Curtis Fuller’s Quintet with Benny Golson | Blues-ette

blues-ette

Blues-ette è un album nato dalla collaborazione tra il quintetto del trombonista americano Curtis Fuller e il sassofonista Benny Golson, registrato nella sessione unica del 21 maggio 1959 e pubblicato nello stesso anno dall’etichetta Savoy Records.

Questa rilassante e sublime sessione hard bop classica (così com’è definita dalla critica specializzata) è arricchita da un’intensità musicale raramente ascoltata altrove in quello stesso periodo. Il fatto che oltre allo stesso Fuller al trombone e a Golson al sax tenore, il quintetto comprenda anche Tommy Flanagan al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso e Al Harewood alla batteria, ha nutrito l’idea che questo disco abbia fatto da prova del nove per quello che sarebbe diventato poi il celebre Art Farmer & Benny Golson Jazzset (nonostante l’assenza di Farmer), che l’anno successivo avrebbe pubblicato il proprio album di esordio (Meet the Jazzset).

Benny Golson & Curtis Fuller

Per tornare a Blues-ette, la sua brillantezza si manifesta non solo all’interno dei singoli assoli, ma anche nelle dinamiche che fanno del gruppo un vero e proprio collettivo che sembra già ampiamente rodato, dando l’impressione a chi ascolta che i vari pezzi in scaletta (sei in tutto, tra cui due composizioni originali a testa per Fuller e Golson e due standard) possano essere suonati per ore senza nessun calo di interessa da parte dei musicisti. Brani estremamente orecchiabili, quindi, molti dei quali diventeranno degli standard e che in un primo momento sembrano essere basati su composizioni semplici, ma che ad un secondo e più attento ascolto esplodono letteralmente in tutta la loro ricchezza. Menzione d’onore, in questo senso, alla meravigliosa track title impreziosita dagli intensi assolo dei due band leader.

Per quanto riguarda le prestazioni individuali, le performance sfornate in quest’album sono interessati e tra le migliori che i vari membri all’opera abbiano sfornato (nonostante le loro ricche discografie individuali). E anche per questo si dice che ogni collezione jazz che si rispetti risulti gravemente incompleta senza questo disco.

curtis fuller

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Fuller, tranne dove indicato diversamente.

  1. Five Spot After Dark (B. Golson) – 5:18
  2. Undecided (S. Robin, C. Shavers) – 7:09
  3. Blues-ette (C. Fuller) – 5:31
  4. Minor Vamp (B. Golson) – 5:12
  5. Love Your Spell Is Everywhere (E. Goulding, E. Janis) – 7:07
  6. Twelve-Inch (C. Fuller) – 6:28

Musicisti:

  • Curtis Fuller – Trombone
  • Benny Golson – Sax tenore
  • Tommy Flanagan – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria

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My Favorite Things: Coltrane at Newport

my favorite things coltrane at newport

Pubblicato dalla Impulse! Records nel 2007, My Favorite Things: Coltrane at Newport raccoglie le performance dal vivo del sassofonista registrate al Newport Jazz Festival il 7 luglio del 1963 e il 2 luglio del 1965 (pezzi già inseriti in precedenti album).

I primi tre pezzi, tratti dalla sessione del ’63, furono originariamente inseriti negli album Newport ’63 (anche questo pubblicato postumo dalla Impulse nel 1993) e Selflessness: Featuring My Favorite Things (Impulse, 1969), con la differenza che Impressions è qui presente per la prima volta nella sua versione extended (quasi 24 minuti), che I Want to Talk About You si apre con l’introduzione sul palco di Willis Conover e che la meravigliosa My Favorite Things (estesa per l’occasione a 17 minuti) è una tra le più belle versioni live in circolazione.
Il cast all’opera è il classico quartetto di Coltrane con McCoy Tyner al piano e Jimmy Garrison alla batteria, ma una piccola variazione sulla batteria con Roy Haynes al posto di Elvin Jones (che non riuscì ad essere presente).

Il set di brani della sessione del ’65 componeva invece il lato A dell’album New Thing at Newport, pubblicato dalla Impulse nel 1966 (sul lato B erano presenti le performance del quartetto di Archie Shepp). Qui Elvin Jones prende di nuovo il proprio posto alla batteria e il quartetto firma One Down, One Up (in una versione breve da 12 minuti ripresa integralmente, nei suoi 27 minuti di durata, solo nel 2005 nell’album Live at the Half Note: One Down, One Up) e una seconda versione lunga di My Favorite Things.

john coltrane

Messi insieme, i due diversi set compongono un meraviglioso ed unico affresco che sottolinea i diversi approcci dei due batteristi all’opera e la visione completa che Coltrane riusciva ad avere (e ad imprimere) a quel punto della propria carriera.

Tracklist:
Le tracce dalla 1 all 3 sono state registrate dal vivo il 7 luglio 1963 al Newport Jazz Festival in Freebody park, nel Rhode Island. Le tracce dalla 4 alla 6 allo stesso Festival, ma nell’edizione del 2 luglio del 1965.

  1. I Want to Talk About You – 9:41
  2. My Favorite Things – 17:20
  3. Impressions – 23:30
  4. Spoken Introduction to John Coltrane’s Set By Father Norman O’Connor – 1:08
  5. One Down, One Up – 12:43
  6. My Favorite Things – 15:13

Musicisti:

  • John Coltrane – Sax tenore, Sax soprano
  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Roy Haynes – Batteria (tracce 1-3)
  • Elvin Jones – Batteria (tracce 5-6)

John Coltrane | Live at Birdland

coltrane live at birdland

Live at Birdland raccoglie una delle prestazioni live più note e amate del sassofonista John Coltrane, accompagnato dai suoi sidemen di fiducia: McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria.

Registrato presso il celebre Birdland di New York durante la notte dell’8 ottobre del 1963, e pubblicato subito dopo dalla Impulse, l’album in realtà presenta in scaletta solo tre pezzi (su cinque in totale) registrati dal vivo: versioni brillanti di Afro Blue (standard composto dal percussionista cubano Ramón “Mongo” Santamaría nel 1959 e arrangiato da Coltrane per la prima volta qui, se non ricordo male), I Want to Talk About You (versione che rispetto a quella originale, inserita nel disco Soultrane nel 1958, presenta un lungo assolo finale dello stesso Coltrane) e The Promise. Mentre i restanti due sono incisi in studio: Your Lady (la traccia più dolce del disco) e Alabama (composto da Coltranecome tributo ai quattro bambini rimasti uccisi il 15 settembre ’63 durante un attentato razzista ad opera del Ku Klux Klan in una chiesa battista nella cittadina di Birmingham, in Alabama“).

john coltrane

Come ebbe modo di scrivere LeRoi Jones nelle note del disco, Live at Birdland è una delle più belle e sentite testimonianze dal vivo del sassofonista, dove tutto è davvero vivo, compresi i suoni e le parole delle persone che erano lì quella sera, e dove la musica di Coltrane e socivi farà pensare a un sacco di cose strane e meravigliose.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Coltrane, tranne dove indicato diversamente.

  1. Afro Blue (M. Santamaria)  – 10:50
  2. I Want to Talk About You (B. Eckstine)  – 8:11
  3. The Promise – 8:10
  4. Alabama – 5:09
  5. Your Lady – 6:39
    Bonus track nella versione in CD:
  6. Vilia – 4:36

Musicisti:

  • John Coltrane – Sax tenore, Sax soprano
  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

McCoy Tyner | Today and Tomorrow

today and tomorrow

Registrato per la Impulse Records in una doppia sessione il 4 giugno 1963 e il 4 febbraio 1964, Today and Tomorrow è il quarto album in studio del pianista McCoy Tyner. La doppia personalità di quest’album vede, a otto mesi di distanza tra una registrazione e l’altra, tre pezzi realizzati da un intrigante sestetto all-stars (con John Gilmore al sax tenore, Thad Jones alla tromba, Frank Strozier al sax alto, Butch Warren al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria) e i restanti sei brani suonati con il trio “convenzionale” del pianista (con Jimmy Garrison al contrabbasso e Albert Heath alla batteria).

Mentre i pezzi in trio erano probabilmente avanzi di una passata sessione (su A Night in Tunisia, Tyner sembra partire con la Impressions di John Coltrane), nell’ensemble più ampio è presente un Thad Jones apparentemente co-leader (sia per essere il compositore di un pezzo, sia per lo spazio che vive qui come solista), seguito a meraviglia da Gilmore e Strozier in quello che la critica ha definito come il più improbabile trio front-line (vista la natura radicalmente individualista dei tre musicisti), ma nonostante ciò più brillante di quanto le aspettative avrebbero suggerito. Chiude il sestetto il validissimo apporto di Warren al contrabbasso (nella sua unica apparizione accanto a Tyner, quando ancora suonava con Coltrane) e di Elvin Jones alla batteria.

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Il gioiello di Today and Tomorrow è la lunga composizione di Tyner (10 minuti) Three Flowers, intorno alla quale il sestetto suona un modale in 3/4 caratterizzato da un’armonia sottile e un’agile linea melodica. Da sottolineare anche la Tit ‘n a Blues di Thad Jones (con un fenomenale assolo di Gilmore) e l’altra composizione di Tyner che apre il disco, Contemporary Focus, che sancisce tutta la forza modale del pianista.

A causa della doppia natura di Today and Tomorrow, anche i grandi devoti di Tyner parlano di quest’album con un certo senso di incompletezza ma che in definitiva non offusca un’opera musicale dal forte impatto emotivo.

Tracklist:

  1. Contemporary Focus (M. Tyner) – 8:27
  2. Tit ‘n a Blues (T. Jones) – 4:04
  3. Three Flowers (M. Tyner) – 10:07
  4. A Night in Tunisia (D. Gillespie) – 5:07
  5. Autumn Leaves (J. Kosma) – 6:02
  6. When Sunny Gets Blue (M. Fisher, J. Segal) – 4:40
  7. You’d Be So Nice to Come Home to (C. Porter) – 4:50
  8. Five Spot After Dark (B. Golson) – 4:50
  9. Flapstick Blues (M. Tyner) – 2:15

Musicisti:

Tracce 1-3

  • McCoy Tyner – Piano
  • John Gilmore – Sax tenore
  • Thad Jones – Tromba
  • Frank Strozier – Sax alto
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

Tracce 4-9

  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Albert Heath – Batteria

John Coltrane | Sun Ship

sun ship

Registrato il 26 agosto 1965, ma pubblicato postumo dalla Impulse! nel 1971, Sun Ship è un album di John Coltrane che approfondisce le tematiche free jazz già esplorate precedentemente nell’album Transition.

Sun Ship è uno uno degli ultimi album dove Coltrane incide con il suo storico quartetto, prima di iniziare un percorso di sperimentazione con una band da più elementi (sia McCoy Tyner sia Elvin Jones lasciarono la band l’anno successivo, nel 1966, interrompendo così quel prestigioso sodalizio durato quattro anni ma che aveva avuto il tempo di raggiungere una vitale identità collettiva).

Dalla pagina Wikipedia dedicata all’album:

Il sereno e rilassato andamento di ballate come Welcome viene qui trasformato in uno nuovo stile di “ballad” nei brani Dearly Beloved e Attaining. Questo particolare stile prevede un tempo di esecuzione molto lento, massiccia presenza della batteria, e un sound più “pesante” ed “intenso” rispetto a quello delle classiche ballate jazz. Come già in Psalm (da A Love Supreme), non esiste una vera e propria melodia, i pezzi si reggono su scale e accordi utilizzati per costruire un tema improvvisato. Gli assoli di Coltrane sulle tracce sono più estremi rispetto a quelli dei suoi primi album, e risentono dell’influenza degli stili di Albert Ayler e Pharoah Sanders, due guru della “New Thing”. Il titolo del disco, Sun Ship (“la nave solare“) potrebbe essere stato ispirato a Coltrane dalla concezione del free jazz di cui si faceva portavoce Sun Ra, con tutti i suoi rimandi alla science fiction e all’esistenza umana.

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Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Coltrane.

  1. Sun Ship – 6:12
  2. Dearly Beloved – 6:27
  3. Amen – 8:16
  4. Attaining – 11:26
  5. Ascent – 10:10

Musicisti:

  • John Coltrane – Sax tenore, Sax soprano
  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

John Coltrane | Ballads

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Ballads è un album del sassofonista John Coltrane registrato in tre sessioni diverse (il 21 dicembre del 1961 e il 18 settembre e il 13 novembre del 1962) e pubblicato dalla Impulse! Records nel 1963. Secondo il critico Gene Lees, il quartetto all’opera non aveva mai provato i brani prima e arrivò con gli spartiti negli studi di Van Gelder, a Englewood Cliffs, poco prima della registrazione ufficiale, dedicando alle prove soltanto una mezz’ora. Otto ballate in tutto, senza la presenza di composizioni originali, orchestrate musicalmente dal quartetto storico di Coltrane (con McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria), con la sola eccezione del brano It’s Easy to Remember (registrato in una data successiva) dove Reggie Workman prende il posto di Garrison.

Il critico musicale Sam Samuelson del sito AllMusic scrive:

Nella discografia di Coltrane ci sono una manciata di album decisivi e controversi che hanno spaccato in due critica e fan. Generalmente è accaduto soprattutto per le sue opere più tarde come Om o Ascension. Al contrario, Ballads è spesso criticato come album “troppo facile”, dove il musicista è stato accusato di essere sceso un po’ troppo a compromessi con la Impulse! (che aveva appena terminato il primo anno di contratto con lui) e di aver affrontato un disco che in realtà il musicista non voleva affatto realizzare (cospirazioni che oggi, fortunatamente, non circolano più). In risposta a questi critici che hanno trovato i suoi passati lavori complicati, con troppe note e dai concetti troppo sottili, Ballads è semplicemente un benissimo album dove Coltrane fa quello che ha sempre fatto: esplorare nuove strade e modalità in una ricerca inesauribile sulla via dell’illuminazione artistica e personale.

In Ballads, Coltrane guarda al lato più caldo del jazz. Un percorso che avrebbe segnato un paio di annate con le collaborazioni con Hartman (su John Coltrane & Johnny Hartman) e con Ellington (sul bellissimo Duke Ellington & John Coltrane). Ballads è un album per tutti, a volte persino prevedibile, ma profondamente introspettivo.

Tracklist:

  1. Say It (Over and Over Again) (J. McHugh) – 4:18
  2. You Don’t Know What Love Is (G. DePaul) – 5:15
  3. Too Young to Go Steady (J. McHugh) – 4:23
  4. All or Nothing at All (A. Altman) – 3:39
  5. I Wish I Knew (H. Warren) – 4:54
  6. What’s New? (B. Haggart) – 3:47
  7. It’s Easy to Remember (R. Rodgers) – 2:49
  8. Nancy (With the Laughing Face) (J. Van Heusen) – 3:10

Musicisti:

  • John Coltrane – Sax tenore, Sax soprano
  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso (tracce 1-6, 8)
  • Reggie Workman – Contrabbasso (traccia 7)
  • Elvin Jones – Batteria

[VIDEO] John Coltrane | Afro Blue

Afro Blue è uno standard jazz composto dal percussionista cubano Ramón “Mongo” Santamaría nel 1959. E’ divenuto uno standard per via delle svariate versioni e arrangiamenti che ne diede John Coltrane qualche anno dopo (per la prima volta sull’album live Coltrane Live at Birdland pubblicato con la Impulse! Records nel 1963).

La performance live in bianco e nero dalla data sconosciuta che trovi qui sopra vede Coltrane alle prese con il brano in questione, suonando fianco a fianco con il suo quartetto storico (McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria).