Art Blakey Quintet | A Night at Birdland vol. 1

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Pubblicato originariamente dalla Blue Note come LP da 10″ (45 giri) nel 1954 e successivamente da 12″ (33 giri) nel 1956, A Night at Birdland vol. 1 è un album che raccoglie le prestazioni dal vivo del quintetto di Art Blakey durante il concerto del 21 febbraio 1954 presso il Birdland di New York. Oltre allo stesso Blakey alla batteria, il quintetto in questione era all’epoca composto anche da Horace Silver al piano, Clifford Brown alla tromba, Lou Donaldson al sax alto e Curly Russell al contrabbasso.

Oltre a quello di lasciare il segno sulla scena hard bop, all’origine della fondazione dei Jazz Messengers, l’obiettivo di Blakey era quello di crescere sotto la propria ala protettrice i più validi e talentuosi giovani musicisti dell’epoca per prepararli al ruolo di leader e intraprendere le rispettive carriere musicali in tutta autonomia. Il fatto che in questa formazione fossero appunto presenti musicisti come Silver, Brown e Donaldson (tutti e tre all’inizio del proprio percorso da solista) dà solo parzialmente l’idea di cosa rappresenti questo quintetto (e delle meravigliose interazioni al suo interno) o dell’importanza che questa esperienza abbia avuto effettivamente sulle queste autentiche future star del jazz.

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Un ruolo molto importante viene giocato in particolare da Silver in quanto alcuni dei suoi contributi più importanti come compositore, sono presenti anche in questo disco. E’ il caso del brano Quicksilver o di Split Kick, in particolare, che oltre ad apriree l’album e ad essere introdotto brevemente dalla voce dal noto presentatore del Birdland Pee Wee Marquette (e successivamente campionato dagli US3 per la famosa Cantaloop – Flip Fantasia), è un brano puramente hard bop che dona ampio spazio alle linee soliste dei fiati. Mentre Mayreh, terza composizione di Silver, è invece una felice riarmonizzazione hard bop dello standard All God’s Children Got Rhythm.
Magistrale la versione da quasi 10 minuti di
A Night in Tunisia che si candida come una tra le più note e appassionanti versioni in circolazione di uno degli standard più suonati di sempre. Once in a While, infine, mette in mostra l’innata capacità di Brown di inventare o reinterpretare suoni o interi passaggi senza perdere mai di vista  le radici del brano (dolce e malinconico, in questo caso).
Sono infine da citare il take alternativo della Wee-Dot di J. J. Johnson e la traditional Blues, aggiunte solo nella versione rimasterizzata in digitale nel 1987.

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Secondo la critica specializzata, che questa volta è proprio il caso di citare, oltre a consolidare l’idea di quintetto per le future formazioni dei Jazz Messengers di Blakey, questa sessione (così come i successivi “volumi”) dà una scossa agli ascoltatori ponendo le basi per il modern jazz, definendone le dinamiche per i decenni a seguire.
A Night at Birdland vol. 1 è un disco da ascoltare e riascoltare per forza.

Tracklist:

  1. Announcement by Pee Wee Marquette – 0:58
  2. Split Kick (H. Silver) – 8:44
  3. Once in a While (B. Green, M. Edwards) – 5:18
  4. Quicksilver (H. Silver) – 6:58
    Brani aggiunti nella versione LP a 12″:
  5. A Night in Tunisia (D. Gillespie, F. Paparelli) – 9:20
  6. Mayreh (H. Silver) – 6:19
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Wee-Dot [Alternate Take] (J.J. Johnson, L. Parker) – 6:53
  8. Blues (Improvisation) (Traditional) – 8:37

Musicisti:

  • Art Blakey – Batteria
  • Horace Silver – Piano
  • Clifford Brown – Tromba
  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Curley Russell – Contrabbasso

Tina Brooks | Minor Move

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Registrato il 16 marzo del 1958, Minor Move rappresenta ufficialmente il primo album che Tina Brooks ha registrato come leader per la Blue Note Records. L’album, però, fu inspiegabilmente messo da parte e mai distribuito (mentre proprio in quel periodo Brooks godeva di una certa attenzione, registrando da sideman per Jimmy Smith su House Party e The Sermon!, per Kenny Burrell su Blue Lights e per Jackie McLean su Jackie’s Bag).
La prima volta che entrò nei negozi fu infatti nel 1980, in Giappone, e soltanto nel 2000 fu rimasterizzato in digitale in edizione limitata. Strano a dirsi, insomma, visto che Minor Move vanta, tra le altre cose, un cast di musicisti tra i più prestigiosi dell’epoca (e tra i meglio assortiti, a parere di chi scrive) dove accanto allo stesso Brooks al sax tenore, troviamo Lee Morgan alla tromba, Sonny Clark al piano, Doug Watkins al contrabbasso e Art Blakey alla batteria.

