The Modern Jazz Quartet | Pyramid

pyramid

Pubblicato dalla Atlantic nel 1960, Pyramid è un album del meraviglioso ensemble Modern Jazz Quartet  che raccoglie alcune performance registrate in due sessioni, una del 22 agosto 1959 e una del 15 gennaio 1960.

Nel periodo in cui lo stile del quartetto fiorisce e si fa spazio tra i grandi nomi del jazz dell’epoca, e con già alle spalle una serie di lavori di grande prestigio (vedi Django), Milt Jackson al vibrafono, John Lewis al piano, Percy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria, sfornano questo paio di sessioni tra le più solide di quel periodo.
In scaletta si può trovare una versione fantasiosa e breve della Vendome di Lewis, la title track Pyramid (Blues for Jumior) di Brown (il pezzo più lungo del disco, con i suoi undici minuti di durata) e la celebre Django, sempre firmata da Lewis.
Tra le composizioni non del gruppo, troviamo poi gli standard It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing) di Duke Ellington, il classico How High the Moon (già interpretata, qualche anno prima, da Les Paul, Sarah Vaughan e Chet Baker) e la Romaine di Jim Hall che chiude il disco.

The Modern Jazz Quartet

Secondo la critica specializzata, il Modern Jazz Quartet divenne un’istituzione del jazz proprio a partire da quest’album con una serie di prestazioni creative e stimolanti (così come già lo furono, tra l’altro, quelle dei loro lavori precedenti). Un gran bel disco.

Tracklist:

  1. Vendome (J. Lewis) – 2:30
  2. Pyramid (Blues for Junior) (R. Brown) – 10:46
  3. It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing) (D. Ellington, I. Mills) – 5:02
  4. Django (J. Lewis) – 4:36
  5. How High the Moon (N. Hamilton, M. Lewis) – 6:15
  6. Romaine (J. Hall) – 7:28

Musicisti:

  • Milt Jackson – Vibrafono
  • John Lewis – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Connie Kay – Batteria

Hank Mobley and His All Stars

hank mobley and his all stars

Da molti considerato un pezzo importantissimo dell’hard bop di fine anni ’50, Hank Mobley and His All Stars è un album del sassofonista americano registrato nell’unica sessione del 13 gennaio 1957 e pubblicato dalla Blue Note Records nello stesso anno. Il titolo si deve allo straordinario cast all’opera, un quintetto di altissimo livello che oltre allo stesso Mobley al sax tenore è composto anche da Milt Jackson al vibrafono, Horace Silver al piano, Doug Watkins al contrabbasso e Art Blakey alla batteria.

In scaletta sono presenti cinque brani (tutte composizioni originali di Mobley) tra i quali va sottolineata di sicuro la lirica Mobley’s Musings. Nonostante nessuno dei pezzi sia mai diventato uno standard, rimangono in ogni caso interessanti soprattutto per via dei cambi d’accordo e per le melodie. L’attenzione va costantemente rivolta alle parti da solista dei vari sideman (anche se in particolare va premiata la ruggente inventiva di Blakey), i quali riescono a fare del proprio meglio in occasione di questa sessione.

hank mobley

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Mobley.

  1. Reunion – 6:55
  2. Ultra Marine – 6:39
  3. Don’t Walk – 7:50
  4. Lower Stratosphere – 10:38
  5. Mobley’s Musings – 6:04

Musicisti:

  • Hank Mobley – Sax tenore
  • Milt Jackson – Vibrafono
  • Horace Silver – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

The Modern Jazz Quartet | Django

django

Django è un album del Modern Jazz Quartet pubblicato dalla Prestige Records nel 1956. Il quartetto all’opera è quello originario con Milt Jackson al vibrafono, John Lewis al piano, Percy Heath al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria (qui ad una delle sue ultime prove con il quartetto, prima di essere definitivamente sostituito da Connie Kay). La tracklist di otto brani raccoglie le registrazioni effettuate in tre diverse sessioni: la prima, risalente al giugno 1953, diede vita ai brani The Queen’s Fancy, Delauney’s Dilemma, Autumn In New York e But Not for Me, mentre nelle successive due nacquero i rimanenti brani, Django, One Bass Hit e Milano nel dicembre 1954 e La Ronde Suite nel gennaio 1955.

Il brano che dà il titolo all’intero album, Django, è una delle composizioni più celebri di John Lewis ed è dedicata naturalmente alla memoria del chitarrista zingaro franco-belga Django Reinhardt, all’epoca scomparso di recente. Il pezzo è un vero e proprio inno alla sua enigmatica essenza gipsy ed è illustrato a meraviglia soprattutto da Milt Jackson e dalla sua riflessiva e raffinata nenia d’apertura.

Da Wikipedia:

Altro brano “dedicato” è Delauney’s Dilemma, uno scherzoso tributo all’omonimo critico jazz francese. La lunga La Ronde Suite è praticamente una versione dello standard jazz Two Bass Hit, scritto da Lewis per Dizzy Gillespie. Curiosamente, l’album comprende anche la cover di One Bass Hit, brano composto in origine proprio da Gillespie. Sul disco si può chiaramente sentire Milt Jackson che canticchia e borbotta in sottofondo ai pezzi più lenti: la cover di But Not For Me di George Gershwin, lo standard Autumn In New York di Vernon Duke e il brano Milano, composto da Lewis in omaggio alla città italiana (dove ai tempi il jazz era molto popolare).

modern jazz quartet

In tutto il disco vive un notevole, clamoroso tocco mediterraneo che si alterna all’indiscutibile grazia di alcuni assolo prodotti dai vari musicisti.
E a tal proposito la critica specializzata parla del Modern Jazz Quartet come di un fiorire di varietà e stili e che proprio in questo disco raccoglie alcune delle proprie migliori performance di sempre.

Tracjklist:
Tutte le composizioni sono di Lewis, tranne dove indicato diversamente.

  1. Django – 7:03
  2. One Bass Hit (D. Gillespie) – 2:59
  3. La Ronde Suite – 9:38
  4. The Queen’s Fancy – 3:12
  5. Delauney’s Dilemma – 4:01
  6. Autumn in New York (V. Duke) – 3:40
  7. But Not for Me (G. Gershwin, I. Gershwin) – 3:44
  8. Milano – 4:23

Musicisti:

  • Milt Jackson – Vibrafono
  • John Lewis – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria

Sonny Rollins with The Modern Jazz Quartet

sonny rollins with the modern jazz quartet

Sonny Rollins with the Modern Jazz Quartet, conosciuto anche con il titolo Sonny & the Stars, è un album del sassofonista Sonny Rollins pubblicato dalla Prestige nel 1956. Il disco raccoglie appunto le sue performance in collaborazione con il Modern Jazz Quartet (John Lewis al piano, Milt Jackson al vibrafono, Percy Heath al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria) e alcune delle sue prime sessioni come bandleader per la Prestige, con Kenny Drew al piano (sostituito nell’ultima traccia dalla guest star d’eccezione Miles Davis, in una delle sue rare registrazioni al piano) e Art Blakey alla batteria (sostituito su un brano da Roy Haynes).

A parte le cinque composizioni originali scritte dallo stesso Rollins, la scaletta omprende anche una serie di solidi standard (tra tutti, In the Sentimental Mood di Ellington e la With a Song in My Heart di Hart & Rodgers) e il brano di Miles Davis, I Know, dove, come detto sopra, Davis lascia occasionalmente la tromba per sedersi al piano. Questo brano è da sottolineare anche perché oltre a rappresentare la prima collaborazione di Davis con Rollins è anche la sua prima registrazione in assoluto con la Prestige.

sonny rollins

Sonny Rollins with the Modern Jazz Quartet è un disco meravigliosamente bop e vivace con qualche picco di malinconico ottimismo.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Rollins, tranne dove indicato diversamente. Il brano 13 è stato registrato il 17 gennaio del 1951; i brani dal 5 al 12, il 17 dicembre dello stesso anno; i primi quattro brani, il 7 ottobre del 1953.

