Lou Donaldson | The Natural Soul

Registrato il 9 maggio del 1962, e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno, The Natural Soul è la seconda sessione che il sassofonista Lou Donaldson registrò in quintetto e in combo d’organo. Ad affiancarlo sul palco, formando un interessante quintetto, ci sono Tommy Turrentine alla tromba e il trio ufficiale del chitarrista Grant Green, con Big John Patton all’organo e Ben Dixon alla batteria (trio con organo tra i più diffusi di quel periodo che, a differenza di quello di Jimmy Smith, offriva un R&B meno virtuoso e più orecchiabile).

Il disco trova un Donaldson interessato a scavare in profondità tra le sfumature soul jazz, mettendo a punto una serie di registrazioni liriche dalle venature funky e con meno riferimenti hard bop di quanti ci si possa aspettare, dove lui e Turrentine suonano in modo rilassato, mentre il trio di Green tiene alti i toni anche grazie ad alcuni originali assolo individuali.
Le composizioni originali in scaletta, che formano la parte più saporita dell’album, non vanno troppo al di là di tempi blues e soul, ma forniscono una base eccellente per un groove caldo e passionale, partendo dalle propulsive Funky Mama e Spaceman Twist, passando dal funky energico di Sow Belly Blues e dal blues nostalgico dello standard That’s All, per chiudere di nuovo sul funky soul di Nice ‘n’ Greasy.

Secondo la critica specializzata, The Natural Soul riesce a tenere elevati gli standard che Donaldson stabilì con la sua prima incursione soul jazz, nell’album Here ‘Tis, divenendo così uno dei suoi migliori dischi dello stesso genere.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Donaldson, tranne dove indicato diversamente.

  1. Funky Mama (J. Patton) – 9:08
  2. Love Walked In (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:12
  3. Spaceman Twist – 5:38
  4. Sow Belly Blues – 10:13
  5. That’s All (A. Brandt, B. Haymes) – 5:36
  6. Nice ‘n’ Greasy (J. A. Acea) – 5:27
    Bonus track nella versione in CD:
  7. People Will Say We’re in Love (O. Hammerstein II, R. Rodgers) – 7:53

Musicisti:

  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Tommy Turrentine – Tromba
  • Grant Green – Chitarra
  • Big John Patton – Organo
  • Ben Dixon – Batteria

Art Blakey Quintet | A Night at Birdland vol. 1

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Pubblicato originariamente dalla Blue Note come LP da 10″ (45 giri) nel 1954 e successivamente da 12″ (33 giri) nel 1956, A Night at Birdland vol. 1 è un album che raccoglie le prestazioni dal vivo del quintetto di Art Blakey durante il concerto del 21 febbraio 1954 presso il Birdland di New York. Oltre allo stesso Blakey alla batteria, il quintetto in questione era all’epoca composto anche da Horace Silver al piano, Clifford Brown alla tromba, Lou Donaldson al sax alto e Curly Russell al contrabbasso.

Oltre a quello di lasciare il segno sulla scena hard bop, all’origine della fondazione dei Jazz Messengers, l’obiettivo di Blakey era quello di crescere sotto la propria ala protettrice i più validi e talentuosi giovani musicisti dell’epoca per prepararli al ruolo di leader e intraprendere le rispettive carriere musicali in tutta autonomia. Il fatto che in questa formazione fossero appunto presenti musicisti come Silver, Brown e Donaldson (tutti e tre all’inizio del proprio percorso da solista) dà solo parzialmente l’idea di cosa rappresenti questo quintetto (e delle meravigliose interazioni al suo interno) o dell’importanza che questa esperienza abbia avuto effettivamente sulle queste autentiche future star del jazz.

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Un ruolo molto importante viene giocato in particolare da Silver in quanto alcuni dei suoi contributi più importanti come compositore, sono presenti anche in questo disco. E’ il caso del brano Quicksilver o di Split Kick, in particolare, che oltre ad apriree l’album e ad essere introdotto brevemente dalla voce dal noto presentatore del Birdland Pee Wee Marquette (e successivamente campionato dagli US3 per la famosa Cantaloop – Flip Fantasia), è un brano puramente hard bop che dona ampio spazio alle linee soliste dei fiati. Mentre Mayreh, terza composizione di Silver, è invece una felice riarmonizzazione hard bop dello standard All God’s Children Got Rhythm.
Magistrale la versione da quasi 10 minuti di
A Night in Tunisia che si candida come una tra le più note e appassionanti versioni in circolazione di uno degli standard più suonati di sempre. Once in a While, infine, mette in mostra l’innata capacità di Brown di inventare o reinterpretare suoni o interi passaggi senza perdere mai di vista  le radici del brano (dolce e malinconico, in questo caso).
Sono infine da citare il take alternativo della Wee-Dot di J. J. Johnson e la traditional Blues, aggiunte solo nella versione rimasterizzata in digitale nel 1987.

