di Green, rimane, secondo la critica, uno dei suoi più grandi successi.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Green, tranne dove indicato diversamente.

  1. Matador – 10:51
  2. My Favorite Things (O. Hammerstein II, R. Rodgers) – 10:23
  3. Green Jeans – 9:10
  4. Bedouin (D. Pearson) – 11:41
    Bonus track nella versione in CD:
  5. Wives and Lovers (B. Bacharach, H. David) – 9:01

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • McCoy Tyner – Piano
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

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Un commento su “Grant Green | Matador

  1. […] Nella seconda metà (lato B), al quintetto si aggiunge il chitarrista Grant Green che si ritaglia una fetta importante della scena, donando a tutti e tre i brani un’importante e solida base blueseggiante. Si parte con la primissima registrazione accreditata della bella The Kicker scritta da Joe Henderson, che divenne nota ben prima di questo rilascio perché inserita nella scaletta da Horace Silver nel suo album di grande successo Song for My Father del 1965. Si prosegue poi con un altro originale di Henderson, Step Lightly, della durata di ben quattordici minuti, e si chiude con la Bedouin del pianista Duke Pearson (e che Green si porterà dietro fino al 1979, inserendola nel suo album Matador). […]

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