Roy Ayers | Virgo Vibes

Molto prima che cominciasse a sperimentare con la musica pop e disco, Roy Ayers era considerato uno dei giovani vibrafonisti più promettenti della scena jazz. Virgo Vibes, secondo album firmato da bandleader, in generale considerato tra i suoi migliori lavori, sta a testimoniarlo anche dal punto di vista compositivo (quattro dei cinque pezzi presenti in scaletta, sei su sette nella versione in CD, sono originali scritti da Ayers e dai membri della band). Registrato nella doppia sessione del 18 gennaio e 6 marzo 1967, il disco fu distribuito dalla Atlantic in quello stesso anno.

I musicisti all’opera, 10 in tutto che si alternano sempre in sestetto, rappresentano un cast forte e variegato, arricchito da alcuni autentici nomi di spicco: sui primi tre brani suonano con Ayers anche Charles Tolliver alla tromba, Joe Henderson al sax tenore, il “misterioso” e sconosciuto Ronnie Clark al piano (si tratta di Herbie Hancock sotto falso nome, anche se mi sfuggono le motivazioni per le quali decise di suonare in incognito), Reggie Workman al contrabbasso e Bruno Carr alla batteria.
Per i successivi brani 4 e 5 (e sulle due bonus tracks presenti solo nella versione in CD), Ayers e Tolliver rimangono al loro posto, mentre gli altri vengono sostituiti da Harold Land al sax tenore, Jack Wilson al piano, Buster Williams al contrabbasso e Donald Bailey alla batteria.

Quella che si ascolta in Virgo Vibes è principalmente musica hard bop avanzata, costellata da venature pacate e nostalgiche (esemplare, in questo senso, i sereni temi di Virgo Blues). Si tratta insomma di un album che restituisce agli ascoltatori un Ayers all’apice della propria espressività musicale, prima che divenisse celebre come artista R&B.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Ayers, tranne dove indicato diversamente. Le tracce dalla 4 alla 7 sono state registrate il 18 gennaio 1967 presso i Gold Star Studios di Los Angeles, mentre le prime tre il 6 marzo dello stesso anno a New York.

  1. The Ringer (C. Tolliver) – 7:36
  2. Ayerloom (R. Norman) – 5:19
  3. In the Limelight (G. Wilson) – 6:55
  4. Virgo Blues – 12:49
  5. Glow Flower – 7:48
    Bonus tracks nella versione in CD:
  6. Mine Royd – 5:08
  7. Number Seven – 7:45

Musicisti:

  • Roy Ayers – Vibrafono
  • Charles Tolliver – Tromba
  • Joe Henderson – Sax tenore (tracce 1-3)
  • Harold Land – Sax tenore (tracce 4-7)
  • Ronnie Clark – Piano (tracce 1-3)
  • Jack Wilson – Piano (tracce 4-7)
  • Reggie Workman – Contrabbasso (tracce 1-3)
  • Buster Williams – Contrabbasso (tracce 4-7)
  • Bruno Carr – Batteria (tracce 1-3)
  • Donald Bailey – Batteria (tracce 4-7)

Bobby Hutcherson | The Kicker

the kicker

The Kicker è un album che il vibrafonista americano Bobby Hutcherson registrò nella sessione del 29 dicembre del 1963, ma che la Blue Note pubblicò in edizione limitata solo trentasei anni dopo, alla fine del 1999.

Si può dire che questo disco, registrato in un periodo nel quale erano molto frequenti le collaborazioni tra Hutcherson e la Blue Note, è quasi diviso in due parti distinte.
Nella prima metà (lato A), il vibrafonista mette insieme tre brani autenticamente hard bop suonando in quintetto con Joe Henderson al sax tenore, Duke Pearson al piano, Bob Cranshaw al contrabbasso e Al Harewood alla batteria. Questa metà comincia con lo standard If Ever I Would Leave You che classicamente dovrebbe suonare come una ballata lenta, mentre Hutcherson e soci la trasformano qui in un energetico brano introduttivo di ben dieci minuti, e prosegue con Mirrors (composta originariamente dal batterista Joe Chambers che la registrò per la prima volta nel 1956) e For Duke P., un frizzante originale composto dallo stesso Hutcherson.

