Art Taylor | Taylor’s Wailers

Taylor’s Wailers è un album pubblicato dalla Prestige nel 1957, testimone del debutto come solista del batterista Art Taylor. Il disco raccoglie i brani registrati originariamente il 25 febbraio del ’57, più uno proveniente da una differente sessione con John Coltrane al sax (registrata invece il 22 marzo dello stesso anno).

Cinque dei sei brani in totale sono eseguiti da un sestetto composto per lo più da giovani musicisti, alcuni dei quali destinati a diventare brillantissimi interpreti. A parte lo stesso Art Taylor, infatti, troviamo Donald Byrd alla tromba, Jackie McLean al sax alto, Charlie Rouse al sax tenore, Ray Bryant al piano e Wendell Marshall al contrabbasso. Tra questi pezzi troviamo la versione originale della celebre Cubano Chant di Bryant e le belle reinterpretazioni di due brani di Thelonious Monk (Off Minor e Well, You Needn’t). Per quanto Bryant rappresenti qui l’uomo di esperienza, è assolutamente da sottolineare il trio di fiati composto da forti personalità che proprio in quel periodo stavano sviluppando individualmente i propri stili.
L’ultimo pezzo (una versione della C.T.A. di Jimmy Heath scartata da un’altra sessione e qui inserita in realtà come seconda in scaletta) è interpretata invece dal quartetto con il quale Taylor suonava all’epoca, composto da alcune delle più grandi eminenze del jazz: John Coltrane al sax tenore, Red Garland al piano e Paul Chambers al contrabbasso.

Taylor’s Wailers raccoglie alcune giovani testimonianze, importantissime in chiave futura, ed è rappresentante di un hard bop purissimo, all’apice delle proprie potenzialità.

TRACK LIST:

  1. Batland (L. Sears) – 9:52
  2. C.T.A. (J. Heath) – 4:43
  3. Exhibit A (L. Sears) – 6:16
  4. Cubano Chant (R. Bryant) – 6:36
  5. Off Minor (T. Monk) – 5:38
  6. Well You Needn’t (T. Monk) – 7:55

MUSICISTI:

Tracce #1, 3-6

  • Art Taylor – Batteria
  • Donald Byrd – Tromba
  • Jackie McLean – Sax alto
  • Charlie Rouse – Sax tenore
  • Ray Bryant – Piano
  • Wendell Marshall – Contrabbasso

Traccia #2

  • Art Taylor – Batteria
  • John Coltrane – Sax tenore
  • Red Garland – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso

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Bud! The Amazing Bud Powell (Vol. 3)

Bud! The Amazing Bud Powell (Vol. 3) è un album del pianista jazz Bud Powell, registrato presso gli studi Van Gelder il 3 agosto del 1957 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno.
Seguito del Volume 1 (del 1952) e del Volume 2 (1954), per questo terzo capitolo Powell di avvale della collaborazione di sidemen di lusso: Curtis Fuller al trombone (solo su 3 pezzi), Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.
Su nove pezzi in totale in scaletta (tre suonati in quartetto, cinque in trio e uno come solista al piano), siete invitati ad ascoltare con particolare attenzione la bellissima e placida apertura, Some Soul, o gli illuminanti due minuti e mezzo di Bud on Bach dove, come da titolo, Powell esegue appunto una composizione di Bach. Poi il terzetto di brani Idaho, Don’t Blame Me e la Moose the Mooche di Charlie Parker, arricchiti dalla presenza di un Curtis Fuller in gran forma.

Bud! The Amazing Powell (Vol. 3) è incluso nel terzo disco (di quattro in totale) del meraviglioso box set The Complete Blue Note and Roost Recordings, dedicato al pianista nel 1994 ed è stato rimasterizzato digitalmente dagli studi di Rudy Van Gelder nel 2001, entrando ufficialmente nella RVG Edition Series della Blue Note.

TRACK LIST:
Tutte le composizioni sono di Powell, tranne dove indicato diversamente.

