The Return of Howard McGhee

the return of howard mcghee

Registrato il 22 ottobre del 1955 e pubblicato dall’etichetta Bethlehem nello stesso anno, quello che rende The Return of Howard McGhee un album molto speciale, a parte le agili prestazioni da solista del trombettista americano (McGhee è stato modello e faro illuminante per i virtuosi del suo stesso strumento della generazione subito successiva, come nel caso di un allora giovane Kenny Dorham), è anche un quintetto variegato e davvero particolare che vede anche Sahib Shihab al sax baritono, Duke Jordan al piano, Percy Heath al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Ma il termine “ritorno” è anche più letterale, in quanto McGhee non registrava sessioni in studio da più di sette anni (il suo primo disco da leader, Howard McGhee and Milt Jackson, fu registrato nel 1948 ma pubblicato solo nel ’55, qualche mese prima di questo).

Quelli che si possono trovare all’interno di The Return of Howard McGhee sono tanti assolo da uno Shihab dal timbro particolarmente ruvido (che probabilmente valgono da soli il prezzo del disco), una serie di brillanti interazioni (insisto sull’affiatamento della coppia di ottoni McGhee/Shihab), le solida base di accordi al piano di Jordan e, in generale, una buona scaletta di brani scintillanti sempre concertati su tempi spediti e perfettamente dettati da Heath e Jones. Tra questi spiccano in particolare, sulle undici composizioni in totale, proprio i cinque originali composti da McGhee: Tahitian Lullaby, You’re Teasing Me, Transpicuous, Oo-Wee But I Do e Tweedels. In ogni caso si tratta di un bop di altissima qualità, scritto e suonato magnificamente, così come ci si aspetta che sia quando si parla di uno dei più performanti trombettisti bebop di sempre.

howard mcghee

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di McGhee, tranne dove indicato diversamente.

  1. Get Happy (H. Arlen, T. Koehler) – 3:52
  2. Tahitian Lullaby – 4:08
  3. Lover Man (J. Davis, R. Ramirez, J. Sherman) – 2:50
  4. Lullaby of the Leaves (B. Petkere, J. Young) – 3:22
  5. You’re Teasing Me – 2:15
  6. Transpicuous – 2:36
  7. Rifftide (C. Hawkins) – 5:37
  8. Oo-Wee But I Do – 5:11
  9. Don’t Blame Me (D. Fields, J. McHugh) – 3:09
  10. Tweedles – 3:10
  11. I’ll Remember April (G. DePaul, P. Johnston, D. Raye) – 5:47

Musicisti:

  • Howard McGhee – Tromba
  • Sahib Shihab – Sax baritono, Sax alto (eccetto tracce 3, 10)
  • Duke Jordan – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria

The Modern Jazz Quartet | Pyramid

pyramid

Pubblicato dalla Atlantic nel 1960, Pyramid è un album del meraviglioso ensemble Modern Jazz Quartet  che raccoglie alcune performance registrate in due sessioni, una del 22 agosto 1959 e una del 15 gennaio 1960.

Nel periodo in cui lo stile del quartetto fiorisce e si fa spazio tra i grandi nomi del jazz dell’epoca, e con già alle spalle una serie di lavori di grande prestigio (vedi Django), Milt Jackson al vibrafono, John Lewis al piano, Percy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria, sfornano questo paio di sessioni tra le più solide di quel periodo.
In scaletta si può trovare una versione fantasiosa e breve della Vendome di Lewis, la title track Pyramid (Blues for Jumior) di Brown (il pezzo più lungo del disco, con i suoi undici minuti di durata) e la celebre Django, sempre firmata da Lewis.
Tra le composizioni non del gruppo, troviamo poi gli standard It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing) di Duke Ellington, il classico How High the Moon (già interpretata, qualche anno prima, da Les Paul, Sarah Vaughan e Chet Baker) e la Romaine di Jim Hall che chiude il disco.

The Modern Jazz Quartet

Secondo la critica specializzata, il Modern Jazz Quartet divenne un’istituzione del jazz proprio a partire da quest’album con una serie di prestazioni creative e stimolanti (così come già lo furono, tra l’altro, quelle dei loro lavori precedenti). Un gran bel disco.

Tracklist:

  1. Vendome (J. Lewis) – 2:30
  2. Pyramid (Blues for Junior) (R. Brown) – 10:46
  3. It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing) (D. Ellington, I. Mills) – 5:02
  4. Django (J. Lewis) – 4:36
  5. How High the Moon (N. Hamilton, M. Lewis) – 6:15
  6. Romaine (J. Hall) – 7:28

Musicisti:

  • Milt Jackson – Vibrafono
  • John Lewis – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Connie Kay – Batteria

Sonny Rollins | The Sound of Sonny

the sound of sonny

Registrato in tre diverse sessione nel giugno del 1957, The Sound of Sonny è il primo album del sassofonista Sonny Rollins per l’etichetta Riverside. E comincia proprio con l’esordio con questa etichetta una nuova fase nella carriera musicale di Rollins. A partire da questo disco, infatti, il sassofonista produce alcuni degli album che hanno definito il suo spirito pionieristico, testimoni di alcune delle sue migliori performance (sul sito AllMusic si legge che proprio nel 1957 Rollins venne insignito dalla rivista Down Beat come il vincitore della categoria “New Star” tra i sassofonisti tenore).

Tutta la sua ritrovata libertà, e la voglia di innovare il proprio repertorio, è palese in The Sound of Sonny, dove i suoi assolo raggiungono il picco massimo in quanto a brillantezza melodica e dove il musicista inizia a sperimentare con i propri sideman, tanto da alternare i vari pezzi del cast all’opera a seconda delle esigenze. Ecco perché accanto a lui ritroviamo Sonny Clark al piano, tranne su due tracce, Percy Heath al contrabbasso, sostituito su tre pezzi da Paul Chambers, e Roy Haynes alla batteria.
Il brano più noto è proprio quello che apre l’album, lo standard The Last Time I Saw Paris, mentre il più sorprendente (il momento clou del disco) è It Could Happen to You, breve spaccato da tre minuti e quaranta secondi dove a riecheggiare sono solo le note nostalgiche del sax di Rollins. Da sottolineare inoltre la bella versione della Ev’ry Time We Say Goodbye di Cole Porter e le due uniche composizioni di Rollins, Cutie e Funky Hotel Blues (quest’ultima presente come bonus track solo nella versione in CD).

sonny rollins

The Sound of Sonny è un album vitale e brillante, fondamentale per comprendere la varietà musicale che comincerà in questi anni ad affiorare tra una nota e l’altra del meraviglioso e personalissimo stile bop di Rollins.

Tracklist:
Le tracce 5, 6 e 8 sono state registrate l’11 giugno, la 2, 3, 7 e 9 il 12 giugno e la 1, 4 e 10 il 19 giugno del 1957.

  1. The Last Time I Saw Paris (O. Hammerstein II, J. Kern) – 2:58
  2. Just in Time (B. Comden, A. Green, J. Styne) – 3:59
  3. Toot, Toot, Tootsie, Goodbye (E. Erdman, T. F. Rito, G. Kahn, R. A. King) – 4:25
  4. What Is There to Say? (V. Duke, E.Y. “Yip” Harburg) – 4:56
  5. Dearly Beloved (J. Kern, J. Mercer) – 3:05
  6. Ev’ry Time We Say Goodbye (C. Porter) – 3:23
  7. Cutie (S. Rollins) – 5:54
  8. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 3:47
  9. Mangos (D. Libby, S. Wayne) – 5:34
    Bonus track nella versione in CD:
  10. Funky Hotel Blues (S. Rollins) – 6:00

Musicisti:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Sonny Clark – Piano (tracce 2-7 & 9)
  • Percy Heath – Contrabbasso (tracce 2-3 & 5-7)
  • Paul Chambers – Contrabbasso (tracks 1, 4 & 10)
  • Roy Haynes – Batteria (tracce 1-7 & 9-10)

The Eminent Jay Jay Johnson Volume 1

the eminent jay jay johnson vol1

The Eminent Jay Jay Johnson Volume 1 è un album del trombonista jazz J. J. Johnson registrato il 22 giugno 1953 e pubblicato dalla Blue Note due anni più tardi, nel 1953. Parte del materiale in scaletta fu originariamente pubblicato, sempre dalla Blue Note, in un vinile da 10 pollici con il titolo J. J. Johnson with Clifford Brown.

Il sestetto all’opera vede la collaborazione di alcuni dei nomi più autorevoli dell’epoca: Clifford Brown alla tromba (con una prestazione generale che, anche più del bandleader, riesce ad attirare le attenzioni di chi ascolta), Jimmy Heath al sax (sia tenore sia baritono), John Lewis al pianoPercy Heath al contrabbasso Kenny Clarke alla batteria. Tra i sei brani (più tre take alternativi in coda, registrati durante la stessa sessione) sono da sottolineare It Could Happen to You, la Turnpike composta dallo stesso Johnson e una versione classica di Get Happy.

La Penguin Guide to Jazz ha incluso questo primo volume nella sua “Core Collection” (così come il secondo, più o meno dello stesso periodo), riconoscendo al disco quattro stelle su quattro e definendolo come uno dei documenti più importanti del jazz del dopoguerra.

j. j. johnson

Tracklist:

  1. Capri (G. Gryce) – 3:37
  2. Lover Man (J. Davis, R. “Ram” Ramirez, J. Sherman) – 3:50
  3. Turnpike (J. J. Johnson) – 4:15
  4. Sketch 1 (J. Lewis) – 4:21
  5. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 4:42
  6. Get Happy (H. Arlen, T. Koehler) – 4:47
  7. Capri [Alternate Take] (G. Gryce) – 3:47
  8. Turnpike [Alternate Take] (J. J. Johnson) – 4:10
  9. Get Happy [Alternate Take] (H. Arlen, T. Koehler) – 4:11

Musicisti:

  • J. J. Johnson – Trombone
  • Clifford Brown – Tromba (eccetto traccia 5)
  • Jimmy Heath – Sax tenore, Sax baritono (eccetto traccia 5)
  • John Lewis – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria

John Lewis & Sacha Distel | Afternoon in Paris

afternoon in paris

Afternoon in Paris è un album nato dalla collaborazione tra il pianista John Lewis e il chitarrista francese Sacha Distel, registrato nella doppia sessione del 4 e 7 dicembre 1956 e pubblicato l’anno successivo, nel 1957, dalla Atlantic Records.

Questo disco fu registrato, per volere dello stesso Lewis, proprio nella capitale francese dove Sacha Distel era molto popolare. Distel, nome d’arte di Sacha Alexandre (chitarrista, ma anche compositore, cantante e attore) era noto nei circoli jazz parigini, ma molto poco noto negli Stati Uniti, così come gli altri musicisti francesi impiegati sull’album: il sassofonista Barney Wilen (all’epoca appena 19enne) e il contrabbassista Pierre Michelot.
Da parte americana, invece, la band vede all’opera anche il contrabbassista Percy Heath (che si alterna a Michelot su metà dei brani) e i batteristi Connie Kay e Kennie Clarke (in pratica, tutti i musicisti statunitensi presenti in quest’album facevano parte del Modern Jazz Quartet).

Il risultato è un album bop superiore alle aspettative che affronta un repertorio di tutto rispetto che parte da I Cover the Waterfront e dalla traditional Dear Old Stockholm, passa dalla title track, composizione originale dello stesso Lewis, e dallo standard All the Things You Are, per finire poi con la Bags’ Groove di Milt Jackson (qui illustre assente del MJQ) e la Willow Weep form Me di Ronell.

lewis distel

Tracklist:

  1. I Cover the Waterfront (J. Green, E. Heyman) – 6:51
  2. Dear Old Stockholm (Tradidional) – 6:07
  3. Afternoon in Paris (J. Lewis) – 9:23
  4. All the Things You Are (O. Hammerstein II, J. Kern) – 5:16
  5. Bags’ Groove (M. Jackson) – 6:12
  6. Willow Weep for Me (A. Ronell) – 9:31

Musicisti:

  • John Lewis – Piano
  • Sacha Distel – Chitarra
  • Barney Wilen – Sax tenore
  • Pierre Michelot – Contrabbasso (tracce 1-3)
  • Percy Heath – Contrabbasso (tracce 4-6)
  • Connie Kay – Batteria (tracce 1-3)
  • Kenny Clarke – Batteria (tracce 4-6)

The Modern Jazz Quartet | Django

django

Django è un album del Modern Jazz Quartet pubblicato dalla Prestige Records nel 1956. Il quartetto all’opera è quello originario con Milt Jackson al vibrafono, John Lewis al piano, Percy Heath al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria (qui ad una delle sue ultime prove con il quartetto, prima di essere definitivamente sostituito da Connie Kay). La tracklist di otto brani raccoglie le registrazioni effettuate in tre diverse sessioni: la prima, risalente al giugno 1953, diede vita ai brani The Queen’s Fancy, Delauney’s Dilemma, Autumn In New York e But Not for Me, mentre nelle successive due nacquero i rimanenti brani, Django, One Bass Hit e Milano nel dicembre 1954 e La Ronde Suite nel gennaio 1955.

Il brano che dà il titolo all’intero album, Django, è una delle composizioni più celebri di John Lewis ed è dedicata naturalmente alla memoria del chitarrista zingaro franco-belga Django Reinhardt, all’epoca scomparso di recente. Il pezzo è un vero e proprio inno alla sua enigmatica essenza gipsy ed è illustrato a meraviglia soprattutto da Milt Jackson e dalla sua riflessiva e raffinata nenia d’apertura.

Da Wikipedia:

Altro brano “dedicato” è Delauney’s Dilemma, uno scherzoso tributo all’omonimo critico jazz francese. La lunga La Ronde Suite è praticamente una versione dello standard jazz Two Bass Hit, scritto da Lewis per Dizzy Gillespie. Curiosamente, l’album comprende anche la cover di One Bass Hit, brano composto in origine proprio da Gillespie. Sul disco si può chiaramente sentire Milt Jackson che canticchia e borbotta in sottofondo ai pezzi più lenti: la cover di But Not For Me di George Gershwin, lo standard Autumn In New York di Vernon Duke e il brano Milano, composto da Lewis in omaggio alla città italiana (dove ai tempi il jazz era molto popolare).

modern jazz quartet

In tutto il disco vive un notevole, clamoroso tocco mediterraneo che si alterna all’indiscutibile grazia di alcuni assolo prodotti dai vari musicisti.
E a tal proposito la critica specializzata parla del Modern Jazz Quartet come di un fiorire di varietà e stili e che proprio in questo disco raccoglie alcune delle proprie migliori performance di sempre.

Tracjklist:
Tutte le composizioni sono di Lewis, tranne dove indicato diversamente.

  1. Django – 7:03
  2. One Bass Hit (D. Gillespie) – 2:59
  3. La Ronde Suite – 9:38
  4. The Queen’s Fancy – 3:12
  5. Delauney’s Dilemma – 4:01
  6. Autumn in New York (V. Duke) – 3:40
  7. But Not for Me (G. Gershwin, I. Gershwin) – 3:44
  8. Milano – 4:23

Musicisti:

  • Milt Jackson – Vibrafono
  • John Lewis – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria

Sonny Rollins with The Modern Jazz Quartet

sonny rollins with the modern jazz quartet

Sonny Rollins with the Modern Jazz Quartet, conosciuto anche con il titolo Sonny & the Stars, è un album del sassofonista Sonny Rollins pubblicato dalla Prestige nel 1956. Il disco raccoglie appunto le sue performance in collaborazione con il Modern Jazz Quartet (John Lewis al piano, Milt Jackson al vibrafono, Percy Heath al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria) e alcune delle sue prime sessioni come bandleader per la Prestige, con Kenny Drew al piano (sostituito nell’ultima traccia dalla guest star d’eccezione Miles Davis, in una delle sue rare registrazioni al piano) e Art Blakey alla batteria (sostituito su un brano da Roy Haynes).

A parte le cinque composizioni originali scritte dallo stesso Rollins, la scaletta omprende anche una serie di solidi standard (tra tutti, In the Sentimental Mood di Ellington e la With a Song in My Heart di Hart & Rodgers) e il brano di Miles Davis, I Know, dove, come detto sopra, Davis lascia occasionalmente la tromba per sedersi al piano. Questo brano è da sottolineare anche perché oltre a rappresentare la prima collaborazione di Davis con Rollins è anche la sua prima registrazione in assoluto con la Prestige.

sonny rollins

Sonny Rollins with the Modern Jazz Quartet è un disco meravigliosamente bop e vivace con qualche picco di malinconico ottimismo.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Rollins, tranne dove indicato diversamente. Il brano 13 è stato registrato il 17 gennaio del 1951; i brani dal 5 al 12, il 17 dicembre dello stesso anno; i primi quattro brani, il 7 ottobre del 1953.

  1. The Stopper – 2:59
  2. Almost Like Being in Love (A.J. Lerner, F. Loewe) – 3:26
  3. No Moe – 3:32
  4. In a Sentimental Mood (D. Ellington, M. Kurtz, I. Mills) – 3:20
  5. Scoops – 2:16
  6. With a Song in My Heart (L. Hart, R. Rodgers) – 3:08
  7. Newk’s Fadeaway – 3:15
  8. Time on My Hands (H. Adamson, M. Gordon, V. Youmans) – 2:42
  9. This Love of Mine (S. Parker, H. W. Sanicola Jr., F. Sinatra) – 2:26
  10. Shadrack (R. MacGimsey) – 2:35
  11. On a Slow Boat to China (F. Loesser) – 2:41
  12. Mambo Bounce – 2:25
  13. I Know (M. Davis) – 2:32

Musicisti:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • John Lewis – Piano (tracce 1-4)
  • Kenny Drew – Piano (tracce 5-12)
  • Miles Davis – Piano (traccia 13)
  • Milt Jackson – Vibrafono (tracce 1-4)
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Kenny Clarke – Batteria (tracce 1-4)
  • Art Blakey – Batteria (tracce 5-12)
  • Roy Haynes – Batteria (traccia 13)