Stilisticamente, la musica espressa in quest’album fu una grande sorpresa per la critica che una volta di più si chiese per quale motivo fosse rimasto inedito per così tanti anni. Si parla infatti di prestazione eccezionali che solcano un rettilineo puramente hard bop, dove il bandleader dà vita ad un suono ricco e corposo e ad un fraseggio intelligente, dimostrando di non soffrire minimamente l’ingombrante presenza di “star” come Morgan o Clark, all’epoca entrambi molto più celebri di lui.
La scaletta dei brani, cinque in tutto più una versione alternativa della title track, raccoglie
standard come The Way You Look Tonight, Star Eyes e Everything Happens to Me e le composizioni originali di Brooks, Nutville e Minor Move (proprio attraverso queste ultime due, viene offerta all’intera band l’opportunità di rilassarsi o lasciarsi andare ad una vigorosa improvvisazione).

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Un piccolo aneddoto: più volte nel corso degli anni, il brano Nutville fu accreditato a Lee Morgan. In verità, come spiega anche Michael Cuscuna nelle note di copertina della ristampa in CD, Lee diede un grosso apporto melodico all’intera sessione e in particolare al brano in questione, ma non ha mai partecipato alla sua composizione che era opera esclusiva di Brooks (come confermò successivamente anche il trombonista Curtis Fuller).

Minor Move si piazza senza alcun dubbio all’interno della tradizione hard bop, quella più pura e gustosa, divenendo, agli occhi dei fan di questo stile, uno dei tesori più godibili e preziosi di quel periodo.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Brooks, tranne dove indicato diversamente.

  1. Nutville – 8:52
  2. The Way You Look Tonight (J. Kern, D. Fields) – 10:41
  3. Star Eyes (G. De Paul, D. Raye)- 8:15
  4. Minor Move – 6:40
  5. Everything Happens to Me (M. Dennis, T. Adair) – 6:10
    Bonus track nella versione in CD:
  6. Minor Move [Alternate Take] – 6:53

Musicisti:

  • Tina Brooks – Sax tenore
  • Lee Morgan – Tromba
  • Sonny Clark – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Art Blakey & the Jazz Messengers | The Jazz Messengers

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The Jazz Messengers è un album registrato nella doppia sessione del 6 aprile e del 4 maggio del 1956 e pubblicato nello stesso anno dalla Columbia Records.
E’ noto soprattutto per essere l’ultimo disco che presenta la prima storica formazione del gruppo, composta da Art Blakey alla batteria, Horace Silver al piano, Hank Mobley al sax tenore, Donald Byrd all tromba e Doug Watkins al contrabbasso.

La cosa notevole di quest’album sta nel fatto che molti di questi pezzi sono poi diventati dei veri classici hard bop, ripresi successivamente da numerosi artisti e band in tutto il mondo. Nica’s Dream è di certo il più noto, un brano tipicamente calypso e dalla melodia orecchiabile tra i grandi preferiti di Blakey. The End of a Love Affair è invece arricchito da cambi di ritmo e dal suono distintivo della grande coppia di fiati composta da Mobley e Byrd. Scandito da ritmi latini, Ecaroh (“Horace” scritto al contrario) è un brano di una meravigliosa semplicità che mette sotto la luce dei riflettori il piano di Silver (che ne firma appunto anche la composizione) e la batteria di Blakey.
Infra Rae e Hank’s Symphony sono invece dei classici hard bop entrambi composti da Mobley, che come compositore ha l’onore di aprire e chiudere il disco (sua anche Carol’s Interlude). Hank’s Symphony, in particolare, è un pezzo innovativo in quanto parte con una introduzione di ispirazione asiatica per assestarsi poi su ritmi afro-cubani (sfruttando un Blakey mai così ispirato)
.