  1. Some Soul – 6:56
  2. Blue Pearl – 3:46
  3. Frantic Fancies – 4:50
  4. Bud on Bach – 2:30
  5. Keepin’ in the Groove – 2:53
  6. Idaho (J. Stone) – 5:14
  7. Don’t Blame Me (J. McHugh, D. Fields) – 7:31
  8. Moose the Mooche (C. Parker) – 5:45
  9. Blue Pearl [alternate take] – 4:03

MUSICISTI:

  • Bud Powell – Piano
  • Curtis Fuller – Trombone (tracce 6-8)
  • Paul Chambers – Contrabbasso (eccetto traccia 4)
  • Art Taylor – Batteria (eccetto traccia 4)

Sonny Rollins | Moving Out

Secondo album registrato per la Prestige (nella doppia sessione del 18 agosto e 25 ottobre del 1954) che lo pubblicò due anni più tardi, nel 1956, Moving Out è, in quanto a musicisti all’opera, uno dei dischi meglio assortiti del sassofonista Sonny Rollins. Il bandleader, ovviamente al sax tenore, suona in quintetto lasciandosi accompagnare da Kenny Dorham alla tromba, Elmo Hope al piano, Percy Heath al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Mentre per l’ultimo brano la band cambia radicalmente volto e a Rollins si affiancano delle guest-star d’eccezione: Thelonious Monk al piano, Tommy Potter al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.

Raramente Rollins si è avvalso della collaborazione di trombettisti, ma quando l’ha fatto, i nomi coinvolti sono stati sempre di un certo spessore (Miles Davis o Clifford Brown, per citarne un paio). Moving Out, in questo senso, segna la prima collaborazione di Rollins con il grande Kenny Dorham, a quel tempo entrambi membri del Max Roach Quintet e proprio per questo in perfetta sintonia. Se teniamo conto anche dell’apporto di Hope, Heath e Blakey, ecco spiegato facilmente perché questo quintetto fu considerato tra i più potenti di quegli anni.

Quella di Moving Out è una musica semplice e orecchiabile, con un Rollins mai sopra le righe e un Dorham coinvolto prevalentemente sugli assoli. Per quanto lineare, risulta particolarmente effervescente la linea melodica perseguita nei primi due pezzi, la title track e Swingin’ for Bumsy, mentre Silk’n’ Satin è una lucida e morbida ballata particolarmente incentrata sul sax di Rollins. Solid è un grande classico che fa sfoggio invece di meravigliosi toni blues e vede protagonisti i due fiati (il pezzo, concertato benissimo, viene aperto da Rollins e Dorham insieme, per poi passare agli assolo di Rollins, poi Dorham, poi Hope al piano e infine di nuovo insieme sax e tromba). Chiude il disco More Than You Know che, come detto più sopra, è un brano molto particolare. A parte essere il più lungo in scaletta (11 minuti su 32 in totale dell’intero disco), vede anche uno stravolgimento della band all’opera. Il quintetto diventa quartetto e la melodia inconfondibile (diversa dalle altre per stile e consistenza) e portata avanti con armonia da Rollins e Monk.

Testimone di alcune delle migliori performance di Rollins, Moving Out raccoglie tanta buona musica anche per chi è alle prime armi con il bop, qui più sofisticato, della metà degli anni ’50.

TRACK LIST:
Tutte le composizioni sono di Rollins, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 al 4 sono stati registrati il 18 agosto del 1954, mentre il quinto il 25 ottobre dello stesso anno.

  1. Moving Out – 4:31
  2. Swingin’ for Bumsy – 5:48
  3. Silk ‘n’ Satin – 4:03
  4. Solid – 6:27
  5. More Than You Know (E. Eliscu, B. Rose, V. Youmans) – 10:48

MUSICISTI:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Kenny Dorham – Tromba (tracce 1-4)
  • Elmo Hope – Piano (tracce 1-4)
  • Percy Heath – Contrabbasso (tracce 1-4)
  • Art Blakey – Batteria (tracce 1-4)
  • Thelonious Monk – Piano (traccia 5)
  • Tommy Potter – Contrabbasso (traccia 5)
  • Art Taylor – Batteria (traccia 5)

Sonny Clark | Dial “S” for Sonny

Registrato il 10 novembre del 1957 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno, Dial “S” for Sonny è l’album che segna il debutto da leader del pianista Sonny Clark.
La sessione, registrata in sestetto, comprende oltre allo stesso Clark anche Art Farmer alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Hank Mobley al sax tenore, Wilbur Ware al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria.

Clark dirige il sestetto (che diventa terzetto in occasione dell’ultimo brano) attraverso due noti standard classici (la Love Walked In dei fratelli Gershwin It Could Happen to You) e quattro composizioni originali, tutte scritte dal pianista, che variano tra il bop e le ballate: la lunga e bellissima title track (divisa in due parti, la prima dedicata ai fiati, la seconda al piano), Bootin’ It (in CD presente anche in una versione alternativa), Sonny’s Mood e Shoutin’ on a Riff.
Tra i sideman, Mobley, Fuller e Farmer su tutti, hanno il proprio spazio solista, anche se in definitiva è il band leader a rubare la scena.