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Secondo la critica specializzata, che questa volta è proprio il caso di citare, oltre a consolidare l’idea di quintetto per le future formazioni dei Jazz Messengers di Blakey, questa sessione (così come i successivi “volumi”) dà una scossa agli ascoltatori ponendo le basi per il modern jazz, definendone le dinamiche per i decenni a seguire.
A Night at Birdland vol. 1 è un disco da ascoltare e riascoltare per forza.

Tracklist:

  1. Announcement by Pee Wee Marquette – 0:58
  2. Split Kick (H. Silver) – 8:44
  3. Once in a While (B. Green, M. Edwards) – 5:18
  4. Quicksilver (H. Silver) – 6:58
    Brani aggiunti nella versione LP a 12″:
  5. A Night in Tunisia (D. Gillespie, F. Paparelli) – 9:20
  6. Mayreh (H. Silver) – 6:19
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Wee-Dot [Alternate Take] (J.J. Johnson, L. Parker) – 6:53
  8. Blues (Improvisation) (Traditional) – 8:37

Musicisti:

  • Art Blakey – Batteria
  • Horace Silver – Piano
  • Clifford Brown – Tromba
  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Curley Russell – Contrabbasso

Lou Donaldson | Gravy Train

gravy train

Registrato in studio il 27 aprile del 1961, e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note Records, Gravy Train è l’album di Lou Donaldson che sancisce il suo ritorno presso l’etichetta dopo un paio di ispiratissimi anni con la EMI (con la quale pubblicò una bella coppia di capolavori: Sunny Side Up e Here ‘Tis).

In questo disco troviamo all’opera un affiatato quintetto che oltre allo stesso Donaldson al sax alto, vede anche Herman Foster al piano, Ben Tucker al contrabbasso, Dave Bailey alla batteria e Alec Dorsey alle congas.
Vista l’eccezionale verve soul jazz di Donaldson dei primi anni ’60, questo disco in realtà rientra in questo stile meno di quanto ci si possa aspettare. La maggior parte del materiale in scaletta è dedicata infatti a ballate pop e ad alcuni standard mid-tempo, anche se per il resto si respira una meravigliosa e rilassata aria blues di stampo classico. Merito anche di Foster, pianista di fiducia di Donaldson che rispetto alle loro precedenti collaborazioni qui trova più spazio per i propri assolo (dinamica e gioiosa la sua interpretazione nel brano Twist Time) e del particolare sapore che aggiungono ad alcuni pezzi le congas di Dorsey (che più che accompagnare, donano una verve più stilosa, come nel caso di South of the Border, Avalon o Glory for Love).

lou donaldson

Si dice che tutte le sessioni di Donaldson risalenti a questo periodo abbiano momenti imprescindibili per gli appassionati del sassofonista. In tal caso Gravy Train non fa di certo eccezione. Anzi.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Donaldson, tranne dove indicato diversamente.

  1. Gravy Train – 8:14
  2. South of the Border (M. Carr, J. Kennedy) – 5:31
  3. Polka Dots and Moonbeams (J. Burke, J. Van Heusen) – 4:59
  4. Avalon (B. DeSylva, A. Jolson, V. Rose) – 4:15
  5. Candy (M. David, A. Kramer, J. Whitney) – 9:18
  6. Twist Time – 6:47
  7. Glory of Love (B. Hill) – 4:04
    Bonus tracks nella versione in CD:
  8. Gravy Train [Alternate Take] – 7:30
  9. Glory of Love [Alternate Take] – 3:49

Musicisti:

  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Herman Foster – Piano
  • Ben Tucker – Contrabbasso
  • Dave Bailey – Batteria
  • Alec Dorsey – Congas (eccetto traccia 3)

Lou Donaldson | A Man With a Horn

a man with a horn

A Man With a Horn è un album del sassofonista Lou Donaldson che raccoglie due sessioni registrate per la Blue Note, una il 25 settembre 1961 e l’altra il 7 giugno 1963. Rimaste inedite per quasi quarant’anni, l’etichetta le ha pubblicate in questo disco solo nel 1999 direttamente nella versione rimasterizzata in digitale.

Nella prima sessione, composta da cinque pezzi, Donaldson è accompagnato da Brother Jack McDuff all’organo, Grant Green alla chitarra e Joe Dukes alla batteria, mentre nella seconda, che raccoglie gli altri quattro brani (alternati in scaletta con i precedenti), troviamo Irvin Stokes alla tromba, Big John Patton all’organo, ancora Green alla chitarra e Ben Dixon alla batteria.

La musica di A Man With a Horn è prevalentemente dolce e rilassata, con sei delle nove tracce che veleggiano tra l’hard bop e il soul jazz, dalle ballate al blues lento. Tuttavia, secondo la critica, le vere sorprese del disco sono rappresentate dall’occasionale funky up-tempo My Melancholy Baby (bellissimo lo scambio di fraseggio tra sax, chitarra e tromba) e dai due originali composti da Donaldson, Soul Meetin’ e Hipty Hop (su quest’ultima però è straniante, opinione di chi scrive, l’apporto sopra le righe di Patton all’organo durante i primi minuti).

Lou Donaldson

Tracklist:
I brani 1, 3, 5, 7 e 9 sono stati registrati il 25 settembre 1961, il 2, 4, 6 e 8, il 7 giugno 1963.

  1. Misty (J. Burke, E. Garner) – 8:32
  2. Hipty Hop (L. Donaldson) – 5:46
  3. Please (R. Rainger, L. Robin) – 6:09
  4. My Melancholy Baby (E. Burnett, G. Norton) – 6:31
  5. The Man With the Horn (E. DeLange, J. Jenney, B. Lake) – 5:49
  6. Cherry Pink (and Apple Blossom White) (L. Guglielmi) – 4:24
  7. Prisoner of Love (R. Columbo, C. Gaskill, L. Robin) – 5:12
  8. Soul Meetin’ (L. Donaldson) – 7:13
  9. Stardust (H. Carmichael, M. Parish) – 6:12

Musicisti:

Tracce 1, 3, 5, 7, 9

  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Brother Jack McDuff – Organo
  • Grant Green – Chitarra
  • Joe Dukes – Batteria

Tracce 2, 4, 6, 8

  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Irvin Stokes – Tromba
  • Big John Patton – Organo
  • Grant Green – Chitarra
  • Ben Dixon – Batteria

Lou Donaldson | Here ‘Tis

here 'tis

Con un certo numero di capolavori realizzati negli ultimi quattro anni (Lou Takes Off, Blues Walk o Sunny Side Up) con l’album Here ‘Tis (Blue Note, 1961) il sassofonista Lou Donaldson registra una sessione soul jazz contaminata dal funky e costellata da oscillazioni più complesse e ricamate rispetto al passato. A supporto di Donaldson, un terzetto di sidemen con il quale può vantare una meravigliosa interazione: Grant Green alla chitarra, Baby Face Willette all’organo e Dave Bailey alla batteria.

Il critico Stephen Thomas Erlewine del sito AllMusic, scrive:

“Mentre si destreggia tra l’hard bop e il soul, Donaldson rivela un’ottima vena blues mantenendo i soliti attacchi vigorosi che hanno definito il suo miglior bop. In questo caso, la performance del sassofonista è tra le sue migliori dedicate al soul-jazz.”

Il quartetto all’opera sa come mantenere un passo grintoso e flessibile e tutti hanno un proprio spazio per cimentarsi in assolo personali. In particolare risultano memorabili quelli di Green (creatività e pulizia del suono) e di Willette (ritmico ed energico, e ben capace di saltare dal soul al blues lento).

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Il talento combinato di questi quattro musicisti fa di Here ‘Tis un’eccezionale sessione di registrazione che segna, all’alba degli anni ’60, un certo buon modo di fare soul-jazz.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Donaldson, tranne dove indicato diversamente. Tutte le tracce sono state registrate il 23 gennaio del 1961.

  1. A Foggy Day (G. Gershwin, I. Gershwin) – 6:38
  2. Here ‘Tis – 9:25
  3. Cool Blues (C. Parker) – 6:53
  4. Watusi Jump – 7:32
  5. Walk Wid Me – 8:36

Musicisti:

  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Baby Face Willette – Organo
  • Grant Green – Chitarra
  • Dave Bailey – Batteria

Lou Donaldson | Lou Takes Off

lou takes off

Lou Takes Off è un album del sassofonista Lou Donaldson registrato il 15 dicembre del 1957 e pubblicato dalla Blue Note Records l’anno successivo, nel ’58. Il disco raccoglie le performance del sestetto di Donaldson composto anche da Donald Byrd alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Sonny Clark al piano, George Joyner al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.

