Bill Evans & Jim Hall | Undercurrent

undercurrent

Registrato in una doppia sessione il 24 aprile e 14 maggio del 1962, e pubblicato dalla United Artists nello stesso anno, Undercurrent è la meravigliosa testimonianza della prima collaborazione tra il pianista Bill Evans e il chitarrista Jim Hall (collaborazione che si sarebbe ripetuta nel ’66 con l’album Intermodulation). Il disco raccoglie le prime registrazioni di Evans subito dopo la pausa forzata causata dalla scomparsa di Scott LaFaro, amico e storico sideman del pianista, in un tragico incidente stradale.

Come detto più sopra, Undercurrent è solo il primo di due incontri complessivi con Jim Hall, entrambi “squisiti”, secondo la critica, che segnano un connubio di stili che per quanto diversi risultano introspettivi e armonicamente avanzati allo stesso modo, affondando le radici nel bebop e nell’hard-swinging.
Da sottolineare che sulla bella immagine di copertina, celebre scatto del fotografo Toni Frissell intitolato Weeki Wachee Spring, Florida“, curiosamente non appare nessuna scritta, a parte la versione virata in blu della Blue Note che lo ristampò in CD nel 1988.

Undercurrent mette in mostra un duetto magistrale che fa sfoggio di un’invidiabile capacità di variare e giocare con generi diversi, sfiorando la ballata e il valzer, con alcuni deliziosi accenni persino alla musica classica.

Bill Evans | Jim Hall

Tracklist:
Le tracce 2, 7 e 8 sono state registrate il 24 aprile del 1962, mentre tutte le altre il 14 maggio dello stesso anno.

  1. My Funny Valentine (R. Rodgers, L. Hart) – 5:21
  2. I Hear a Rhapsody (J. Baker, G. Fragos, D. Gasparre) – 4:36
  3. Dream Gypsy (J. Veveers) – 4:33
  4. Romain (J. Hall) – 5:19
  5. Skating in Central Park (Lewis) – 5:19
  6. Darn That Dream (DeLange, Van Heusen) – 5:04
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Stairway to the Stars (Malneck, Parish, Signorelli) – 5:38
  8. I’m Getting Sentimental Over You (Bassman, Washington) – 4:13
  9. My Funny Valentine [Alternate Take] – 6:54
  10. Romain [Alternate Take] – 5:24

Musicisti:

  • Bill Evans – Piano
  • Jim Hall – Chitarra

Qui sotto l’album completo in un video di Youtube.

Horace Silver | Song for My Father

song for my father

Song for My Father è un album del pianista Horace Silver pubblicato dalla Blue Note Records nel 1965. Considerato tra le eccellenze hard bop dell’intero catalogo Blue Note, il disco rappresenta anche il picco di una discografia, quella di Silver, allora già costellata di grandi classici. Accanto al pianista troviamo all’opera uno strepitoso cast, composto dai suoi più stretti collaboratori di quegli anni, che suonano in quintetto alternandosi nelle due sessioni di registrazione che il disco raccoglie. Carmell Jones e Blue Mitchell alla tromba, Joe Henderson e Junior Cook al sax tenore, Teddy Smith e Gene Taylor al contrabbasso e Roger Humphries e Roy Brooks alla batteria.

Silver si è sempre dimostrato un maestro nel bilanciare ritmi e armonie complesse ottenendo risultati di rara raffinatezza e proprio in tal senso Song for My Father è probabilmente il suo disco più sofisticato. Parte del merito va anche alle tinte esotiche e agli affascinanti ritmi d’oltreoceano, come il classico bossa nova del brano che dà il titolo all’album, il tema orientale di Calcutta Cutie o quello tropicale di Que Pasa. Tra le composizioni originali vanno sottolineate la romantica e nostalgica Lonely Woman (di Silver), The Kicker, standard hard bop composto e introdotto da Joe Henderson , ma soprattutto la title track, Song for My Father, come da titolo dedicata al padre di Silver (ritratto anche sulla copertina in una foto risalente ad una decina di anni prima), resa di nuovo celebre anni dopo, ispirando il più grande successo pop degli Steely Dan, Rikki Don’t Lose That Number

horace silver

Song for My Father è un disco caldo e accogliente, un “must have” per tutti i collezionisti jazz e in particolare per i fan dell’hard bop più tradizionale.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Silver, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 all’8 sono stati registrati il 26 ottobre del 1964, il 9 e il 10 il 28 gennaio 1964.

