McCoy Tyner | Cosmos

Tra il novembre del 1968, l’aprile 1969 e il luglio 1970, il trio del pianista McCoy Tyner, con Herbie Lewis al contrabbasso e Freddie Waits alla batteria, registra materiale extra da tre diverse sessioni, suonando alternativamente in trio (solo in due performance) o con un team di musicisti più ampio. Da una parte con Harold Vick e Al Gibbons al sax, più un quartetto d’archi (due violini, una viola e un violoncello), e dall’altra con Hubert Laws al flauto, Gary Bartz al sax alto e soprano e Andrew White all’oboe.

Tutto questo materiale verrà raccolto nel doppio album Cosmos che la Blue Note pubblicò solo nel 1977. La particolarità di questo lavoro sta soprattutto nella scaletta dei brani, otto in totale, tutti composti dallo stesso Tyner. Il più noto dei quali, Song for My Lady, è un’intrigante versione della composizione che diede il nome al disco omonimo di qualche anno prima (Milestone, 1973) e che Tyner avrebbe poi suonato dal vivo come solista al Merkin Hall di New York nel 1989 (bellissima reinterpretazione presente nell’album live Things Ain’t What They Used to Be). Da sottolineare anche la ritmica sincopata di Cosmos (brillanti i 120 secondi di assolo alla batteria di Waits al minuto 5:20), la partenza orientaleggiante degli archi in Shaken, But Not Forsaken e il meraviglioso tono intimo associato alla perfetta e veloce esecuzione di Planet X.

La varietà impressionante delle diverse performance, rende Cosmos un doppio album atipico nella discografia del pianista e una testimonianza importante della sua grande vena compositiva.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Tyner. I brani sono stati registrati il 22 novembre 1968 (traccia 2, disco 2), il 4 aprile 1969 (disco 1) e il 21 luglio 1970 (traccia 1, 3 e 4, disco 2).

Disco 1:

  1. Song for My Lady – 7:30
  2. Cosmos – 9:00
  3. Shaken, But Not Forsaken – 11:30
  4. Vibration Blues – 8:40

Disco 2:

  1. Forbidden Land – 13:50
  2. Planet X – 7:40
  3. Asian Lullaby – 7:27
  4. Hope – 14:14

MUSICISTI:

  • McCoy Tyner – Piano
  • Herbie Lewis – Contrabbasso
  • Freddie Waits – Batteria, Timpani, Chimes

Disco 1, tracce 1-3

  • Harold Vick – Sax soprano
  • Al Gibbons – Sax
  • Julian Barber – Violino
  • Emanuel Green – Violino
  • Gene Orloff – Viola
  • Kermit Moore – Violoncello, Direzione

Disco 2, tracce 1, 3-4

  • Hubert Laws – Flauto, Flauto alto
  • Gary Bartz – Sax alto, Sax soprano
  • Andrew White – Oboe

John Patton | Belong Came John

along came john

Along Came John è l’album che segnò il debutto da leader dell’organista americano John Patton, registrato il 5 aprile del 1963 e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note. Quando registrò questo disco, il nome di Patton era già noto perché insieme al chitarrista Grant Green e al batterista Ben Dixon rappresentavano la sezione ritmica soul-jazz regolare al servizio dell’etichetta (avevano lavorato su alcuni album di Lou Donaldson, Don Wilkerson e Harold Vick, tra gli altri). I tre quindi avevano quindi sviluppato un’interazione intuitiva, quasi empatica, che si rivelò vincente proprio sulle sessioni come quella di Along Came John.

Tra le composizioni originali in scaletta (tre firmate da Dixon e due da Patton, più uno standard), non tutte risulteranno memorabili, ma sono da sottolineare appunto le interazioni tra i vari membri della band, il loro spirito d’improvvisazione e i loro assolo. I due sassofonisti Fred Jackson e Harold Vick (che chiudono il quintetto all’opera) forniscono un ottimo supportoma è inutile negare che le luci dei riflettori sono puntate proprio su Patton, Green e Dixon che ancora una volta dimostrano di essere una delle migliori combo soul-jazz della loro epoca.

Tracklist:

  1. The Silver Meter (B. Dixon) – 5:41
  2. I’ll Never Be Free (B. Benjamin, G. D. Weiss) – 5:03
  3. Spiffy Diffy (B. Dixon) – 6:02
  4. Along Came John (B. J. Patton) – 6:03
  5. Gee Gee (B. J. Patton) – 6:01
  6. Pig Foots (B. Dixon) – 5:44

Musicisti:

  • Big John Patton – Organo
  • Fred Jackson – Sax tenore
  • Harold Vick – Sax tenore
  • Grant Green – Chitarra
  • Ben Dixon – Batteria