Sebbene venga considerato uno dei “Bird’s Children”, cioè fortemente influenzato da Charlie Parker (e all’epoca non erano pochi, soprattutto tra i contraltisti, i cossiddetti “figli” di Bird), Lou Donaldson qui sembra assorbire e sintetizzare altre influenze pre Parker (Johnny Hodges e Benny Carter su tutti). Questa sessione segna un periodo particolare della sua carriera musicale che di lì a poco sarebbe stata testimone di un cambiamento stilistico che dal bop passò ad un rhythm & blues dall’enfasi più marcata. Nei brani si corre lungo le strade di un bebop purissimo e di un blues piuttosto caratteristico del periodo hard bop. Ottima rivisitazione, e non a caso, la Parkeriana Dewey Square, i tempi serrati dell’originale di Donaldson Sputnik e la giocosa e brillante interazione dei fiati nella Groovin’ High di Gillespie.

Nel complesso, secondo la critica di settore, Lou Takes Off è un disco solido con un grado di oscillazione notevole e un alto, squisito livello sonoro.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Donaldson, tranne dove indicato diversamente.

  1. Sputnik – 10:05
  2. Dewey Square (C. Parker) – 7:16
  3. Strollin’ In – 14:34
  4. Groovin’ High (D. Gillespie) – 6:22

Musicisti:

  • Lou Donaldson – Sax alto
  • Donald Byrd – Tromba
  • Curtis Fuller – Trombone
  • Sonny Clark – Piano
  • George Joyner – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

Jimmy Smith | House Party

house party

House Party è un album dell’organista jazz americano Jimmy Smith pubblicato nel 1958 dalla Blue Note Records e nato da due diverse sessioni registrate presso le Manhattan Towers di New York il 24 agosto del 1957 e il 25 febbraio del 1958 (e dalle quali nacque anche il successivo album di Smith, The Sermon!).

Il cast all’opera nella prima delle due sessioni è composto da Lee Morgan alla tromba, George Coleman al sax alto, Curtis Fuller al trombone, Eddie McFadden e Kenny Burrell alla chitarra e Donald Bailey alla batteria. Nei tre brani registrati nella seconda sessione, invece, sono presenti Lou Donaldson al sax alto, Tina Brooks a quello tenore e l’onnipresente Art Blakey alla batteria.

Au Privave, versione del noto standard di Charlie Parker, è un pezzo raffinato e indiscutibilmente bop guidato con maestria da Smith, grazie anche al notevole apporto di Burrell e Blakey nella sezione ritmica. I suoi 15 minuti di durata fanno di questo brano di apertura la più alta prestazione del disco. In Lover Man la guida sincera e profonda di Donaldson è ammaliante, conducendo il tutto senza mai togliere spazio alle liriche progressioni di Smith. Just Friends è un gioiello che comincia con un monologo di McFadden ma che presto dona spazio ad ogni membro per rivelare la propria identità sia come musicista corale sia come solista. Blues After All, un originale composto da Burrell, è un giro soul che offre probabilmente il bop più sublime e raffinato di tutto l’album.

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Concludendo, House Party è un album pungente e incisivo, geniale per tanti versi. Una vera esperienza d’ascolto.

Tracklist:
I brani 3 e 4 risalgono alla prima sessione del 24 agosto del 1957. I brani 1, 2 e 5 a quella del 25 febbraio del 1958. Nella versione in CD pubblicata nel 2000 sempre dalla Blue Note è stata aggiunta come bonus track la versione di Smith dello standard Confirmation di Charlie Parker.

  1. Au Privave (C. Parker) – 15:09
  2. Lover Man (J. Davis, R. Ramirez, J. Sherman) – 7:00
  3. Just Friends (J. Klenner, S. M. Lewis) – 15:15
  4. Blues After All (K. Burrell) – 6:06
    Bonus track nella versione in CD:
  5. Confirmation (C. Parker) – 10:34

Musicisti:

  • Jimmy Smith – Organo
  • Lee Morgan – Tromba (tracce 1, 3-5)
  • Curtis Fuller – Trombone (tracce 3-4)
  • George Coleman – Sax alto (tracce 3-4)
  • Lou Donaldson – Sax alto (tracce 1, 2, 5)
  • Tina Brooks – Sax tenore (tracce 1, 5)
  • Kenny Burrell – Chitarra (tracce 1, 4, 5)
  • Eddie McFadden – Chitarra (tracce 2-3)
  • Donald Bailey – Batteria (tracce 2-4)
  • Art Blakey – Batteria (tracce 1, 5)