Grant Green | Blues for Lou

Pubblicato dalla Blue Note solo nel 1999, e con un titolo dedicato al sassofonista Lou Donaldson, Blues for Lou, raccoglie brani registrati da Grant Green in due diverse sessioni (20 febbraio e 7 giugno 1963).
Rimasta infatti inedita fino a quando l’etichetta non la pubblicò come parte della serie limitata Jazz Connoisseur, questa coppia di sessioni vede un Green in ottima forma, accompagnato in trio dall’organista John Patton e dal batterista Ben Dixon.

Si parte dalla brillante interpretazione bop di The Surrey with the Fringe on Top, standard popolare reso celebre dallo show di Broadway Oklahoma!, passando per il delicato ma intenso Don’t Let the Sun Catch You Crying e per il classico di Ray Charles This Little Girl of Mine (evidente rielaborazione del celebre brano gospel per bambini This Little Light of Mine).
In scaletta troviamo anche un contributo compositivo per ogni membro del trio all’opera: il brano che dà il titolo all’album, scritta dallo stesso Green, è un blues originariamente registrato in chiusura di una sessione di Lou Donaldson, Big John, ovviamente composta da Patton è invece un blues ispirato al vangelo, mentre infine Look at That Girl di Dixon è una straordinaria performance R&B.

Sebbene questo disco non rientri tra le sue cose più note, Blues for Lou è un degno e notevole pezzo che si incastra a meraviglia nella carriera discografia di Green.

TRACKLIST:
Recorded on February 20 (tracks 1 & 3-8) & June 7 (track 2), 1963

  1. The Surrey With the Fringe on Top (O. Hammerstein II, R. Rodgers) – 5:04
  2. Blues for Lou (G. Green) – 4:40
  3. Big John (J. Patton) – 7:24
  4. Don’t Let the Sun Catch You Crying (J. Greene) – 6:55
  5. Look at That Girl (B. Dixon) – 4:18
  6. This Little Girl of Mine (R. Charles) – 6:28
  7. Personality (H. Logan, L. Price) – 3:46
  8. Have You Ever Had the Blues (H. Logan, L. Price) – 4:28

MUSICISTI:

  • Grant Green – Chitarra
  • John Patton – Organo
  • Ben Dixon – Batteria

Grant Green | I Want to Hold Your Hand

Registrato il 31 marzo del 1965, I Want to Hold Your Hand rappresenta l’unica incisione di Grant Green durante una lunga pausa di registrazione con la Blue Note durata qualche anno (precisamente tra His Majesty King Fun! per la Verve del ’65 e il suo ritorno all’etichetta con Carryin’ On del ’69, mentre di mezzo ci passa solo Iron City, nel ’67, per l’etichetta 32 Jazz).

Pubblicato poi nel 1966, l’album coglie il chitarrista in gran forma su sei blues costellati da sonorità R&B ed eseguiti in quintetto con l’organista modale Larry Young (questa è la terza di tre sessioni registrate con lui), Hank Mobley al sax tenore (assente su una delle tracce) e Elvin Jones alla batteria.
I Wanna Hold Your Hand continua l’esplorazione di uno stile più morbido e melodico iniziato sul precedente album, Street of Dreams, ma questa volta toni e temi sono meno riflessivi e più coinvolgenti, grazie anche a Mobley che qui prende il posto che nei precedenti lavori di Green era di Hutcherson, accompagnando il trio di base con calore sensuale e trasporto.


In scaletta sei brani, tra standard e ballate romantiche, tra cui la bellissima title track che riprende un celebre standard pop dei Beatles
, qui sapientemente adattato dall’elegante tocco di Green, e Corcovado, standard bossa nova di Antonio Carlos Jobim, sul quale è stato effettuato un altro ottimo trattamento. Sono invece canzoni popolari Speak Low, composta da Kurt Weill e Ogden Nash nel 1943 contro la guerra, Stella by Starlight di Victor Young, suonata prima di allora da Charlie Parker nel 1952 e da Miles Davis nel 1958, e la At Long Last Love di Cole Porter (1938), resa celebre dalle interpretazioni canore di Julie London e Frank Sinatra prima e Ella Fitzgerald poi. Infine, per This Could Be the Start of Something la band torna in trio (assente il sax di Mobley) e dà spazio a tutti e tre i musicisti per i relativi assolo.

I Want to Hold Your Hand mette sotto la luce dei riflettori sia l’interazione ritmica del gruppo sia le scelte armoniche dei singoli solisti, dove al trio classico di Green si aggiunge un fiato d’eccezione, quello di Mobley, producendo alcune delle più interessanti e sofisticate performance che l’accoppiata chitarra/organo possa ricordare.

Tracklist:

  1. I Want to Hold Your Hand (J. Lennon, P. McCartney) – 7:23
  2. Speak Low (O. Nash, K. Weill) – 7:14
  3. Stella by Starlight (N. Washington, V. Young) – 6:29
  4. Corcovado (Quiet Nights) (A. C. Jobim) – 5:59
  5. This Could Be the Start of Something (S. Allen) – 7:08
  6. At Long Last Love (C. Porter) – 7:17

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Hank Mobley – Sax tenore (eccetto traccia 5)
  • Larry Young – Organo
  • Elvin Jones – Batteria

Grant Green | Matador

matador

Matador è un disco di passaggio che si pone, nella carriera del chitarrista Grant Green, come spartiacque tra i suoi ultimi lavori più intimistici votati al soul e al blues spirituale (Feelin’ the Spirit, Born to Be Blue) e quelli subito successivi che lo faranno conoscere ad un pubblico più ampio (Talkin’ About, Street of Dreams, Idle Moments).
Registrato il 20 maggio del 1964, quest’album fu però pubblicato per la prima volta solo quindici anni più tardi, nel 1979, dalla filiale giapponese della Blue Note.

Durante la prima metà degli anni ’60, Green registrava una mole imponente di pezzi (tutti di alta qualità, si dice), tanto che la Blue Note fu costretta a tenere in magazzino buona parte delle sue sessioni, in attesa di una pubblicazione futura.
Nonostante questo, i critici difficilmente si spiegano come sia possibile che un disco come Matador (considerato un classico tra i migliori del chitarrista) sia potuto rimanere nel cassetto per tanti anni e soprattutto perché sia stato appunto pubblicato prima in Giappone, con l’aggravante che in America fu edito solo undici anni più tardi, nel 1990, rimasterizzato in digitale.

Matador è un percorso modale che presenta alcune delle improvvisazioni più elaborate di Green (anche più di quelle presenti nelle sue sessioni con Larry Young) e in parte è dovuto ovviamente ad un supporto musicale di tutto rispetto che lo ha affiancato in questa occasione, con McCoy Tyner al piano, Bob Cranshaw al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria. Il quartetto in questione, infatti, si prende la libertà di innovare e reinterpretare il grande classico coltraniano My Favorite Things (dove Tyner rielabora a meraviglia la sua stessa apertura al piano di tre anni prima e dove la chitarra di Green sostituisce il sax di Contrane e sembra essere nato per suonare questo pezzo). I quattro spadroneggiano poi su due originali composti dallo stesso Green, Green Jeans e la brillante title track Matador, ed esplorare l’orientaleggiante Bedouin di Duke Pearson.

L’interazione di gruppo è sublime e costante, ma le luci dei riflettori sono tutti per il bandleader, la cui cristallina articolazione sembra letteralmente fiorire in questo particolare contesto e con questi musicisti. Matador resta anche un album accessibile a tutti e nonostante non sia uno dei dischi più noti di Green, rimane, secondo la critica, uno dei suoi più grandi successi.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Green, tranne dove indicato diversamente.