Nella seconda metà (lato B), al quintetto si aggiunge il chitarrista Grant Green che si ritaglia una fetta importante della scena, donando a tutti e tre i brani un’importante e solida base blueseggiante. Si parte con la primissima registrazione accreditata della bella The Kicker scritta da Joe Henderson, che divenne nota ben prima di questo rilascio perché inserita nella scaletta da Horace Silver nel suo album di grande successo Song for My Father del 1965. Si prosegue poi con un altro originale di Henderson, Step Lightly, della durata di ben quattordici minuti, e si chiude con la Bedouin del pianista Duke Pearson (e che Green si porterà dietro fino al 1979, inserendola nel suo album Matador).

bobby hutcherson

Pubblicato in edizione limitata all’interno della Blue Note Connoisseur Series, The Kicker risulta in verità un album dai toni pacati e piacevoli, ma in ogni caso tra i più interessanti di Hutcherson della prima metà degli anni ’60.

Tracklist:

  1. If Ever I Would Leave You (A. J. Lerner, F. Loewe) – 10:33
  2. Mirrors (J. Chambers) – 6:52
  3. For Duke P. (B. Hutcherson) – 7:54
  4. The Kicker (J. Henderson) – 6:07
  5. Step Lightly (J. Henderson) – 14:18
  6. Bedouin (D. Pearson) – 8:11

Musicisti:

  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Duke Pearson – Piano
  • Grant Green – Chitarra (tracce 4-6)
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria

Freddie Hubbard | Red Clay

red clay

Negli anni ’70, periodo foriero di sperimentazioni musicali e nuove correnti, il trombettista Freddie Hubbard registrò Red Clay, suo 17° album ufficiale in studio contraddistinto da una chiara matrice hard bop, ma profondamente influenzato dal soul e dal funk. Registrato nella tripla sessione del 27, 28 e 29 gennaio del 1970, fu poi pubblicato nello stesso anno dalla CTI (fu il primo sodalizio tra Hubbard e l’etichetta di proprietà di Creed Taylor) e segnò, musicalmente, il cammino che il trombettista avrebbe intrapreso per tutto quel decennio.

Altro punto degno di nota di Red Clay è che ad accompagnare Hubbard in questa sessione, sono autentici giganti del jazz come il sassofonista Joe Henderson, il pianista Herbie Hancock, il contrabbassista Ron Carter e il batterista Lenny White.
Tra le cinque composizione di Hubbard, brillanti melodie hard bop che si sposano a meraviglia con le prime sperimentazioni funky, spiccano in particolare la title track che apre il disco (ben 12 minuti di durata con un’apertura modale in 4/4 e un’affascinante parte da solista per il piano elettrico di Hancock, alternata alle meravigliose prestazione della coppia di fiati Hubbard/Henderson), Delphia, melodia blueseggiante che inizia come una lenta ballata per poi cambiare pelle, e The Intrepid Fox (il brano forse più apprezzato di tutto il disco), ispirato a certe partenze di Miles Davis e arricchito da cambi improvvisi radicati in un’architettura più bop.
Infine è da sottolineare che la rimasterizzazione in CD del disco è ulteriormente impreziosita dalla versione alternativa della title track (questa della durata di ben 18 minuti), registrata dal vivo il 19 luglio del 1971 durante il concerto presso il Southgate Palace di Los Angeles (cast all’opera diverso, qui, dove oltre a Hubbard alla tromba, troviamo
Stanley Turrentine al sax tenore, Johnny “Hammond” Smith al  piano elettrico, George Benson alla chitarra, Ron Carter al contrabbasso, Billy Cobham alla batteria e Airto Moreira alle percussioni).

freddie hubbard

Su AllMusic, il critico musicale Thom Jurek scrive:

“Questo disco è considerato uno dei momenti più belli di Freddie Hubbard come leader, in quanto rappresenta tutti i suoi punti di forza come compositore, solista e frontman. Su Red Clay, Hubbard combina un glorioso passato blueseggiante e bop con le innovazioni jazz fusion degli anni ’70. […] Questo è un classico, giù le mani.”

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Hubbard, tranne dove indicato diversamente.