  1. Song for My Father – 7:15
  2. The Natives Are Restless Tonight – 6:08
  3. Calcutta Cutie – 8:28
  4. Que Pasa – 7:45
  5. The Kicker (J. Henderson) – 5:24
  6. Lonely Woman – 7:03
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Sanctimonious Sam (M. Kaleem) – 3:51
  8. Que pasa? (Trio Version) – 5:34
  9. Sighin’ and Cryin’ – 5:22
  10. Silver Treads Among My Soul – 3:51

Musicisti:
Brani 1-2, 4-5

  • Horace Silver – Piano
  • Carmell Jones – Tromba
  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Teddy Smith – Contrabbasso
  • Roger Humphries – Batteria
Brani 3, 6-10
  • Horace Silver – Piano
  • Blue Mitchell – Tromba (eccetto brani 6-8)
  • Junior Cook – Sax tenore
  • Gene Taylor – Contrabbasso
  • Roy Brooks – Batteria

Qui trovi l’album completo in una playlist di Youtube, mentre qui sotto puoi ascoltare la title track da Spotify.

Sam Rivers | Streams

streams

Streams è un album pubblicato dalla Impulse Records che raccoglie le performance live del sassofonista americano Sam Rivers registrate al Montreux Jazz Festival, in Svizzera, il 6 luglio del 1973. Dalle sue ultime sessioni Blue Note (che diedero vita all’album Contours del 1965), la musica di Rivers si liberò da certi schemi post-bop proprio con il suo arrivo alla Impulse all’inizio degli anni ’70.

Streams rappresenta appunto l’apice e la capacità del sassofonista di muoversi in un free jazz fatto di improvvisazioni a oltranza, un flusso di coscienza puro e continuo suddiviso in soli due brani per la durata di quasi 50 minuti. Non sono distinguibili temi preimpostati, ma solo idee libere, quindi, e la primigenia interazione tra i musicisti del trio all’opera che oltre allo stesso Rivers vede anche Cecil McBee al contrabbasso e Norman Connors alla batteria.

Rivers in particolare, qui si destreggia con padronanza tra più strumenti e passa dal sax (soprano e tenore) al flauto in modo ritmico e armonico e dà infine vita ad una sezione al piano in una performance che deve qualcosa al modo di suonare di Cecil Taylor. In tutto questo, McBee e Connors donano colore in modo efficace alle idee fiume che si sviluppano sempre sotto la guida attenta del bandleader.

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Streams è un tour de force straordinario e a tutti gli effetti testimone di uno dei momenti salienti dell’intera carriera di Rivers, elegantemente distinta da fasi stilistiche estremamente diverse.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Rivers, tranne dove indicato diversamente. Tutti i brani sono stati registrati al Montreux Jazz Festival, in Svizzera, il 6 luglio del 1973.

  1. Spoken Introduction – 1:18
  2. Tenor Saxophone Section Beginning of Flute Section – 23:12
  3. Conclusion of Flute Section Piano Section/Soprano Saxophone Section -25:14

Musicisti:

  • Sam Rivers – Sax soprano, Sax tenore, Flauto, Piano
  • Cecil McBee – Contrabbasso
  • Norman Connors – Batteria, Gong

The Eminent Jay Jay Johnson Volume 1

the eminent jay jay johnson vol1

The Eminent Jay Jay Johnson Volume 1 è un album del trombonista jazz J. J. Johnson registrato il 22 giugno 1953 e pubblicato dalla Blue Note due anni più tardi, nel 1953. Parte del materiale in scaletta fu originariamente pubblicato, sempre dalla Blue Note, in un vinile da 10 pollici con il titolo J. J. Johnson with Clifford Brown.

Il sestetto all’opera vede la collaborazione di alcuni dei nomi più autorevoli dell’epoca: Clifford Brown alla tromba (con una prestazione generale che, anche più del bandleader, riesce ad attirare le attenzioni di chi ascolta), Jimmy Heath al sax (sia tenore sia baritono), John Lewis al pianoPercy Heath al contrabbasso Kenny Clarke alla batteria. Tra i sei brani (più tre take alternativi in coda, registrati durante la stessa sessione) sono da sottolineare It Could Happen to You, la Turnpike composta dallo stesso Johnson e una versione classica di Get Happy.

La Penguin Guide to Jazz ha incluso questo primo volume nella sua “Core Collection” (così come il secondo, più o meno dello stesso periodo), riconoscendo al disco quattro stelle su quattro e definendolo come uno dei documenti più importanti del jazz del dopoguerra.

j. j. johnson

Tracklist:

  1. Capri (G. Gryce) – 3:37
  2. Lover Man (J. Davis, R. “Ram” Ramirez, J. Sherman) – 3:50
  3. Turnpike (J. J. Johnson) – 4:15
  4. Sketch 1 (J. Lewis) – 4:21
  5. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 4:42
  6. Get Happy (H. Arlen, T. Koehler) – 4:47
  7. Capri [Alternate Take] (G. Gryce) – 3:47
  8. Turnpike [Alternate Take] (J. J. Johnson) – 4:10
  9. Get Happy [Alternate Take] (H. Arlen, T. Koehler) – 4:11

Musicisti:

  • J. J. Johnson – Trombone
  • Clifford Brown – Tromba (eccetto traccia 5)
  • Jimmy Heath – Sax tenore, Sax baritono (eccetto traccia 5)
  • John Lewis – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria

Thelonious Monk | Brilliant Corners

Brilliant Corners

Brilliant Corners è un album in studio del pianista jazz Thelonious Monk registrato in tre diverse sessioni alla fine del 1956 con due quintetti diversi. Terzo disco per la Riverside Records, primo per questa etichetta ad includere quasi esclusivamente composizioni dello stesso Monk, Brilliant Corners è noto anche perché offre al pubblico un brano, la title track, ancora oggi considerato tra le composizioni più ardite e di difficile esecuzione del pianista.

Il 9 ottobre furono registrati i due brani Ba-Ba-lue Bolivar lues-Are e Pannonica (su cui Monk suonava la celesta) con i sassofonisti Ernie Henry e Sonny Rollins, il contrabbassista Oscar Pettiford e il batterista Max Roach. Il nome della prima composizione fu attribuito all’esasperata pronuncia di Monk delle parole “Blue Bolivar Blues“, riferite all’Hotel Bolivar dove risiedeva Pannonica de Koenigswarter, scrittrice e patrona del be bop e che il pianista aveva incontrato durante il suo primo viaggio in Europa nel 1954.
Il 15 ottobre Monk tentò di registrare la title track con la stessa band durante una sessione di quattro ore. La complessità del brano divenne letteralmente una sfida per i vari sidemen portando a tensioni tra Monk, Henry e Pettiford (leggenda vuole che volarono parole dure durante la registrazione e che Pettiford in un take cominciò solo a mimare la sua parte al contrabbasso).
Il 7 dicembre, infine, furono registrate Bemsha Swing con Paul Chambers al contrabbasso e Clark Terry che sostituì Henry alla tromba, e I Surrender, Dear, eseguita in una versione solo piano da Monk.

thelonious monk

Secondo il critico Lindsay Planer del sito AllMusic:

Gli appassionati stanchi della natura idiosincratica del suono di Monk o delle sue progressioni di accordi quasi aritmetiche dovrebbero riascoltare di tanto in tanto Brilliant Corners. Sono presenti una freschezza e una vitalità che saturano ogni brano. […] Brilliant Corners potrebbe essere considerato l’alfa e l’omega del jazz americano post Seconda Guerra Mondiale e nessun serio collezionista jazz dovrebbe esserne privo.
Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Monk, tranne dove indicato diversamente.
  1. The Brilliant Corners – 7:42
  2. Ba-Lue Bolivar Ba-Lues-Are – 13:24
  3. Pannonica – 8:50
  4. I Surrender, Dear (B. Harris) – 5:25
  5. Bemsha Swing (T. Monk, D. Best) – 7:42

Musicisti:

  • Thelonious Monk – Piano, Celesta (traccia 3)
  • Ernie Henry – Sax alto (tracce 1-3)
  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Oscar Pettiford – Contrabbasso (tracce 1-3)
  • Max Roach – Batteria, Timpani (traccia 5)
  • Clark Terry – Tromba (traccia 5)
  • Paul Chambers – Contrabbasso (traccia 5)

Jackie McLean | Jackie’s Bag

jackie's bag

Jackie’s Bag è un album di Jackie McLean pubblicato dalla Blue Note Records nel luglio del 1961. Il disco raccoglie due sessioni registrate il 18 gennaio 1959 e l’1 settembre 1960. Quella del ’59 (che diede vita ai primi tre brani) celebra anche la prima sessione che McLean abbia mai realizzato per la Blue Note, mentre la seconda, realizzata in sestetto, è caratterizzata dalla presenza come co-leader del sassofonista Tina Brooks (anche se non appare accreditato come tale sui credits del disco).

Visto il periodo di transizione della prima parte e il forte gusto musicale di Brooks che contraddistingue la seconda, in Jackie’s Bag ritroviamo un McLean in convinta modalità hard bop e autore di brillanti performance. Il disco è costellato anche di sapori esotici come in Appointment in Ghana o nella Isle of Java di Brooks. Tra le bonus tracks aggiunte nella versione in CD sono da sottolineare invece Medina, dal tema indimenticabile ma particolarmente complesso, e Street Singer (in entrambi i casi si tratta ancora di composizioni originali di Brooks, a sottolineare di nuovo quanto sia ingiusto non vederlo accreditato allo stesso livello di McLean). Nonostante i contributi cruciali dei trombettisti Blue Mitchell e Donald Byrd e dei batteristi Art Taylor e Philly Jo Jones, il vero punto focale di queste performance rimane la stessa interazione complementare tra McLean e Brooks. Chiudono la lista dei sideman il contrabbassista Paul Chambers (unico, oltre a McLean, a suonare su tutti i brani) e i pianisti Sonny Clark e Kenny Drew.

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Tracklist:
Tutti i brani sono di McLean, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 al 3 sono stati registrati il 18 gennaio 1959, dal 4 al 9, l’1 settembre 1960.

  1. Quadrangle – 4:42
  2. Blues Inn – 9:05
  3. Fidel – 7:08
  4. Appointment in Ghana – 6:57
  5. A Ballad for Doll – 3:16
  6. Isle of Java (T. Brooks) – 7:27
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Street Singer (T. Brooks) – 10:15
  8. Melonae’s Dance – 6:46
  9. Medina (T. Brooks) – 6:00

Musicisti:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Tina Brooks – Sax tenore (tracce 4-9)
  • Donald Byrd – Tromba (tracce 1-3)
  • Blue Mitchell – Tromba (tracce 4-9)
  • Sonny Clark – Piano (tracce 2-3)
  • Kenny Drew – Piano (tracce 4-9)
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria (tracce 1-3)
  • Art Taylor – Batteria (tracce 4-9)

Thad Jones / Pepper Adams Quintet | Mean What You Say

mean what you say

Mean What You Say è un album registrato nella doppia sessione del 26 aprile e del 9 maggio del 1966 e pubblicato nello stesso anno dalla Milestone Records. Il disco vede la collaborazione tra il sassofonista Pepper Adams e il trombettista Thad Jones su un set di brani di impronta classica, dove lo stesso Jones conduce, suona (in una delle sue rare performance solo ed esclusivamente su flicorno) e scrive di proprio pugno quattro delle otto composizioni totali in scaletta. A chiudere il quintetto all’opera su questo disco, un ensemble hard bop di alta qualità, troviamo anche il pianista Duke Pearson, il contrabbassista Ron Carter e il batterista Mel Lewis. Il resto dei pezzi comprende un originale di Carter, uno di Pearson e i due standard Wives and Lovers (firmato da Burt Bacharach) e Yes, Sir, That’s My Baby.

L’accoppiata Jones e Adams forma qui una squadra potente e dinamica che avrebbe di certo meritato un’attenzione maggiore. Purtroppo di lì a poco Jones sarebbe stato assorbito quasi completamente da altri progetti (su tutti la Thad Jones/Mel Lewis Orchestra) che purtroppo non permisero a questo quintetto di avere una vita più lunga.

jones adams

Tracklist:

  1. Mean What You Say (T. Jones) – 4:33
  2. H And T Blues (T. Jones) – 7:37
  3. Wives and Lovers (B. Bucharach) – 4:50
  4. Bossa Nova Ova (T. Jones) – 3:17
  5. No Refill (T. Jones) – 4:34
  6. Little Waltz (R. Carter) – 6:25
  7. Chant (D. Pearson) – 5:12
  8. Yes, Sir, That’s My Baby (G. Kahn, W. Donaldson) – 4:07

Musicisti:

  • Pepper Adams – Sax baritono
  • Thad Jones – Flicorno
  • Duke Pearson – Piano
  • Ron Carter – Contrabbasso
  • Mel Lewis – Batteria