All’inizio della sua breve ma brillante carriera musicale, nello stile di Clark si riflette quello profondo di Bud Powell, ma è già riconoscibile l’affascinante e tagliente espressione pianistica che lo porterà all’attenzione di pubblico e critica.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Clark, tranne dove indicato diversamente.

  1. Dial “S” for Sonny – 7:26
  2. Bootin’ It – 5:17
  3. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 6:59
  4. Sonny’s Mood – 8:38
  5. Shoutin’ on a Riff – 6:45
  6. Love Walked In (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:50
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Bootin’ It [Alternate Take] – 5:15

MUSICISTI:

  • Sonny Clark – Piano
  • Art Farmer – Tromba (eccetto traccia 6)
  • Curtis Fuller – Trombone (eccetto traccia 6)
  • Hank Mobley – Sax tenore (eccetto traccia 6)
  • Wilbur Ware – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

The Return of Howard McGhee

the return of howard mcghee

Registrato il 22 ottobre del 1955 e pubblicato dall’etichetta Bethlehem nello stesso anno, quello che rende The Return of Howard McGhee un album molto speciale, a parte le agili prestazioni da solista del trombettista americano (McGhee è stato modello e faro illuminante per i virtuosi del suo stesso strumento della generazione subito successiva, come nel caso di un allora giovane Kenny Dorham), è anche un quintetto variegato e davvero particolare che vede anche Sahib Shihab al sax baritono, Duke Jordan al piano, Percy Heath al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Ma il termine “ritorno” è anche più letterale, in quanto McGhee non registrava sessioni in studio da più di sette anni (il suo primo disco da leader, Howard McGhee and Milt Jackson, fu registrato nel 1948 ma pubblicato solo nel ’55, qualche mese prima di questo).

Quelli che si possono trovare all’interno di The Return of Howard McGhee sono tanti assolo da uno Shihab dal timbro particolarmente ruvido (che probabilmente valgono da soli il prezzo del disco), una serie di brillanti interazioni (insisto sull’affiatamento della coppia di ottoni McGhee/Shihab), le solida base di accordi al piano di Jordan e, in generale, una buona scaletta di brani scintillanti sempre concertati su tempi spediti e perfettamente dettati da Heath e Jones. Tra questi spiccano in particolare, sulle undici composizioni in totale, proprio i cinque originali composti da McGhee: Tahitian Lullaby, You’re Teasing Me, Transpicuous, Oo-Wee But I Do e Tweedels. In ogni caso si tratta di un bop di altissima qualità, scritto e suonato magnificamente, così come ci si aspetta che sia quando si parla di uno dei più performanti trombettisti bebop di sempre.

howard mcghee

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di McGhee, tranne dove indicato diversamente.

  1. Get Happy (H. Arlen, T. Koehler) – 3:52
  2. Tahitian Lullaby – 4:08
  3. Lover Man (J. Davis, R. Ramirez, J. Sherman) – 2:50
  4. Lullaby of the Leaves (B. Petkere, J. Young) – 3:22
  5. You’re Teasing Me – 2:15
  6. Transpicuous – 2:36
  7. Rifftide (C. Hawkins) – 5:37
  8. Oo-Wee But I Do – 5:11
  9. Don’t Blame Me (D. Fields, J. McHugh) – 3:09
  10. Tweedles – 3:10
  11. I’ll Remember April (G. DePaul, P. Johnston, D. Raye) – 5:47

Musicisti:

  • Howard McGhee – Tromba
  • Sahib Shihab – Sax baritono, Sax alto (eccetto tracce 3, 10)
  • Duke Jordan – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria

The Amazing Bud Powell

the amazing bud powell

The Amazing Bud Powell è un album del pianista jazz pubblicato originariamente dalla Blue Note nell’aprile del 1952 come vinile a 10″ (al quale seguirà poi una versione più estesa e rinominata Volume 1, poi il Volume 2 nel 1954 e il Volume 3 nel 1957).
Il disco originale raccoglie otto brani registrati il 9 agosto 1949 dove Powell suona due pezzi da solista al piani e otto in trio, con Curley Russell al contrabbasso e Max Roach alla batteria. Successivamente, nella rimasterizzazione in cd nel 1989 saranno aggiunti sette take alternativi, mentre in quella del 2001 (Rudy Van Gelder Edition), la tracklist verrà ampliata a 20 pezzi con l’aggiunta di una seconda sessione in quintetto del 1951.

The Amazing Bud Powell è tra i dischi più apprezzati dalla critica nella discografia del pianista, anche se si apre con una delle sue più discusse composizioni, l’intenso brano Un Poco Loco (“Un po’ folle“). Cinque minuti di durata per una brillante composizione scandita però (opinione personalissima) dal martellante e snervante “campanaccio” picchiettato da Roach. Nonostante questo, Un Poco Loco è stata riconosciuta dagli storici musicali per il suo intrinseco significato culturale (il critico letterario Harold Bloom si spinse ad includere questa performance nel suo breve elenco delle più grandi opere d’arte americane del XX secolo).
Tra i brani in scaletta vanno sottolineati la ritmata versione di A Night in Tunisia, la frivola e sussurrata Ornithology e le delicate versioni di Over the Rainbow e It Could Happen to You (queste due ultime suonate da solo al piano con stile e reminiscenze classiche proprie del miglior Powell).

bud powell

Questo disco offre tra le più importanti e brillanti prestazioni del pianista all’apice della carriera e rappresenta un grandioso saggio delle sue capacità. Uno dei suoi lavori più completi e monumentali, apprezzato dalla critica e dal pubblico, soprattutto se inserito nel contesto dell’intero trittico di dischi successivo.

Tracklist:

  1. Un Poco Loco (B. Powell) – 4:42
  2. Over the Rainbow (H. Arlen, E.Y. Harburg) – 2:55
  3. Ornithology (B. Harris, C. Parker) – 2:20
  4. Wail (B. Powell) – 3:02
  5. A Night in Tunisia (D. Gillespie, F. Paparelli) – 4:12
  6. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 3:12
  7. You Go to My Head (J. F. Coots, H. Gillespie) – 3:11
  8. Bouncing with Bud (G. Fuller, B. Powell) – 3:01

Musicisti:

  • Bud Powell – Piano
  • Curly Russell – Contrabbasso (eccetto tracce 2 e 4)
  • Max Roach – Batteria (eccetto tracce 2 e 4)

Charlie Parker | Jam Session

jam session

Organizzata e diretta da Norman Granz, questo Jam Session, registrato da Charlie Parker nel giugno del 1952, rappresenta il primo della celebre serie di concerti tenuti tra il 1944 e il 1983 raccolti sotto il titolo  Jazz at the Philharmonic.
La sessione riunì, a parte lo stesso Parker, alcuni dei più grandi musicisti jazz della storia: in un ricco e magistrale reparto di fiati, troviamo infatti Johnny Hodges e Benny Carter al sax alto, Ben Webster e Flip Phillips al sax tenore e Charlie Shavers alla tromba. Accanto a loro, non da meno, il grande Oscar Peterson al piano, Barney Kessel alla chitarra e una sezione ritmica composta da  Ray Brown al contrabbasso e J.C. Heard alla batteria.

In apertura di scaletta, troviamo il brano originale Jam Blues e a seguire la What Is This Thing Called Love? di Cole Porter, il lungo Ballad Medley (che nei suoi 17 minuti raccoglie le ballate All the Things You Are, Dearly Beloved e The Nearness) e il blues melodico Funky Blues di Johnny Hodges.
Mentre Parker si estende con piacevole esuberanza attraverso ogni brano, va sottolineato come il disco sia particolarmente ispirato da numerosi assolo in sequenza (Jam Blues ne è un splendido esempio), mettendo sotto la luce dei riflettori anche i musicisti più in seconda linea come Shavers e Phillips che avrebbero meritato forse un riconoscimento maggiore dopo il lavoro svolto su questi pezzi.

parker hodges carter

È interessante notare come l’incontro di questi tre grandi del sax, Parker, Hodges e Carter, e dei loro stili molto diversi tra loro, si traduca in una musica spettacolare si, ma solo pacatamente competitiva. Ma Jam Session è un disco meraviglioso soprattutto per via dell’oscillante voglia di sperimentare di tutti i musicisti all’opera.

Tracklist:

  1. Jam Blues (N. Shrdlu) – (14:42)
  2. What Is This Thing Called Love? (C. Porter) – (15:51)
  3. Ballad Medley: All the Things You Are/Dearly Beloved/The Nearness…
    (T. Adair, F. E. Ahlert, H. Carmichael, M. Dennis, O. Hammerstein II,
    J. Kern, J. Mercer, R. Turk, N. Washington
    ) – (17:23)
  4. Funky Blues (J. Hodges) – (13:27)

Musicisti:

  • Charlie Parker – Sax alto
  • Johnny Hodges – Sax alto
  • Benny Carter – Sax alto
  • Ben Webster – Sax tenore
  • Flip Phillips – Sax tenore
  • Charlie Shavers – Tromba
  • Barney Kessel – Chitarra
  • Oscar Peterson – Piano
  • Ray Brown – Contrabbasso
  • J.C. Heard – Batteria