  1. The Stopper – 2:59
  2. Almost Like Being in Love (A.J. Lerner, F. Loewe) – 3:26
  3. No Moe – 3:32
  4. In a Sentimental Mood (D. Ellington, M. Kurtz, I. Mills) – 3:20
  5. Scoops – 2:16
  6. With a Song in My Heart (L. Hart, R. Rodgers) – 3:08
  7. Newk’s Fadeaway – 3:15
  8. Time on My Hands (H. Adamson, M. Gordon, V. Youmans) – 2:42
  9. This Love of Mine (S. Parker, H. W. Sanicola Jr., F. Sinatra) – 2:26
  10. Shadrack (R. MacGimsey) – 2:35
  11. On a Slow Boat to China (F. Loesser) – 2:41
  12. Mambo Bounce – 2:25
  13. I Know (M. Davis) – 2:32

Musicisti:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • John Lewis – Piano (tracce 1-4)
  • Kenny Drew – Piano (tracce 5-12)
  • Miles Davis – Piano (traccia 13)
  • Milt Jackson – Vibrafono (tracce 1-4)
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria (tracce 1-4)
  • Art Blakey – Batteria (tracce 5-12)
  • Roy Haynes – Batteria (traccia 13)

Milt Jackson Quintet Live at the Village Gate

live at the village gate

Registrato il 9 dicembre del 1963 presso il Village Gate di New York e pubblicato in seguito dalla Riverside, Milt Jackson Quintet Live at the Village Gate è un album live del vibrafonista jazz Milt Jackson in collaborazione con il sassofonista Jimmy Heath. Le sessioni di Milt Jackson al di fuori del Modern Jazz Quartet hanno sempre avuto un occhio di riguardo ad un hard-swinging lineare e melodico attraverso interessanti cambi di accordo e incantevoli dichiarazioni d’amore per le ballate più riflessive. Jackson ha sempre avuto un occhio di riguardo per le sue collaborazioni con vari tenoristi, ma con Jimmy Heath, che in quest’album è protagonista quanto lui, costruì una rapporto privilegiato che portò a questo bellissimo disco e, un anno più tardi, ad uno dei capolavori più riconosciuti di Jackson, In a New Settings.

Live al Village Gate è un disco sopra le righe dove Jackson e Heath, in compagnia del pianista Hank Jones, del contrabbassista Bob Cranshaw e del batterista Al “Tootie” Heath, dialogano armoniosamente tra loro oscillando tra ballate e magnifici standard blues (ascolta la Little Girl Blue di Hart e Rodgers in fondo al post).

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Jackson, tranne dove indicato diversamente.

  1. Bags of Blues – 7:44
  2. Little Girl Blue (L. Hart, R. Rodgers) – 4:27
  3. Gemini (J. Heath) – 9:41
  4. Gerri’s Blues – 7:41
  5. Time After Time (S. Cahn, J. Styne) – 4:33
  6. Ignunt Oil – 7:05
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Willow Weep for Me (A. Ronell) – 4:45
  8. All Members (J. Heath) – 7:09

Musicisti:

  • Milt Jackson – Vibrafono
  • Jimmy Heath – Sax tenore
  • Hank Jones – Piano
  • Bob Cranshaw – Contrabbasso
  • Albert Heath – Batteria

Milt Jackson Sextet | Invitation

invitation

Invitation è un album del vibrafonista Milt Jackson realizzato in collaborazione con il suo sestetto ufficiale e pubblicato nel 1962 dalla Riverside. Registrato presso i Plaza Sound Studios di New York in tre diverse sessioni (30 agosto, 31 ottobre e 7 novembre 1962, ad un anno appena dal bellissimo Bags Meets Wes! in collaborazione con il chitarrista Wes Montgomey), quest’album affonda le radici in un post-bop classico e vede all’opera Kenny Dorham alla tromba (che cede lo strumento a Virgil Jones su un paio di brani), Tommy Flanagan al piano, Jimmy Heath al sax tenore, Ron Carter al contrabbasso e Connie Kay alla batteria. Inutile negare il ruolo di protagonista allo stesso Jackson che regala a questo set di brani il suo timbro oscillante e distintivo e una serie di notevoli interazioni con gli altri musicisti, in particolare sulle uniche due composizioni originali del vibrafonista (The Sealer e Poom-A-Loom) e sulla Ruby, My Dear  di Thelonious Monk.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Jackson, tranne dove indicato diversamente. Nella ristampa in CD sono state inserite le versioni alternative di Ruby, My Dear (take 5) e None Shall Wander (take 6).