  1. Red Clay – 12:11
  2. Delphia – 7:23
  3. Suite Sioux – 8:38
  4. The Intrepid Fox – 10:45
  5. Cold Turkey (J. Lennon) – 10:27
    Bonus track nella versione in CD:
  6. Red Clay [live] – 18:44

Musicisti:

  • Freddie Hubbard – Tromba
  • Joe Henderson – Sax tenore, flauto
  • Herbie Hancock – Piano elettrico, Organo
  • Ron Carter – Contrabbasso, Basso elettrico
  • Lenny White – Batteria

Traccia #6:

  • Freddie Hubbard – Tromba
  • Stanley Turrentine – Sax tenore
  • Johnny “Hammond” Smith – Organ, Piano elettrico
  • George Benson – Chitarra
  • Ron Carter – Contrabbasso
  • Billy Cobham – Batteria
  • Airto Moreira – Percussioni

Joe Henderson | In ‘n Out

in 'n out

Registrato il 10 aprile del 1964 e pubblicato dalla Blue Note nel gennaio 1965, In ‘n Out è il terzo album da solista di Joe Henderson che oltre al suo sax tenore e al veterano della tromba Kenny Dorham vede all’opera anche una straordinaria sezione ritmica composta da McCoy Tyner al piano, Richard Davis al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria.

Non c’è da meravigliarsi se la title track che apre il disco è orientata al sound di John Coltrane, nonostante Henderson riesca a rendere il tutto personalissimo, donando delle brillanti parti da solista e in particolare un assolo lungo e aggressivo, dimostrando ancora una volta la sua capacità di improvvisare in modo complesso anche su pezzi notoriamente semplici).
Tra le cinque composizioni, tra cui tre originali di Henderson e due di Dorham, spiccano il brano Punjab, dove viene fuori tutta la ricca inventiva del bandleader e la stilosa potenza musicale del trombettista,
l’ammaliante Serenity, con un lungo e ipnotico assolo centrale di Tyner, e la vivace Short Story che conferma appunto quanto pesi effettivamente questa sezione ritmica.

joe henderson

In ‘n Out è un grande classico del repertorio Blue Note che ogni appassionato dovrebbe voler ascoltare, perché raccoglie alcune delle più brillanti performance di Henderson e, più in generale, di un periodo tra i più creativi per il jazz.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Henderson, tranne dove indicato diversamente.

  1. In ‘N Out – 10:23
  2. Punjab – 9:07
  3. Serenity – 6:16
  4. Short Story (K. Dorham) – 7:10
  5. Brown’s Town (K. Dorham) – 6:23
    Bonus track nella versione in CD:
  6. In ‘N Out [Alternate Take] – 9:15

Musicisti:

  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Kenny Dorham – Tromba
  • McCoy Tyner – Piano
  • Richard Davis – Contrabbasso
  • Elvin Jones – Batteria

Ron Carter | All Blues

all blues

La maggior parte dei suoi dischi da solista Ron Carter li ha realizzati negli anni ’70. E All Blues, registrato in un’unica sessione il 24 ottobre 1973 per l’etichetta CTI, è uno dei più noti (insieme ad Uptown Conversation ed Alone Together) e, secondo la critica, uno dei migliori di Carter come bandleader.

All Blues mette sotto i riflettori un quartetto dinamico e compatto composto, oltre allo stesso Carter al contrabbasso, da Joe Henderson al sax tenore, Roland Hanna al piano (sostituito in un pezzo da Richard Tee al piano elettrico) e dal batterista Billy Cobham. Tutti e sei i pezzi, tra i quali quattro composizioni di Carter, una ballata e l’iconica title track firmata da Miles Davis, sono orientati ad un blues asciutto e senza sbavature. Importante il sax di Henderson che con i suoi soliti slanci d’improvvisazione bilancia il piano di Hanna che in alcuni punti appare invece sotto le righe.

ron carter

La qualità molto alta degli assolo e il feeling tra i vari musicisti fanno di All Blues un album di sicuro all’altezza delle aspettative per tutti i fan del jazz post bop.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Carter, tranne dove indicato diversamente.

  1. A Feeling – 3:23
  2. Light Blue – 6:47
  3. 117 Special – 7:06
  4. Rufus – 5:14
  5. All Blues (M. Davis) – 9:35
  6. Will You Still Be Mine (T. Adair, M. Dennis) – 3:56

Musicisti:

  • Ron Carter – Contrabbasso, Basso
  • Joe Henderson – Sax tenore (tracce 1, 3-5)
  • Roland Hanna – Piano (tracce 1-2, 4-5)
  • Richard Tee – Piano elettrico (traccia 3)
  • Billy Cobham – Batteria, Percussioni (tracce 1-5)

Horace Silver | Song for My Father

song for my father

Song for My Father è un album del pianista Horace Silver pubblicato dalla Blue Note Records nel 1965. Considerato tra le eccellenze hard bop dell’intero catalogo Blue Note, il disco rappresenta anche il picco di una discografia, quella di Silver, allora già costellata di grandi classici. Accanto al pianista troviamo all’opera uno strepitoso cast, composto dai suoi più stretti collaboratori di quegli anni, che suonano in quintetto alternandosi nelle due sessioni di registrazione che il disco raccoglie. Carmell Jones e Blue Mitchell alla tromba, Joe Henderson e Junior Cook al sax tenore, Teddy Smith e Gene Taylor al contrabbasso e Roger Humphries e Roy Brooks alla batteria.

Silver si è sempre dimostrato un maestro nel bilanciare ritmi e armonie complesse ottenendo risultati di rara raffinatezza e proprio in tal senso Song for My Father è probabilmente il suo disco più sofisticato. Parte del merito va anche alle tinte esotiche e agli affascinanti ritmi d’oltreoceano, come il classico bossa nova del brano che dà il titolo all’album, il tema orientale di Calcutta Cutie o quello tropicale di Que Pasa. Tra le composizioni originali vanno sottolineate la romantica e nostalgica Lonely Woman (di Silver), The Kicker, standard hard bop composto e introdotto da Joe Henderson , ma soprattutto la title track, Song for My Father, come da titolo dedicata al padre di Silver (ritratto anche sulla copertina in una foto risalente ad una decina di anni prima), resa di nuovo celebre anni dopo, ispirando il più grande successo pop degli Steely Dan, Rikki Don’t Lose That Number

horace silver

Song for My Father è un disco caldo e accogliente, un “must have” per tutti i collezionisti jazz e in particolare per i fan dell’hard bop più tradizionale.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Silver, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 all’8 sono stati registrati il 26 ottobre del 1964, il 9 e il 10 il 28 gennaio 1964.

  1. Song for My Father – 7:15
  2. The Natives Are Restless Tonight – 6:08
  3. Calcutta Cutie – 8:28
  4. Que Pasa – 7:45
  5. The Kicker (J. Henderson) – 5:24
  6. Lonely Woman – 7:03
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Sanctimonious Sam (M. Kaleem) – 3:51
  8. Que pasa? (Trio Version) – 5:34
  9. Sighin’ and Cryin’ – 5:22
  10. Silver Treads Among My Soul – 3:51

Musicisti:
Brani 1-2, 4-5

  • Horace Silver – Piano
  • Carmell Jones – Tromba
  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Teddy Smith – Contrabbasso
  • Roger Humphries – Batteria
Brani 3, 6-10
  • Horace Silver – Piano
  • Blue Mitchell – Tromba (eccetto brani 6-8)
  • Junior Cook – Sax tenore
  • Gene Taylor – Contrabbasso
  • Roy Brooks – Batteria

Qui trovi l’album completo in una playlist di Youtube, mentre qui sotto puoi ascoltare la title track da Spotify.

Kenny Dorham | Una Mas (One More Time)

una mas

Una Mas (One More Time) è un album del trombettista jazz Kenny Dorham pubblicato nel 1963 dalla Blue Note. Celebre soprattutto per rappresentare una delle ultime sessioni in studio guidate da Dorham (prima della sua graduale scomparsa dalla scena jazz nel ’64), questo disco raccoglie tre composizioni originali del trombettista (la title track Una Mas, Straight Ahead e Sao Paolo) e una ballata (If Ever I Would Leave You).

Quando si pensa ai grandi talent scout del jazz, il nome di Dorham è spesso ingiustamente trascurato. Molti musicisti poi divenuti famosi, hanno suonato con lui ancora giovani. A testimoniarlo è anche il cast all’opera proprio in quest’album: il sassofonista Joe Henderson, il contrabbassista Butch Warren e (poco prima di prendere parte al quintetto di Miles Davis) il pianista Herbie Hancock e il batterista Tony Williams.

Anche se l’intera scaletta di quattro brani è della durata totale di 37 minuti (breve, quindi, per gli standard dell’epoca), la musica risulta oscillante ed esplorativa, sicuramente all’altezza del potenziale espresso dai vari musicisti.

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Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Dorham, tranne dove indicato diversamente.

  1. Una Mas (One More Time) 15:19
  2. Straight Ahead 8:58
  3. Sao Paolo 7:20
  4. If Ever I Would Leave You (A. J. Lerner, F. Loewe) 5:07

Musicisti:

  • Kenny Dorham – Tromba
  • Herbie Hancock – Piano
  • Joe Henderson – Sax tenore
  • Butch Warren – Contrabbasso
  • Tony Williams – Batteria