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Tra il cast all’opera spiccano di sicuro due musicisti che da questo disco abbandonarono il gruppo per i propri progetti personali: un Byrd in piena ascesa in quel periodo che volle dedicarsi appunto alla carriera da solista (lasciando il suo posto nei Messengers a Bill Hardman) e Silver all’inizio della sua meravigliosa fase esplorativa che lo avrebbe portato, nel giro di qualche anno, a registrare alcuni degli album più interessanti della sua carriera come Finger Poppin’ o 6 Pieces of Silver (mentre nei Messangers al suo posto subentrò Sam Dockery).

Un disco essenziale e una prova senza tempo per una delle prime sessioni ufficiali dei Jazz Messengers che, secondo il sito AllMusic, già allora potevano essere tranquillamente etichettati come l’ottava meraviglia del mondo.

Tracklist:
This is the track listing for the current Columbia CD release. Tracks 1−7 are from the original LP and in the same order. The adjacent tracks 8−10 and 12 were first released on Originally (Columbia CL 897, 1956). Track 11 was previously unreleased.

  1. Infra-Rae (H. Mobley) – 6:57
  2. Nica’s Dream (H. Silver) – 11:51
  3. It’s You or No One (S. Cahn, J. Styne) – 5:36
  4. Ecaroh (H. Silver) – 6:02
  5. Carol’s Interlude (H. Mobley) – 5:36
  6. The End of a Love Affair (E.C. Redding) – 6:43
  7. Hank’s Symphony (H. Mobley) – 4:37
    Bonus tracks nella versione in CD:
  8. Weird-O (H. Mobley) – 7:06
  9. Ill Wind (H. Arlen, T. Koehler) – 2:52
  10. Late Show (H. Mobley) – 7:09
  11. Deciphering the Message (H. Mobley) – 6:29
  12. Carol’s Interlude [Alternate Take] (H. Mobley) – 6:13

Musicisti:

  • Art Blakey – Batteria
  • Horace Silver – Piano
  • Hank Mobley – Sax tenore
  • Donald Byrd – Tromba
  • Doug Watkins – Contrabbasso

Thelonious Monk | Monk’s Music

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Monk’s Music nacque da una sessione del 26 giugno 1957 a New York e viene pubblicato nello stesso anno dalla Riverside Records. Thelonious Monk lo registrò nemmeno a sei mesi di distanza da uno dei suoi più grandi successi dell’epoca, Brilliant Corners.

Il sestetto all’opera, composto da straordinarie personalità, oltre allo stesso Monk al piano vede anche Ray Copeland alla tromba, Gigi Gryce al sax alto, Coleman Hawkins e John Coltrane al sax tenore, Wilbur Ware al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. A proposito di Coltrane, la sua presenza è da attribuire al fatto che si era unito al gruppo di Monk dopo un breve periodo passato nel quintetto di Miles Davis. E Monk’s Music è in effetti l’unica testimonianza registrata in studio della collaborazione tra il lui e il pianista.

Cinque dei sei pezzi totali sono composizioni originali di Monk, anche se qualcuno era già apparso in precedenti lavori. Il disco si apre con Abide with Me, un preludio sacro suonato in chiave gospel (e solo dal quartetto di fiati) scritto in origine dall’organista inglese William Henry Monk nel 1847.
Vanno citate inoltre l’immortale standard monkiano Ruby, My Dear, qui immersa nelle ricche e fumose atmosfere di Hawkins, Off Minor, guidata per lo più dai brillanti e memorabili assolo del pianista, ed Epistrophy, pezzo testimone della grande intesa tra Monk e Coltrane e di un meraviglioso assolo di Blakey, qui al top della forma.

thelonious monk

I sei anni di collaborazione tra Monk e la Riverside tra il 1955 e il 1961, sono spesso citati come punto focale dell’intera carriera del pianista. E anche se Monk’s Music dura poco più di trenta minuti, sono qui infatti confezionate le versioni definitive di alcune delle più note composizioni del pianista e alcune incredibile interazioni di uno spettacolare ensemble (quelle tra Coltrane e Hawkins, basterebbero da sole).

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Monk, tranne dove indicato diversamente.

  1. Abide with Me (H. F. Lyte, W. H. Monk) – 0:54
  2. Well, You Needn’t – 11:24
  3. Ruby, My Dear – 5:26
  4. Off Minor – 5:07
  5. Epistrophy (T. Monk, K. Clarke) – 10:46
  6. Crepuscule with Nellie – 4:38

Musicisti:

  • Thelonious Monk – Piano
  • Ray Copeland – Tromba
  • Gigi Gryce – Sax alto
  • Coleman Hawkins – Sax tenore
  • John Coltrane – Sax tenore
  • Wilbur Ware – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Hank Mobley Quintet

hank mobley quintet

Hank Mobley Quintet fu registrato in un’unica sessione l’8 marzo del 1957 nei Van Gelder Studio in New Jersey. La Blue Note Records lo pubblicò qualche mese dopo, in agosto, mettendo a catalogo la terza preziosa collaborazione con il sassofonista americano dopo gli album Hank Mobley Sextet e Hank Mobley and His All Stars.

Assolutamente meritorio di una rivalutazione, questo set di pezzi vede per l’ennesima volta accanto a Mobley musicisti di primissimo piano: Art Farmer alla tromba, Horace Silver al piano, Doug Watkins al contrabbasso e Art Blakey alla batteria.
Tutte e otto le composizioni (tra le quali due versioni alternative inserite come bonus tracks solo nella versione in CD) sono originali composti dallo stesso Mobley, così com’era ormai abituato a fare da tempo, e dimostrano una volta di più tutto il suo talento nella scrittura e la sua capacità di arrangiamento.
Il divertente funky Funk in Deep Freeze apre il disco e dopo quasi sette minuti lascia spazio a Wham and They’re Off, pezzo particolarmente allegro che spicca tra gli altri. Subito dopo, in Fin de l’Affaire, si viene catapultati in un’ovattata atmosfera notturna, mentre in Startin’ from Scratch si torna a tempi e ritmi briosi (una vera e propria festa per i fiati). Dopo ritorno alla quiete di Stella-Wise, dove ci si assesta su un arrangiamento più soft e regolare, si chiude infine con la meravigliosamente pigra e laconica Base on Balls.

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Tutta la bellezza di questo album sta in un quintetto dalla spiccata superiorità, nel loro affiatamento e nel loro modo di suonare conciso e misurato, dove il tono smussato del sax di Mobley riesce a legare il tutto in un meraviglioso insieme ben strutturato. Probabilmente uno dei migliori lavori del sassofonista americano.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Mobley.

  1. Funk in Deep Freeze – 6:46
  2. Wham and They’re Off – 7:39
  3. Fin de l’Affaire – 6:36
  4. Startin’ from Scratch – 6:38
  5. Stella-Wise – 7:14
  6. Base on Balls – 7:28
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Funk in Deep Freeze – 6:55
  8. Wham and They’re Off – 7:37

Musicisti:

  • Hank Mobley – Sax tenore
  • Art Farmer – Tromba
  • Horace Silver – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Kenny Burrell | Blue Lights vol. 1&2

blue lights vol. 1 & vol. 2

Blue Lights è un album del chitarrista jazz Kenny Burrell, registrato nel 1958 e pubblicato originariamente dalla Blue Note come due LP da 12 pollici dal titolo Volume 1 e Volume 2. Solo successivamente fu ristampato, con una track list rivista nell’ordine, prima come doppio album in vinile e poi in un set da due CD.

In Volume 1, Burrell conduce una jam session caratterizzata dalla tromba di Louis Smith (giovane, talentuoso musicista che più di un critico accostò all’epoca al modo di suonare di Lee Morgan), dallo splendido doppio sax tenore di Junior Cook e Tina Brooks, dal piano di Duke Jordan, dal contrabbasso di Sam Jones e dalla batteria del grande Art Blakey. Tra i punti più alti di questa prima sessione, la Scotch Blues di Jordan e l’effervescente I Never Knew, pezzo restaurato digitalmente solo nel 1989 e inserito purtroppo solo come bonus track nella versione in CD.

In Volume 2, il cast all’opera rimane praticamente lo stesso con l’eccezione Bobby Timmons che prende il posto di Jordan al piano. Questa sessione è incentrata invece su due standard, Caravan di Duke Ellington (che sembra tagliata su misura per la chitarra di Burrell) e Autumn in New York di Vernon Duke, e due originali, Chuckin di Sam Jones e Rock Salt dello stesso Burrell.

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In definitiva Blue Lights è un meraviglioso doppio album (impreziosito anche nella confezione dalla copertina firmata da Andy Warhol) che raccoglie dell’ottima musica improntata al bop più mainstream di quel periodo.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Burrell, tranne dove indicato diversamente. Tutti i brani sono stati registrati a New York City, presso le Manhattan Towers, il 14 maggio 1958.

Volume 1
  1. Phinupi – 9:47
  2. Yes Baby – 11:15
  3. Scotch Blues (D. Jordan) – 8:00
  4. The Man I Love (G. Gershwin, I. Gershwin) – 6:47
    Bonus track nella versione in CD:
  5. I Never Knew (T. Fio Rito, G. Kahn) – 12:37
Volume 2
  1. Caravan (D. Ellington, I. Mills, J. Tizol) – 9:55
  2. Chuckin’ (S. Jones) – 12:10
  3. Rock Salt – 11:19
  4. Autumn in New York (V. Duke) – 5:44

Musicisti:

  • Kenny Burrell – Chitarra
  • Louis Smith – Tromba
  • Tina Brooks – Sax tenore (vol. 1, tracce 2, 3 e 5; vol. 2, tracce 1-3)
  • Junior Cook – Sax tenore (vol. 1, tracce 1-3 e 5, vol. 2, tracce 1-3)
  • Duke Jordan – Piano (in vol. 1)
  • Bobby Timmons – Piano (in vol. 2)
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Dizzy Reece | Comin’ On!

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Comin’ On! è un album del trombettista di origini giamaicane Dizzy Reece, nato da due sessioni registrate nel 1960, e pubblicato dalla Blue Note solo nel 1999. Questo perché alla fine degli anni ’50 Reece non era ancora un musicista di successo e dopo qualche disco degno di nota (di Blues in Trinity ti ho già parlato) cadde presto nel dimenticatoio per un qualche tempo, tornando a registrare in modo occasionale solo dopo i primi anni ’60. Le due sessioni raccolte in Comin ‘On!, risalenti proprio a quel periodo, sono state quindi dimenticate per quasi quattro decenni, fino a quando proprio la Blue Note non le ha (fortunatamente) riscoperte.

Si tratta di tre standard e sei composizioni hard bop originali firmate dal trombettista. Le prime cinque tracce (quelle registrate durante la prima sessione del 3 Aprile 1960) hanno il pregio di documentare il debutto per la Blue Note del sassofonista Stanley Turrentine e di impiegare la talentuosa sezione ritmica dei Jazz Messengers dell’epoca con Bobby Timmons al piano, Jymie Merritt al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Mentre le ultime quattro tracce (seconda sessione del 17 luglio dello stesso anno) Turrentine e Reece condividono il palco con Musa Kaleem, al sax tenore e al flauto e con una sezione ritmica diversa ma altrettanto nutrita con Duke Jordan al piano, Sam Jones al contrabbasso e Al Harewood alla batteria.

Dizzy Reece

Comin On! raccoglie alcune delle più vivaci e interessanti sessioni di Reece, trombettista e compositore fin troppo sottovalutato.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Reece, tranne dove indicato diversamente.

  1. Ye Olde Blues – 6:40
  2. The Case of the Frightened Lover – 5:42
  3. Tenderly (W. Gross, J. Lawrence) – 9:02
  4. Achmet – 8:28
  5. The Story of Love (C. E. Almarán) – 10:09
  6. Sands – 6:40
  7. Comin’ On – 6:44
  8. Goose Dance – 6:49
  9. The Things We Did Last Summer (S. Cahn, J. Styne) – 6:17

Musicisti:

Tracce #1-5

  • Dizzy Reece – Tromba, Conga
  • Stanley Turrentine – Sax tenore
  • Bobby Timmons – Piano
  • Jymie Merritt – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Tracce #6-9

  • Dizzy Reece – Tromba, Conga
  • Stanley Turrentine – Sax tenore
  • Musa Kaleem – Sax tenore, Flauto
  • Duke Jordan – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria