Jackie McLean | 4, 5 and 6

Alla fine del 1956, anno in cui lo stile personale di Jackie McLean stava affiorando, il sassofonista registrò vari brani in quartetto, quintetto e sestetto, che la Prestige Records raccolse nell’album 4, 5 and 6. Oltre allo stesso McLean, nel quartetto troviamo anche Mal Waldron al piano e la sezione ritmica composta da Doug Watkins al contrabbasso e Art Taylor alla batteria. A questi si aggiunge il trombettista Donald Byrd per la formazione a cinque e Hank Mobley per il sestetto.

Nella track list sono da sottolineare le versioni in quartetto degli standard Sentimental Journey, Why I Was Born? e When I Fall in Love che sfumano da un blues riflessivo a un hard bop più ritmato. Donald Byrd si unisce alla squadra per la Contour di Kenny Drew, mentre Hank Mobley si esibisce in sestetto per la lunga e solitaria Confirmation, bella versione del classico di Charlie Parker, da molti considerato il culmine artistico dell’intero album. Infine troviamo la Abstraction di Mal Waldron, costellata dalle rapide “risposte” di Byrd e McLean che illuminano il lato più oscuro e nostalgico del brano.

4, 5 and 6 non rompe certi schemi, ma ha il pregio di aprire uno spiraglio sul futuro di McLean, musicista particolarmente innovativo che da quel momento verrà guardato con ammirazione dai palcoscenici più noti del jazz mainstream.

TRACKLIST:
I brani dall’1 al 3 (lato A) sono stati registrati il 13 luglio del 1956.  Dal 4 al 6 (lato B), il 20 luglio dello stesso anno.

  1. Sentimental Journey (B. Homer, B. Green, L. Brown) – 9:57
  2. Why Was I Born? (J. Kern, O. Hammerstein II) – 5:13
  3. Contour (K. Drew) – 4:58
  4. Confirmation (C. Parker) – 11:25
  5. When I Fall in Love (E. Heyman, V. Young) – 5:32
  6. Abstaraction (M. Waldron) – 8:00

MUSICISTI:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Hank Mobley – Sax tenore (traccia 4)
  • Donald Byrd – Tromba (tracce 3, 4 e 6)
  • Mal Waldron – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

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Tina Brooks | Back to the Tracks

back to the tracks

Pubblicato postumo solo nel gennaio del 1998 dalla Blue Note (grazie a Rudy Van Gelder che decise di pubblicare l’intera sessione nella sua interezza), Back to the Tracks è un album hard bop del sassofonista Tina Brooks registrato originariamente nel 1960 (ma alcune delle tracce di quella sessione hanno fatto la loro prima apparizione nel box set in quattro vinili della Mosaic Records intitolato The Complete Blue Note Recordings of The Tina Brooks Quintets).
Back to the Tracks
vanta le performance di un cast stellare che oltre a Brooks comprende Blue Mitchell alla tromba, Kenny Drew al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria. Guest star d’eccezione, Jackie McLean al sax alto (su una sola traccia) che volle ricambiare l’affiatamento che questo gruppo di musicisti mise nella sessione
di registrazione dell’album Jackie’s Bag, registrato solo un mese prima.

Come fu per Minor Move, quindi, la sessione squisitamente hard bop di Back to the Tracks rimase inedita per oltre 20 anni. E la cosa suona abbastanzacuriosa, visto che si parla di un album dove ogni musicista ha la possibilità di brillare vivacemente con i propri assolo, così come nelle interazioni di gruppo. Anche se Brooks rimane in ogni caso al centro dell’attenzione con il suo stile straordinariamente fluido ed elegante capace qui, come altrove, di arricchire i brani con improvvisazioni bop chiare e veloci.

tina brooks
La scaletta è composta da cinque pezzi: tre originali composti dallo stesso bandleader (Back to the Tracks, Street Singer e The Blues and I) e due standard (For Heaven’s Sake e The Ruby and the Pearl) che non fanno altro che confermare il sassofonista come uno dei più interessanti strumentisti e compositori in giro all’epoca.

Ascoltando quest’album è impossibile capire, una volta di più, perché questa sessione sia rimasta in un magazzino ad invecchiare, invece di essere rilasciata e riconosciuta per quello che era: un autentico gioiellino hard bop dei primi anni ’60.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Brooks, tranne dove indicato diversamente. Tutte le tracce sono state registrate il 20 ottobre del 1960, eccetto traccia 2 (1 settembre stesso anno).

  1. Back to the Tracks – 8:03
  2. Street Singer – 10:21
  3. The Blues and I – 8:55
  4. For Heaven’s Sake (E. Bretton, S. Edwards, D. Meyer) – 6:05
  5. The Ruby and The Pearl (J. Livingston, R. Evans) – 5:08

Musicisti:

  • Tina Brooks – Sax tenore
  • Jackie McLean – Sax alto (traccia 2)
  • Blue Mitchell – Tromba
  • Kenny Drew – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

Jackie McLean | Destination… Out!

destination... out!

Registrato il 20 settembre del 1963, e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note, Destination… Out! è l’album in cui il sassofonista Jackie McLean riesce a creare un jazz d’avanguardia accessibile e dai toni più arrotondati, ancora imperniato e ispirato al blues a all’hard bop.

Ancora una volta McLean decide di lavorare in quintetto con due dei suoi collaboratori più assidui, Grachan Moncur III al trombone e Bobby Hutcherson al vibrafono, ma cambia la sezione ritmica affidandosi a Larry Ridley al contrabbasso e a Roy Haynes alla batteria. Squadra, questa, che si rivelerà perfetta in quanto a equilibrio e interazione. La scaletta di quattro pezzi (tre dei quali composti da Mochur) si apre con la ballata Love and Hate che McLean, insieme agli altri musicisti, utilizza per esplorare un variopinto set di tonalità. Esoteric, brano tra il melodico del Coleman dei primi anni ’60 e il modale di Coltrane, vede sotto la luce dei riflettori soprattutto Hutcherson e Haynes che creano figure ritmiche complesse dalla cornice sublime. Kahlil the Prophet, il solo contributo compositivo di McLean all’album, cresce su una lunga lirica hard bop venata di blues che cambia forma e armonia grazie soprattutto ai tre musicisti in prima linea. Il set si conclude con Riff Raff, una passeggiata blues arricchita da contrappunti e vibrazioni (esemplare l’assolo in duo Hutcherson/Haynes dal minuto 4:30).

jackie mclean

Tra tutti i dischi di McLean per la Blue Note, Destination… Out! si impone come quello con la scrittura e gli arrangiamenti più complessi e di sicuro come quello più appagante (per chi suona) da un punto di vista sentimentale.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Moncur III, tranne dove indicato diversamente.

  1. Love and Hate – 8:25
  2. Esoteric – 9:02
  3. Kahlil the Prophet (J. McLean) – 10:23
  4. Riff Raff – 7:07

Musicisti:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Grachan Moncur III – Trombone
  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • Larry Ridley – Contrabbasso
  • Roy Haynes – Batteria

Jackie McLean | Jackie’s Bag

jackie's bag

Jackie’s Bag è un album di Jackie McLean pubblicato dalla Blue Note Records nel luglio del 1961. Il disco raccoglie due sessioni registrate il 18 gennaio 1959 e l’1 settembre 1960. Quella del ’59 (che diede vita ai primi tre brani) celebra anche la prima sessione che McLean abbia mai realizzato per la Blue Note, mentre la seconda, realizzata in sestetto, è caratterizzata dalla presenza come co-leader del sassofonista Tina Brooks (anche se non appare accreditato come tale sui credits del disco).

Visto il periodo di transizione della prima parte e il forte gusto musicale di Brooks che contraddistingue la seconda, in Jackie’s Bag ritroviamo un McLean in convinta modalità hard bop e autore di brillanti performance. Il disco è costellato anche di sapori esotici come in Appointment in Ghana o nella Isle of Java di Brooks. Tra le bonus tracks aggiunte nella versione in CD sono da sottolineare invece Medina, dal tema indimenticabile ma particolarmente complesso, e Street Singer (in entrambi i casi si tratta ancora di composizioni originali di Brooks, a sottolineare di nuovo quanto sia ingiusto non vederlo accreditato allo stesso livello di McLean). Nonostante i contributi cruciali dei trombettisti Blue Mitchell e Donald Byrd e dei batteristi Art Taylor e Philly Jo Jones, il vero punto focale di queste performance rimane la stessa interazione complementare tra McLean e Brooks. Chiudono la lista dei sideman il contrabbassista Paul Chambers (unico, oltre a McLean, a suonare su tutti i brani) e i pianisti Sonny Clark e Kenny Drew.

mclean brooks

Tracklist:
Tutti i brani sono di McLean, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 al 3 sono stati registrati il 18 gennaio 1959, dal 4 al 9, l’1 settembre 1960.

  1. Quadrangle – 4:42
  2. Blues Inn – 9:05
  3. Fidel – 7:08
  4. Appointment in Ghana – 6:57
  5. A Ballad for Doll – 3:16
  6. Isle of Java (T. Brooks) – 7:27
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Street Singer (T. Brooks) – 10:15
  8. Melonae’s Dance – 6:46
  9. Medina (T. Brooks) – 6:00

Musicisti:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Tina Brooks – Sax tenore (tracce 4-9)
  • Donald Byrd – Tromba (tracce 1-3)
  • Blue Mitchell – Tromba (tracce 4-9)
  • Sonny Clark – Piano (tracce 2-3)
  • Kenny Drew – Piano (tracce 4-9)
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria (tracce 1-3)
  • Art Taylor – Batteria (tracce 4-9)

Grachan Moncur III | Evolution

evolution

Nato dalla sessione di registrazione del 21 novembre 1963 e pubblicato dalla Blue Note l’anno successivo, nel 1964, Evolution rappresenta il debutto come bandleader del trombonista americano Grachan Moncur III.
Tra i pochissimi trombonisti compositori jazz, dall’enorme potere evocativo ma fin troppo sottovalutato dalla critica, Moncur ottenne il suo primo grande riscontro proprio pochi mesi prima di questo disco con il capolavoro di Jackie McLean, One Step Beyond, i cui musicisti furono quasi tutti riuniti per questo debutto: Jackie McLean al sax alto, Bobby Hutcherson al vibrafono e Tony Williams alla batteria. A loro si aggiungono anche Lee Morgan alla tromba e Bob Cranshaw al contrabbasso.

In EvolutionMoncur si concede più spazi da solista, anche se l’attenzione è tutta per il suo talento compositivo, proprio per via dei quattro brani in scaletta, tutte composizioni originali da lui firmate. Sono pezzi lunghi (il più breve dura otto minuti), molto ambiziosi e terribilmente lunatici. Tra loro vanno sicuramente sottolineati quello più memorabile, Monk in Wonderland, con il suo capriccioso tema angolare compensato dalle misteriose vibrazioni di Hutcherson, e l’inquietante e terribilmente frenetico Air Raid.

Il critico Steve Huey del sito AllMusic, scrive:

Gran parte dell’album suona sinistro e minaccioso, dove anche il materiale più brillante è permeato da una contorta e surreale giocosità. In parte è dovuto alla precisione con cui i musicisti interpretano la visione di Moncur. Hutcherson offre il suo tipico accompagnamento che risulta fondamentale per la complessiva consistenza dell’album. E per di più il disco raccoglie alcune delle prestazioni più strambe di McLean e quelle di un Morgan particolarmente ispirato e avanzato.

Con un debutto del genere, dove l’inventiva prima di tutto è un valore inequivocabile, viene da pensare che sia un vero peccato che Moncur abbia registrato così poco da leader (seguì l’album Some Other Stuff e poco altro). La cosa rende Evolution un disco ancora più importante soprattuto per gli appassionati del jazz avanguardistico.

grachan moncur III

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Moncur.

  1. Air Raid – 9:19
  2. Evolution – 12:24
  3. The Coaster – 11:39
  4. Monk in Wonderland – 7:54

Musicisti:

  • Grachan Moncur III – Trombone
  • Lee Morgan – Tromba
  • Jackie McLean – Sax alto
  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Tony Williams – Batteria

Art Blakey’s Jazz Messengers | A Night in Tunisia (1957)

a night in tunisia 1957

A Night in Tunisia è un album di Art Blakey e dei suoi Jazz Messengers pubblicato nel 1957 dalla Vik, sottoetichetta della RCA Victor Records. Le differenze con il disco omonimo seguito nel 1960 (lì accreditato ad Art Blakey “&” The Jazz Messengers) riguardano sostanzialmente l’intero progetto nella sua totalità a partire proprio dalla cover. La programmazione della scaletta è profondamente diversa e i vari musicisti all’opera, qui, rappresentano la seconda formazione dei Jazz Messengers: a parte Blakey alla batteria, infatti, ci sono anche Jackie McLean al sax alto (accreditato in copertina come Ferris Benda), Bill Hardman alla tromba, Sam Dockery al piano e Spanky DeBrest al contrabbasso. Ma per la prima e unica volta, Blakey si avvale di un secondo sassofonista, questa volta tenore, che affianca a McLean: Johnny Griffin (in seguito Griffin prese proprio il posto di McLean tra le fila della band).

Quest’album raccoglie una delle migliori registrazioni in assoluto della seconda incarnazione dei Jazz MessengersLa tracklist include una lunga versione di A Night in Tunisia (ben tredici minuti), lo standard Evans di Sonny Rollins e una composizione originale a testa firmate da McLean, Griffin e Hardman. Qui la musica vive oltre le apettative e prende una meravigliosa forma attraverso la potente batteria di Blakey che ispira i vari solisti all’opera che a loro volta riescono a dare il proprio meglio. Un grande classico assolutamente intramontabile dell’hard bop.

Tracklist:

  1. A Night in Tunisia (D. Gillespie, F. Paparelli) – 12:55
  2. Off the Wall (J. Griffin) – 7:16
  3. Theory of Art (B. Hardman) – 9:46
  4. Couldn’t It Be You? (A. Blakey, J. McLean) – 8:12
  5. Evans (S. Rollins) – 6:30
    Bonus tracks nella versione in CD:
  6. A Night in Tunisia [Alternate Take] (D. Gillespie, F. Paparelli) – 12:30
  7. Off the Wall [Alternate Take] (J. Griffin) – 7:21
  8. Theory of Art [Alternate Take] (B. Hardman) – 10:14

Musicisti:

  • Art Blakey – Batteria
  • Jackie McLean (Ferris Benda, in copertina) – Sax alto
  • Johnny Griffin – Sax tenore
  • Bill Hardman – Tromba
  • Sam Dockery – Piano
  • Spanky DeBrest – Contrabbasso

Art Blakey and The Jazz Messengers | Drum Suite

drum suite

Drum Suite è un album degli Art Blakey and The Jazz Messengers registrato in una doppia sessione (13 dicembre 1956 e il 22 febbraio 1957) e originariamente pubblicato dalla Columbia Records.

Drum Suite è un meraviglioso ibrido tra ritmi africani, latini e hard bop che prefigura il concetto “afro-beat” che sarebbe arrivato solo da lì a un decennio dopo. L‘energia pura e il suono intimo e fresco che riescono a sprigionare qui i Jazz Messengers (in due formazioni diverse) rendono questa sessione sorprendente. Ma ancora più sorprendente è che le tre parti che compongono la suite, The SacrificeCubano Chant Oscalypso, siano state registrate e destinate inizialmente ad essere “solo” take alternativi, mentre in seguito rientrarono giustamente in apertura di scaletta. L’album originale, infatti, prevedeva queste suite tamburo sul lato A (con Art Blakey alla batteria, Ray Bryant al piano, Oscar Pettiford al contrabbasso e al violoncello, Jo Jones alla seconda batteria, Charles “Specs” Wright alla terza batteria, ai timpani e al gong e Candido e Sabu Martinez ai bongos), mentre sul lato B tre tracce registrate sempre nel 1956 ma con un’altra formazione dei Messengers (sempre con Blakey alla guida, troviamo anche Bill Hardman alla tromba, Jackie McLean al sax alto, Sam Dockery al piano e Spanky DeBrest al contrabbasso).

Un disco innovativo per l’epoca e che suona ancora oggi vitale, potente e visionario, Drum Suite è una sorta di capolavoro perduto che merita un pubblico più vasto e molta più attenzione.

art blakey

Tracklist:

  1. The Sacrifice (A. Blakey) – 5:16
  2. Cubano Chant (R. Bryant) – 4:01
  3. Oscalypso (O. Pettiford) – 8:48
  4. Nica’s Tempo (G. Gryce) – 8:24
  5. D’s Dilemma (M. Waldron) – 8:32
  6. Just for Marty (B. Hardman) – 5:56

Musicisti:

  • Art Blakey – Batteria
  • Bill Hardman – Tromba (tracce 4-6)
  • Jackie McLean – Sax alto (tracce 4-6)
  • Ray Bryant – Piano (tracce 1-3)
  • Sam Dockery – Piano (tracce 4-6)
  • Spanky DeBrest – Contrabbasso (tracce 4-6)
  • Oscar Pettiford – Contrabbasso, Violoncello (tracce 1-3)
  • Jo Jones – Batteria (tracce 1-3)
  • Charles “Specs” Wright – Batteria, Timpani, Gong (tracce 1-3)
  • Candido, Sabu Martinez – Bongos (tracce 1-3)