  1. Matador – 10:51
  2. My Favorite Things (O. Hammerstein II, R. Rodgers) – 10:23
  3. Green Jeans – 9:10
  4. Bedouin (D. Pearson) – 11:41
    Bonus track nella versione in CD:
  5. Wives and Lovers (B. Bacharach, H. David) – 9:01

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • McCoy Tyner – Piano
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

Grant Green | Reaching Out

reaching out

Pubblicato originariamente dalla Jazztime nel 1961 come un album del Dave Bailey Quintet, questo disco fu ristampato in seguito dalla Muse Records nel 1973 con il titolo Green Blues e accreditato al solo Grant Green come bandleader. Nel 1989, infine, la Black Lion Records lo distribuì per la terza volta, sempre sotto il nome di Green ma con il titolo originale Reaching Out (e con l’aggiunta di tre take alternativi).

Al di là della travagliata storia editoriale, quest’album si distingue per raccogliere alcune delle prime spettacolari registrazioni del chitarrista jazz, ma anche per le splendide performance di Frank Haynes (uno dei sassofonisti “più oscuri ma gustosi“, secondo il critico Michael G. Nastos) che tramite un suono spazioso e riflessivo, domina questa sessione. Il team all’opera comprende anche Billy Gardner (noto come organista, ma qui suona il piano con rara sensibilità), il contrabbassista Ben Tucker e il batterista Dave Bailey (Tucker e Bailey forniscono qui la perfetta e stabile sezione ritmica tanto essenziale all’espressionismo del jazz più mainstream).

Tra i brani in scaletta, Gardner scrive One for Elena, composto per il sax contenuto e sobrio di Haynes ma costellato anche da un lungo assolo di Green. Tucker firma invece A Flick of a Trick (un blues facile dalla melodia oscillante) e Baby You Should Know It (un famoso classico soul-jazz vocalizzato poi negli anni successivi). Infine è da sottolineare la Our Miss Brooks di Harold Vick che da questa sessione in avanti diventa un punto fermo nel repertorio di Green.

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Come la maggior parte dei primi lavori più belli che Grant Green firmò per la Blue Note, queste sessioni di sviluppo rappresentano la nascita di una stella. E in questo caso anche uno dei picchi più alti per il sassofonista Frank Haynes, purtroppo scomparso prematuramente nel 1965, ovvero quattro anni dopo la pubblicazione di quest’album nella sua incarnazione originale.

Tracklist:

  1. Reaching Out (R. Schaffer) – 5:23
  2. Our Miss Brooks (H. Vick) – 6:49
  3. A Flick of a Trick (B. Tucker) – 7:51
  4. One for Elena (B. Gardner) – 6:09
  5. Baby You Should Know It (B. Tucker) – 9:14
  6. Falling in Love with Love (L. Hart, R. Rodgers) – 5:26 Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Reaching Out [Alternate Take] (R. Schaffer) – 6:50
  8. Our Miss Brooks [Take 1] (H. Vick) – 10:14
  9. One for Elena [Take 4] (B. Gardner) – 7:52

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Frank Haynes – Sax tenore
  • Billy Gardner – Piano
  • Ben Tucker – Contrabbasso
  • Dave Bailey – Batteria

Grant Green | Born to Be Blue

born to be blue

Born to Be Blue è un album del chitarrista jazz Grant Green registrato il primo marzo del 1962 e pubblicato dalla dalla Blue Note nello stesso anno. Sebbene Green abbia fornito in carriera un apporto notevole al post-bop e al soul jazz modale, le radici della sua musica affondano in ogni caso in un hard bop purissimo. Ed è proprio il caso di questo disco dove il chitarrista eccelle grazie anche ad una impostazione prevalentemente bop oriented.

La maggior parte del pregevole materiale contenuto in scaletta, come già detto, fu registrato presso gli studi di Rudy Van Gelder, nel New Jersey, all’inizio del 1962, quando Green scelse di avvalersi della collaborazione del sassofonista tenore Ike Quebec, del pianista Sonny Clark, del contrabbassista Sam Jones e del batterista Louis Hayes. Quebec sarebbe tragicamente scomparso solo un paio di anni dopo (il 16 gennaio 1963) all’età di 44 anni, ma in questo disco non vi è nessun segno del declino della malattia che se lo sarebbe portato via. Anzi, qui si erge quasi a co-protagonista con Green e si devono a lui alcune delle migliori e più autorevoli performance del disco come quelle in Someday My Prince Will Come e Back in Your Own Back Yard (di sicuro è interessante sentirlo suonare il bop con il suo tono ruvido e fortemente influenzato da giganti quali Hawkins o Webster).

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Quebec e Green (il secondo 14 anni più giovane del primo) arrivavano da background molto diversi, ma era straordinario quanto risultassero invece compatibili a livello musicale. Testimonianze esemplari di questa compatibilità sono diversi brani uptempo o ballate come My One and Only Love e la stessa title track Born to Be Blue. L’interazione tra i due musicisti risultò così appassionata che quest’album fu inserito in seguito nello splendido doppio CD Grant Green & Ike Quebec – Complete Instrumental Sessions (insieme al più noto Blue and Sentimental).

Tracklist:
Tutti i brani sono stati registrati il primo marzo del 1962 a parte l’ultimo, Count Every Star, registrato il 23 dicembre del 1961. Nella versione in CD sono presenti in scaletta (originariamente di sei brani) 3 bonus tracks, qui sotto contrassegnate con un asterisco.

  1. Someday My Prince Will Come (F. Churchill, L. Morey) – 6:26
  2. Born to Be Blue (M. Tormé, R. Wells) – 4:52
  3. Born to Be Blue [Alternate Take] (M. Tormé, R. Wells) – 4:33*
  4. If I Should Lose You (R. Rainger, L. Robin) – 6:02
  5. Back in Your Own Backyard (D. Dreyer, A. Johnson, B. Rose) – 8:02
  6. My One and Only Love (R. Mellin, G. Wood) – 5:47
  7. Count Every Star (B. Coquatrix, S. Gallop) – 6:18
  8. Cool Blues (C. Parker) – 7:42*
  9. Outer Space (G. Green) – 8:40*

* Bonus tracks nella versione in CD.

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Ike Quebec – Sax tenore
  • Sonny Clark – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

 

Grant Green | The Complete Quartets with Sonny Clark

the complete quartets with sonny clarkThe Complete Quartets with Sonny Clark è un doppio album in CD del chitarrista jazz Grant Green pubblicato dalla Blue Note Records nel 1997 che raccoglie le tracce dei suoi tre album più rari, Nigeria, Oleo e Gooden’s Corner. Originariamente accantonati dalle diverse sessioni di registrazione, e rilasciate quindi solo dopo la morte di Green avvenuta il 31 gennaio del 1979, la collection comprende anche la bonus tracks Nancy (With the Laughing Face) e le versioni alternative di Airegin e Oleo. In ogni caso sono tutte le tracce nelle quali Green ha collaborato con il pianista Sonny Clark avvalendosi anche della collaborazione di Sam Jones al contrabbasso e Art Blakey e Louis Hayes alternati alla batteria.

Una raccolta omogenea e ragionata che mette sotto i riflettori i due leader in questione, Green e Clark, alle prese con i propri assolo e senza l’apporto di fiati. Tutte le sessioni viaggiano sul rettilineo bop, ma la musica è permeata da una dolce atmosfera rilassata che rende quest’album caldo, intimo e accessibile a tutti. La maestria del chitarrista e del pianista è sottile e piacevole, tanto da mettere quasi in secondo piano la loro tecnica e la loro destrezza nell’improvvisazione.

The Complete Quartets with Sonny Clark è un album pieno di grazia, stile ed emozione. Un piccolo quartetto puramente hard bop che difficilmente sarebbe stato assemblato meglio. Un disco superbo che mette in scena un Green e un Clark sicuramente al loro meglio.

Tracklist:
I brani dall’8 al 10 del CD 1 e dall’1 al 3 del CD 2 sono stati registrati nella sessione del 23 dicembre 1961. I brani dall’1 al 7 del CD 1, il 13 gennaio 1962. I brani dal 4 al 9 del CD 2, il 31 gennaio 1962.

Disco 1:

  1. Airegin (S. Rollins) – 7:32
  2. It Ain’t Necessarily So (G. Gershwin, I. Gershwin) – 10:22
  3. I Concentrate on You (C. Porter) – 5:48
  4. The Things We Did Last Summer (Cahn, Styne) – 5:56
  5. The Song Is You (Hammerstein II, Kern) – 7:46
  6. Nancy (With the Laughing Face) (Van Heusen, Silvers) – 6:25
  7. Airegin [Alternate Take] – 7:37
  8. On Green Dolphin Street (Kaper, Washington) – 6:26
  9. Shadrack (MacGimsey) – 6:23
  10. What Is This Thing Called Love? (C. Porter) – 5:50

Disco 2:

  1. Moon River (Mancini, Mercer) – 5:37
  2. Gooden’s Corner – 8:14
  3. Two for One – 7:41
  4. Oleo (S. Rollins) – 5:37
  5. Little Girl Blue (Hart, Rodgers) – 7:15
  6. Tune-Up (Eddie Vinson) – 7:19
  7. Hip Funk (G. Green) – 8:39
  8. My Favorite Things (Hammerstein II, Rodgers) – 8:32
  9. Oleo [Alternate Take] – 6:00

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Sonny Clark – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria (disco 1: tracce 1-7)
  • Louis Hayes – Batteria (disco 1: tracce 8-10; disco 2: tracce 1-9)

Grant Green | Grantstand

grantstand

Grantstand è un album del chitarrista jazz Grant Green registrato e pubblicato dalla Blue Note Records nel 1961. All’opera con Green, qui, un cast di ottimi musicisti scelti dallo stesso chitarrista e che raramente avevano lavorato (o avrebbero lavorato in futuro) con la Blue Note: il sassofonista Yusef Lateef (anche al flauto), l’organista “Brother” Jack McDuff, il contrabbassista Ben Tucker e il batterista Al Harewood.

Anche se Lateef era nel pieno di un percorso di ricerca su tonalità orientaleggianti, qui suona un bop semplice e rilassato tinto di venature soul-jazz, mentre McDuff è invece più dolce e oscillante rispetto a suoi soliti toni veloci ed aggressivi. Green contribuisce anche con la scrittura di due originali blues: la lunga title track Grantstand e il brano Blues in Maude’s Flat della durata di ben 15 minuti. Conduce inoltre una delicata e sensibile esplorazione di My Funny Valentine, versione che venne riconosciuta come la sua più grande prestazione per uno standard jazz di quel periodo e che pose le basi per un’imminente serie di reinterpretazioni fino ad allora messe da parte (incluse le sue brillanti sessions con Sonny Clark, tutte raccolte nel 1997 nel bellissimo doppio CD The Complete Quartets with Sonny Clark, del quale ti parlerò a breve).

Ma è il groove a regnare sovrano per la maggior parte di quest’album e se si è alla ricerca del Green più ispirato in questo senso e dedicato amorevolmente al soul-jazz (che da questo punto in avanti divenne un suo forte marchio di fabbrica), Grantstand è un ottimo posto dove cercarlo.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Green, tranne dove indicato diversamente. Tutti i brani sono stati registrati nell’unica sessione del primo agosto del 1961.

  1. Grantstand – 9:03
  2. My Funny Valentine (L. Hart, R. Rodgers) – 9:06
  3. Blues in Maude’s Flat – 15:00
  4. Old Folks (D. Lee Hill, W. Robison) – 4:11
    Bonus track nella versione in CD:
  5. Green’s Greenery – 5:10

Musiciti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Yusef Lateef – Sax tenore, Flauto
  • “Brother” Jack McDuff – Organo
  • Ben Tucker – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria

Qui sotto puoi ascoltare la title track da Grooveshark e la bonus track nella versione in CD, Green’s Greenery, da un video su YouTube.