  1. Invitation (B. Kaper, P. F. Webster) – 3:55
  2. Too Close for Comfort (J. Bock, L. Holofcener, G. D. Weiss) – 5:15
  3. Ruby, My Dear [Take 6] (T. Monk) – 4:27
  4. The Sealer – 6:32
  5. Poom-A-Loom – 6:56
  6. Stella by Starlight (N. Washington, V. Young) – 4:00
  7. Ruby (T. Monk) – 5:53
  8. None Shall Wander [Take 8] (K. Dorham) – 3:55

Musicisti:

  • Milt Jackson – Vibrafono
  • Kenny Dorham – Tromba
  • Virgil Jones – Tromba (tracce 2 e 6)
  • Jimmy Heath – Sax tenore (tracce 1, 3-5 & 7-10)
  • Tommy Flanagan – Piano
  • Ron Carter – Contrabbasso
  • Connie Kay – Batteria

Miles Davis | Bags’ Groove

bags groove

Bags’ Groove è un album di Miles Davis pubblicato nel 1957 dalla Prestige Records. La sua genesi è un po’ controversa. Cerco di spiegartela al meglio che posso, con l’aiuto di Wikipedia.

Nel settembre del 1957 la Prestige pubblicò l’album Miles Davis & the Modern Jazz Giants, uno dei primi e rari esempi di LP a 16 giri. Il disco, della durata straordinaria di 80 minuti, raccoglieva brani registrati in due diverse sessioni, entrambe risalenti al 1954, con due diverse formazioni. La prima, del 29 giugno, fu realizzata con Sonny Rollins al sax tenore, Horace Silver al piano e con la sezione ritmica del Modern Jazz Quartet formata da Percy Heath al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria. La seconda sessione, del 24 dicembre, fu registrata con Milt Jackson al vibrafono, Thelonious Monk al piano e di nuovo Heath al contrabbasso e Clarke alla batteria (tracce originariamente pubblicate dalla Prestige nel ’55 in due album, Miles Davis All Stars Vol. 1 e Vol. 2).

Ed eccoci al dunque. Alla fine del ’57 una parte di tutto il materiale citato sopra, raccolto appunto nel disco Miles Davis & the Modern Jazz Giants, fu pubblicato in un normale 33 giri che prese il titolo dal brano composto da Milt Jackson, Bags’ Groove, nel quale furono inserite anche due lunge versioni alternative della title track e i brani registrati nella prima sessione (con Rollins e Silver). Bags’ Groove venne accreditato al solo Miles Davis (riportando in ogni caso anche i nomi degli altri musicisti), ma sul retro compariva come Miles Davis and the Morden Jazz Giants, come per il disco originale a 16 giri uscito in precedenza.

Curiosità da Wikipedia:

L’incisione di Bags’ Groove in dicembre fu segnata da un particolare episodio. Miles Davis chiese a Thelonious Monk di non suonare durante i suoi assoli perché non gli piaceva il modo di accompagnare di Monk e il pianista ne fu offeso. Miles dice che il dissapore fu di breve durata, ma il fatto venne riportato sulle note di copertina dal critico Ira Gitler. Si disse che Monk aveva cercato di picchiare Miles, fatto che entrambi i protagonisti smentirono in maniera abbastanza divertita, vista la sproporzione fisica tra Monk, che era gigantesco, e Miles, che fisicamente era piuttosto esile.

miles davis

In pratica ci sono parecchi motivi per cui Bags’ Groove rimane una pietra miliare del genere post-bop. A parte la leggenda metropolitana di cui sopra, va sottolineata la complicità quasi telepatica tra Miles Davis e Sonny Rollins o la straordinaria capacità di Horace Silver di fornire una serie di grandi progressioni al piano senza mai risultare invadente.

Secondo Lindsay Planer, critico di Allmusic, Bags’ Groove dovrebbe essere considerato una pietra miliare da tutti i collezionisti jazz. Allo stesso modo, tanto il neofita quanto l’appassionato, in questo disco troveranno molto da scoprire o riscoprire.

Tracklist:

  1. Bags’ Groove [Take 1] (Milt Jackson) – 11:12
  2. Bags’ Groove [Take 2] – 9:20
  3. Airegin (Sonny Rollins) – 4:57
  4. Oleo (Sonny Rollins) – 5:10
  5. But Not for Me [Take 2] (G. Gershwin, I. Gershwin) – 4:34
  6. Doxy (Sonny Rollins) – 4:51
  7. But Not for Me [Take 1] – 5:42

Musicisti:

Sessione #1: 29 giugno 1954
  • Miles Davis – Tromba
  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Horace Silver – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria
Sessione #2: 24 dicembre 1954
  • Miles Davis – Tromba
  • Milt Jackson – Vibrafono
  • Thelonious Monk – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria