McCoy Tyner | Today and Tomorrow

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Registrato per la Impulse Records in una doppia sessione il 4 giugno 1963 e il 4 febbraio 1964, Today and Tomorrow è il quarto album in studio del pianista McCoy Tyner. La doppia personalità di quest’album vede, a otto mesi di distanza tra una registrazione e l’altra, tre pezzi realizzati da un intrigante sestetto all-stars (con John Gilmore al sax tenore, Thad Jones alla tromba, Frank Strozier al sax alto, Butch Warren al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria) e i restanti sei brani suonati con il trio “convenzionale” del pianista (con Jimmy Garrison al contrabbasso e Albert Heath alla batteria).

Mentre i pezzi in trio erano probabilmente avanzi di una passata sessione (su A Night in Tunisia, Tyner sembra partire con la Impressions di John Coltrane), nell’ensemble più ampio è presente un Thad Jones apparentemente co-leader (sia per essere il compositore di un pezzo, sia per lo spazio che vive qui come solista), seguito a meraviglia da Gilmore e Strozier in quello che la critica ha definito come il più improbabile trio front-line (vista la natura radicalmente individualista dei tre musicisti), ma nonostante ciò più brillante di quanto le aspettative avrebbero suggerito. Chiude il sestetto il validissimo apporto di Warren al contrabbasso (nella sua unica apparizione accanto a Tyner, quando ancora suonava con Coltrane) e di Elvin Jones alla batteria.

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Il gioiello di Today and Tomorrow è la lunga composizione di Tyner (10 minuti) Three Flowers, intorno alla quale il sestetto suona un modale in 3/4 caratterizzato da un’armonia sottile e un’agile linea melodica. Da sottolineare anche la Tit ‘n a Blues di Thad Jones (con un fenomenale assolo di Gilmore) e l’altra composizione di Tyner che apre il disco, Contemporary Focus, che sancisce tutta la forza modale del pianista.

A causa della doppia natura di Today and Tomorrow, anche i grandi devoti di Tyner parlano di quest’album con un certo senso di incompletezza ma che in definitiva non offusca un’opera musicale dal forte impatto emotivo.

Tracklist:

  1. Contemporary Focus (M. Tyner) – 8:27
  2. Tit ‘n a Blues (T. Jones) – 4:04
  3. Three Flowers (M. Tyner) – 10:07
  4. A Night in Tunisia (D. Gillespie) – 5:07
  5. Autumn Leaves (J. Kosma) – 6:02
  6. When Sunny Gets Blue (M. Fisher, J. Segal) – 4:40
  7. You’d Be So Nice to Come Home to (C. Porter) – 4:50
  8. Five Spot After Dark (B. Golson) – 4:50
  9. Flapstick Blues (M. Tyner) – 2:15

Musicisti:

Tracce 1-3

  • McCoy Tyner – Piano
  • John Gilmore – Sax tenore
  • Thad Jones – Tromba
  • Frank Strozier – Sax alto
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

Tracce 4-9

  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Albert Heath – Batteria

Kenny Dorham | Una Mas (One More Time)

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Una Mas (One More Time) è un album del trombettista jazz Kenny Dorham pubblicato nel 1963 dalla Blue Note. Celebre soprattutto per rappresentare una delle ultime sessioni in studio guidate da Dorham (prima della sua graduale scomparsa dalla scena jazz nel ’64), questo disco raccoglie tre composizioni originali del trombettista (la title track Una Mas, Straight Ahead e Sao Paolo) e una ballata (If Ever I Would Leave You).

Quando si pensa ai grandi talent scout del jazz, il nome di Dorham è spesso ingiustamente trascurato. Molti musicisti poi divenuti famosi, hanno suonato con lui ancora giovani. A testimoniarlo è anche il cast all’opera proprio in quest’album: il sassofonista Joe Henderson, il contrabbassista Butch Warren e (poco prima di prendere parte al quintetto di Miles Davis) il pianista Herbie Hancock e il batterista Tony Williams.

Anche se l’intera scaletta di quattro brani è della durata totale di 37 minuti (breve, quindi, per gli standard dell’epoca), la musica risulta oscillante ed esplorativa, sicuramente all’altezza del potenziale espresso dai vari musicisti.

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Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Dorham, tranne dove indicato diversamente.

  1. Una Mas (One More Time) 15:19
  2. Straight Ahead 8:58
  3. Sao Paolo 7:20
  4. If Ever I Would Leave You (A. J. Lerner, F. Loewe) 5:07

Musicisti:

  • Kenny Dorham – Tromba
  • Herbie Hancock – Piano
  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Tony Williams – Batteria

Donald Byrd | Royal Flush

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Royal Flush è un album del trombettista americano Donald Byrd registrato nel 1961 e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note Records. Il disco è realizzato in collaborazione con il sassofonista Pepper Adams e il quintetto all’opera vede anche Herbie Hancock al piano, Butch Warren al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria. Royal Flush è noto anche perché raccoglie la prima sessione di registrazione di Hancock per la Blue Note.

All’inizio degli anni ’60, Donald Byrd era all’apice della sua carriera come band leader e alle spalle contava numerose sessioni straordinariamente solide per la Blue Note molto apprezzate da pubblico e critica. Royal Flush non fa eccezione. Qui Byrd si ritrovò ancora una volta a lavorare con il sax baritono di Pepper Adams e trovò un validissimo e giovane sideman al piano chiamato Herbie Hancock. I brani in scaletta (quattro su sei sono composizioni originali di Byrd) raccolgono un hard bop vitale, ma anche un blues oscillante, Hush, e uno standard pop, I’m a Fool to Want You. Il gioco, però, si fa davvero interessante quando Byrd e la sua band cominciano a spingersi oltre i confini del bop, in particolare in tre dei brani originali del trombettista, Jorgie’s, Shangri-La6M’sarmonicamente complessi e dai ritmi divergenti. Tutti e tre i brani riscossero un certo successo, ma Shangri-La, in particolare, è rimasto uno dei pezzi più celebri di Byrd. Da sottolineare anche l’aggraziata Requiem, scritta invece da Hancock, che richiama l’attenzione su linee melodiche e ritmi fluidi.

donald byrd & herbie hancock

Durante tutta la sessione, Byrd e Adams suonano in modo impressionante, come già facevano da tempo, alternando una coralità incisiva ad assoli eleganti e puliti.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Byrd, tranne dove indicato diversamente.

  1. Hush – 6:24
  2. I’m a Fool to Want You (J. Herron, F. Sinatra, J. Wolf) – 6:15
  3. Jorgie’s – 8:07
  4. Shangri-La – 6:37
  5. 6M’s – 6:30
  6. Requiem (H. Hancock) – 7:07

Musicisti:

  • Donald Byrd – Tromba
  • Pepper Adams – Sax baritono
  • Herbie Hancock – Piano
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Billy Higgins – Batteria

Qui sotto i brani Hush e Shangri-La, mentre qui puoi ascoltare l’intero album su Grooveshark.

Horace Parlan | Happy Frame of Mind

happy frame of mind

Happy Frame of Mind è il settimo album del pianista jazz Horace Parlan nato da una sessione registrata il 15 febbraio del 1963 ma pubblicato dalla Blue Note Records solo nel 1986. I vari brani furono inseriti nel 1976 come parte del doppio album Back from the Gig accreditato al solo sassofonista Booker Ervin e solo successivamente pubblicati integralmente come disco di Parlan.

In quest’album trovi un Parlan che cerca di divincolarsi da quello stesso hard bop diventato suo marchio di fabbrica, per muoversi verso un territorio più post-bop e avventuroso. Il sestetto di prim’ordine che lo accompagna è composto anche da Johnny Coles alla tromba, Booker Ervin al sax tenore, Grant Green alla chitarra, Butch Warren al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria. Nella tracklist troviamo lo standard Home is Africa (composto dal contrabbassista jazz Ronnie Boykins, noto soprattutto per le sue collaborazioni con Sun Ra) e Kucheza Blues (del pianista e compositore giamaicano Randy Weston), i due originali di Parlan, Back from the Gig e la title track Happy Frame of Mind, quello di Ervin, A Tune for Richard, e infine la composizione di Coles, Dexi.

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Parlan produce e dirige una musica provocatoria e decisamente fondata su sonorità soul e blues, lanciandosi in difficili improvvisazioni e lasciando ai vari sideman altrettanto spazio. Nessuno di loro si spinge oltre certi limiti, ma tutti cercano di conferire svolte imprevedibili ai propri assolo (come raramente è successo nei precedenti lavori di Parlan). E forse è proprio questo il motivo per cui Happy Frame of Mind è stato “rinvenuto” in ritardo dai caveau della Blue Note (e riconosciuto ancor più in ritardo come opera stessa di Parlan). Fortunatamente questo disco si è anche rivelato, con il passare del tempo, come una delle iniziative di maggior successo del pianista, cavalcando a meraviglia una perfetta via di mezzo tra un jazz più accessibile e un jazz più brillante e dinamico.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Parlan, tranne dove indicato diversamente.

  1. Home Is Africa (R. Boykins) – 6:14
  2. A Tune for Richard (B. Ervin) – 5:44
  3. Back from the Gig – 5:58
  4. Dexi (J. Coles) – 5:57
  5. Kucheza Blues (R. Weston) – 6:10
  6. Happy Frame of Mind – 8:49

Musicisti:

  • Horace Parlan – Piano
  • Johnny Coles – Tromba
  • Booker Ervin – Sax tenore
  • Grant Green – Chitarra (eccetto traccia 5)
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Billy Higgins – Batteria

Thelonious Monk | It’s Monk’s Time

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It’s Monk’s Time è il sesto album da solista di Thelonious Monk pubblicato nel 1964 dalla Columbia Records. Passato un anno appena dal suo precedente album in studio (Criss-Cross, 1963), Monk chiama a rapporto il sassofonista Charlie Rouse (sideman fisso del pianista sin dal ’58) e apporta una significativa alterazione alla sezione ritmica del quartetto dando il benvenuto a Butch Warren al contrabbasso e Ben Riley alla batteria.

Nato da due sessioni separate (una il 29 gennaio e l’altra il 9 marzo 1964), It’s Monk’s Time raccoglie tre composizioni originali e tre noti standard e testimonia l’apice dell’offerta stilistica dei musicisti all’opera. Dall’agile musicalità di Monk vengono fuori performance costellate da una giocosa maliziosità, notevole soprattutto sullo splendido brano d’apertura, Lulu Back in Town, e sulla Work If You Can Get It di Gershwin (entrambi questi standard sono esempi lampanti dell’approccio inimitabile di Monk come vero e proprio pioniere bop). Il resto delle composizioni armoniche vede Rouse sostenere in maniera efficace i tempi ingannevoli del brano Stuffy Turkey e il bop più aggressivo di Brake’s Sake. Quest’ultima scatena anche più di una gustosa interazione tra Monk e Rouse, esemplificando alla perfezione una strepitosa sinergia. Il pezzo che chiude il disco, Shuffle Boil, basato su una struttura melodica raffinata e stimolante, è un gioiello che Monk riprenderà anche nei suoi lavori successivi.

Il critico musicale Lindsay Planer del sito AllMusic, scrive:

Spesso ingiustamente diffamato dai sedicenti “puristi” del jazz, a metà anni ’60 Monk ha invece fatto con la Columbia un ottimo lavoro. It’s Monk’s Time contiene alcune delle migliori, se non le migliori, registrazioni in studio che il pianista abbia realizzato nei suoi ultimi anni da musicista. Il titolo dell’album si rivelò essere profetico, come confermò il Time che lo ritrasse sulla cover del 28 febbraio del 1964 [N.d.R.: Questa]. Quella copertina, infatti, era in programma per essere pubblicata il novembre dell’anno precedente, ma l’assassinio dell’allora presidente John F. Kennedy aveva avuto, naturalmente, la precedenza.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Monk, tranne dove indicato diversamente.

  1. Lulu’s Back in Town (A. Dubin, H. Warren) – 9:55
  2. Memories of You (E. Blake, A. Razaf) – 6:06
  3. Stuffy Turkey – 8:16
  4. Brake’s Sake – 12:29
  5. Nice Work If You Can Get It (G.e Gershwin, I. Gershwin) – 4:15
  6. Shuffle Boil – 7:09

Musicisti:

  • Thelonious Monk – Piano
  • Charlie Rouse – Sax tenore
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Ben Riley – Batteria

Grant Green | Feelin’ the Spirit

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Feelin’ the Spirit è un album del chitarrista jazz Grant Green, pubblicato dalla Blue Note Records nel 1963 e composto esclusivamente di spirituals afro americani rivisti in chiave jazz. Per l’occsione Green mette insieme un quartetto d’eccezione che oltre lui comprende anche Herbie Hancock al piano, Butch Warren al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria e con la partecipazione occasionale di Garvin Masseaux al tamburello. Mentre i toni di Green risultano chiari e fedeli ai temi originali (mai troppo complicati e sempre con un occhio di riguardo alle melodie), Hancock sostiene la band e risponde perfettamente alle esigenze di uno stile gospel luminoso e vibrante.

Apre il disco la disinvolta Just a Closer Walk with Thee dove chiatarra e piano lavorano con fervore appassionato, così come anche su Go Down Moses, dove gli strumentisti accarezzano soul e blues insieme. Nel complesso l’atmosfera è riflessiva grazie soprattutto alle interpretazioni del bandleader sui brani Joshua Fit the Battle of Jericho, Nobody Knows the Trouble I’ve SeenSometimes I Feel Like a Motherless Child, tese a rimarcare la sofferenza e il dolore celato dietro questi standard di genere. Questo non vuol dire che Feelin’ the Spirit è un album deprimente, ma piuttosto intriso di spirito blues, che è anche il motivo per il quale questi temi risultano sorprendentemente affascinanti nonostante la loro semplicità armonica.

Dalle note di copertina originali di Joe Goldberg:

“Green non ricrea i cinque spirituals, ma li reinterpreta tenendo fede agli originali, affrontando i temi con affetto, ma conferendo ad essi il proprio stile. Il risultato è una combinazione affascinante: le tecniche del modern jazz, del blues e del gospel, applicate allo spiritual”.

Tracklist:
il disco è stato registrato nell’unica sessione del 21 dicembre 1962 e rimasterizzato in digitale per la prima volta nel marzo del 2005 (inserito nella serie Rudy Van Gelder Edition pubblicata sempre dalla Blue Note) con l’aggiunta in scaletta della bonus track Deep River.

  1. Just a Closer Walk with Thee – 7:25
  2. Joshua Fit the Battle of Jericho – 8:00
  3. Nobody Knows the Trouble I’ve Seen – 6:05
  4. Go Down Moses – 7:25
  5. Sometimes I Feel Like a Motherless Child – 9:00
    Bonus track nella versione in CD:
  6. Deep River (H. Burleigh) – 8:53

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Herbie Hancock – Piano
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Billy Higgins – Batteria
  • Garvin Masseaux – Tamburello

 

Donald Byrd | A New Perspective

a new perspective

A New Perspective è uno degli album più noti del trombettista jazz americano Donald Byrd, pubblicato dalla Blue Note nel 1963. Si tratta di una sessione di registrazione in stile prevalentemente hard bop ma con il particolare accompagnamento di cori gospel. Inserimento rivelatosi nell’insieme, e con il passare del tempo, uno dei più riusciti in contesto jazz.

Donald Byrd mette insieme un cast all-star di prima grandezza che comprende, tra gli altri, anche il sassofonista Hank Mobley, il chitarrista Kenny Burrell e il pianista Herbie Hancock, accompagnati da un imperioso coro a otto voci diretto da Coleridge Perkinson. Gli arrangiamenti di Duke Pearson risultano magistrali e una delle sue composizioni in scaletta, Cristo Redentor (ispirata proprio alla statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro), è maturata fino a divenire uno dei brani gospel più brillanti e noti di sempre. Un disco che è anche un progetto memorabile e a suo modo innovativo, divenuto pietra miliare nella carriera di Byrd.

A proposito di A New Perspective, lo stesso Byrd dichiarò:

“Questo disco fa parte del mio background, ho sempre voluto scrivere un intero album di pezzi spiritual, un moderno inno dedicato ad un preciso periodo storico, quando i jazzisti di New Orleans spesso si dedicavano alla musica religiosa, suonandola esattamente per quello che era, ma reinterpretandola con le strutture e le tecniche tipiche del jazz. Ora, come jazzisti dell’era moderna, abbiamo cercato di riavvicinarci a questa tradizione con rispetto e grande piacere.”

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Byrd, tranne dove indicato.

  1. Elijah – 9:21
  2. Beast of Burden – 10:07
  3. Cristo Redentor (Duke Pearson) – 5:43
  4. The Black Disciple – 8:12
  5. Chant (Duke Pearson) – 7:31

Musicisti:

  • Donald Byrd – Tromba
  • Hank Mobley – Sax tenore
  • Herbie Hancock – Piano
  • Kenny Burrell – Chitarra
  • Donald Best – Vibrafono, voce
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Lex Humphries – Batteria