Bobby Hutcherson | Enjoy the View

bobby hutcherson

Durante questa piccola pausa estiva, e precisamente il 15 agosto scorso, siamo stati purtroppo testimoni della triste dipartita di un magnifico esponente della musica jazz. Quel Bobby Hutcherson (uno dei personali pallini di chi scrive) che ha saputo ritagliarsi, dagli anni ’60 ad oggi, una fetta importante di notorietà regalando ai propri sostenitori delle indimenticabili perle.
Su questo sito ho parlato di lui una buona manciata di volte, dai suoi primi dischi (Components, Dialogue e Happenings) fino alle sue cose più note registrate all’alba degli anni ’80 (Patterns). Ma a parte un’ordinata carriera musicale costellata da piccoli e grandi successi e durata la bellezza di mezzo secolo, Hutcherson rimarrà nella storia del jazz prima di tutto per essere stato, insieme a Milt Jackson, ovviamente, il maggior esponente del proprio strumento: il vibrafono.

enjoy the view

La sua sterminata lista di album in studio si chiude solo nel 2014, quando la Blue Note distribuisce Enjoy the View, album che vede Hutcherson collaborare con il sassofonista David Sanborn, con il polistrumentista Joey DeFrancesco (qui alla tromba e all’organo) e con il batterista Billy Hart.

Il disco sfoggia una serie di oscillanti e vivaci brani funky tratti da materiali registrati in studio nel 2009 e di chiara ispirazione Coltraniana. Qui Hutcherson sembra volersi momentaneamente discostare dalle sue tendenze più contemporanee (come nel caso del suo album dal vivo Somewhere in the Night del 2012) per un bop più tradizionale e fortemente influenzato da tematiche soul.
In scaletta, una serie di ispirate
composizioni originali (tre del bandleader e due a testa per Sanborn e DeFrancesco) tra cui spiccano il pezzo di apertura, Delia, il brano Hey Harold (impreziosito da un’anima spiccatamente modale) e il funky oscillante Teddy.

In definitiva, Enjoy the View raccoglie una musica espansiva e coinvolgente che oltre a rifarsi al meglio che Hutcherson tirò fuori tra gli anni ’60 e ’70, chiude meravigliosamente la carriera musicale del vibrafonista.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Hutcherson, tranne dove indicato diversamente.

  1. Delia (D. Sanborn) – 5:51
  2. Don Is (J. DeFrancesco) – 5:02
  3. Hey Harold – 7:02
  4. Little Flower (D. Sanborn) – 6:43
  5. Montara – 5:40
  6. Teddy – 5:08
  7. You (J. DeFrancesco) – 8:03

Musicisti:

  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • David Sanborn – Sax alto
  • Joey DeFrancesco – Tromba, Organo
  • Billy Hart – Batteria

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My Favorite Things: Coltrane at Newport

my favorite things coltrane at newport

Pubblicato dalla Impulse! Records nel 2007, My Favorite Things: Coltrane at Newport raccoglie le performance dal vivo del sassofonista registrate al Newport Jazz Festival il 7 luglio del 1963 e il 2 luglio del 1965 (pezzi già inseriti in precedenti album).

I primi tre pezzi, tratti dalla sessione del ’63, furono originariamente inseriti negli album Newport ’63 (anche questo pubblicato postumo dalla Impulse nel 1993) e Selflessness: Featuring My Favorite Things (Impulse, 1969), con la differenza che Impressions è qui presente per la prima volta nella sua versione extended (quasi 24 minuti), che I Want to Talk About You si apre con l’introduzione sul palco di Willis Conover e che la meravigliosa My Favorite Things (estesa per l’occasione a 17 minuti) è una tra le più belle versioni live in circolazione.
Il cast all’opera è il classico quartetto di Coltrane con McCoy Tyner al piano e Jimmy Garrison alla batteria, ma una piccola variazione sulla batteria con Roy Haynes al posto di Elvin Jones (che non riuscì ad essere presente).

Il set di brani della sessione del ’65 componeva invece il lato A dell’album New Thing at Newport, pubblicato dalla Impulse nel 1966 (sul lato B erano presenti le performance del quartetto di Archie Shepp). Qui Elvin Jones prende di nuovo il proprio posto alla batteria e il quartetto firma One Down, One Up (in una versione breve da 12 minuti ripresa integralmente, nei suoi 27 minuti di durata, solo nel 2005 nell’album Live at the Half Note: One Down, One Up) e una seconda versione lunga di My Favorite Things.

john coltrane

Messi insieme, i due diversi set compongono un meraviglioso ed unico affresco che sottolinea i diversi approcci dei due batteristi all’opera e la visione completa che Coltrane riusciva ad avere (e ad imprimere) a quel punto della propria carriera.

Tracklist:
Le tracce dalla 1 all 3 sono state registrate dal vivo il 7 luglio 1963 al Newport Jazz Festival in Freebody park, nel Rhode Island. Le tracce dalla 4 alla 6 allo stesso Festival, ma nell’edizione del 2 luglio del 1965.

  1. I Want to Talk About You – 9:41
  2. My Favorite Things – 17:20
  3. Impressions – 23:30
  4. Spoken Introduction to John Coltrane’s Set By Father Norman O’Connor – 1:08
  5. One Down, One Up – 12:43
  6. My Favorite Things – 15:13

Musicisti:

  • John Coltrane – Sax tenore, Sax soprano
  • McCoy Tyner – Piano
  • Jimmy Garrison – Contrabbasso
  • Roy Haynes – Batteria (tracce 1-3)
  • Elvin Jones – Batteria (tracce 5-6)

Booker Ervin | That’s It!

that's it

That’s It! è un album del sassofonista jazz Booker Ervin registrato nella sessione del 6 gennaio 1961 presso i Nola Penthouse Studios di New York per la Candid Records, particolare etichetta fondata da Archie Bleyer nel 1960 (e durata purtroppo solo otto mesi). In molti casi, i musicisti jazz e blues che registrarono per la Candid in quel periodo, erano ispirati e diretti in modo più creativo rispetto alla media e questo disco di Ervin non fa certo eccezione, arrivando anzi ad essere considerato uno dei lavori più rappresentativi dell’intero catalogo della casa di produzione (tra gli altri, quelli di Mingus, Eric Dolphy, Cecil Taylor o Steve Lacy).

Il sax tenore di Ervin ha sempre cercato un sound molto particolare e qui si è espresso al meglio, grazie anche ad un dinamico quartetto (che purtroppo, anche questo, durò troppo poco tempo) che oltre allo stesso Ervin comeprendeva anche Horace Parlan al piano, George Tucker al contrabbasso e Al Harewood alla batteria.
Tra i sei pezzi in scaletta, quattro dei quali composti dal bandleader, sono da sottolineare gli standard Poinciana e Speak Low, mentre tra gli originali il più noto è di sicuro Booker’s Blues, scandito da un repentino sax dal timbro brillante, dopo una quarantina di secondi di silenzio sporcato appena da qualche nota di contrabbasso.

Booker Ervin

Ervin morì purtroppo nel 1970 all’età di 39 anni, dopo una carriera discografica intensa ma durata meno di un decennio. I migliori sassofonisti tenore di quel periodo, artisti del calibro di Sonny Rollins o John Coltrane, erano caratterizzati da un tono e uno stile unici. E Booker Ervin, con il suo modo di suonare immediatamente riconoscibile, non faceva certo eccezione, riuscendo a sfoggiare sempre un tono graffiante e dinamico, energico e vitale. E in tal senso, That’s It! è un meraviglioso testimone.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Ervin, tranne dove indicato diversamente.

  1. Mojo – 7:57
  2. Uranus – 4:32
  3. Poinciana (B. Bernier, N. Simon) – 8:04
  4. Speak Low (O. Nash, K. Weill) – 7:12
  5. Booker’s Blues – 10:59
  6. Boo – 4:32

Musicisti:

  • Booker Ervin – Sax tenore
  • Horace Parlan – Piano
  • George Tucker – Contrabbasso
  • Al Harewood – Batteria

Bill Evans Trio | Waltz for Debby

waltz for debby

Il 25 giugno del 1962, in una serata al Village Vanguard di New York, il trio storico del pianista Bill Evans, con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria, dà vita a Waltz for Debby. Pubblicato poi nel 1962 dalla Riverside, l’album è giustamente ricordato ancora oggi come uno dei grandi classici del jazz post-bop e una delle migliori performance live del trio (e ti voglio ricordare che dalla stessa sessione live nacque anche Sunday at the Village Vanguard).

In realtà Waltz for Debby scatena anche una serie di ricordi nefasti. Questo fu infatti il quarto ed ultimo album realizzato dal trio, visto che dieci giorni dopo la sua uscita ufficiale, LaFaro morì in un incidente d’auto (Evans fu sconvolto dalla perdita e dopo un breve isolamente tornò all’opera con Motian, ingaggiando Chuck Israels al contrabbasso).

bill evans trio

Originariamente comparsa in New Jazz Conceptions, album d’esordio del pianista, la title track Waltz for Debbie era un ritratto musicale dedicato alla nipote di Evans (pezzo che negli anni successivi divenne un punto fermo del suo repertorio dal vivo fino a diventare probabilmente il suo brano più noto e ricordato).
Ma quello che viene fuori da quest’album è prima di tutto la spiccata personalità musicale di Evans solo in parte mostrata nelle sue precedenti registrazioni da solista o come sideman di Miles Davis. Musicista intensamente romantico e palesemente emotivo, Evans si rivela in tutto il suo splendore su pezzi come My Foolish Heart o Detour Ahead, così come fa sfoggio della sua ritmica intensa sulla Milestones di Davis. L’interazione più appagante del trio, invece, la si trova sicuramente in My Romance.

Un grande classico.

Tracklist:

  1. My Foolish Heart (V. Young, N. Washington) – 4:58
  2. Waltz for Debby [Take 2] (B. Evans, G. Lees) – 7:00
  3. Detour Ahead [Take 2] (L. Carter, H. Ellis, J. Frigo) – 7:37
  4. My Romance [Take 1] (R. Rodgers, L. Hart) – 7:13
  5. Some Other Time (L. Bernstein, B. Comden, A. Green) – 5:11
  6. Milestones (M. Davis) – 6:30

Musicisti:

  • Bill Evans – Piano
  • Scott LaFaro – Contrabbasso
  • Paul Motian – Batteria

Jackie McLean | Destination… Out!

destination... out!

Registrato il 20 settembre del 1963, e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note, Destination… Out! è l’album in cui il sassofonista Jackie McLean riesce a creare un jazz d’avanguardia accessibile e dai toni più arrotondati, ancora imperniato e ispirato al blues a all’hard bop.

Ancora una volta McLean decide di lavorare in quintetto con due dei suoi collaboratori più assidui, Grachan Moncur III al trombone e Bobby Hutcherson al vibrafono, ma cambia la sezione ritmica affidandosi a Larry Ridley al contrabbasso e a Roy Haynes alla batteria. Squadra, questa, che si rivelerà perfetta in quanto a equilibrio e interazione. La scaletta di quattro pezzi (tre dei quali composti da Mochur) si apre con la ballata Love and Hate che McLean, insieme agli altri musicisti, utilizza per esplorare un variopinto set di tonalità. Esoteric, brano tra il melodico del Coleman dei primi anni ’60 e il modale di Coltrane, vede sotto la luce dei riflettori soprattutto Hutcherson e Haynes che creano figure ritmiche complesse dalla cornice sublime. Kahlil the Prophet, il solo contributo compositivo di McLean all’album, cresce su una lunga lirica hard bop venata di blues che cambia forma e armonia grazie soprattutto ai tre musicisti in prima linea. Il set si conclude con Riff Raff, una passeggiata blues arricchita da contrappunti e vibrazioni (esemplare l’assolo in duo Hutcherson/Haynes dal minuto 4:30).

jackie mclean

Tra tutti i dischi di McLean per la Blue Note, Destination… Out! si impone come quello con la scrittura e gli arrangiamenti più complessi e di sicuro come quello più appagante (per chi suona) da un punto di vista sentimentale.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Moncur III, tranne dove indicato diversamente.

  1. Love and Hate – 8:25
  2. Esoteric – 9:02
  3. Kahlil the Prophet (J. McLean) – 10:23
  4. Riff Raff – 7:07

Musicisti:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Grachan Moncur III – Trombone
  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • Larry Ridley – Contrabbasso
  • Roy Haynes – Batteria

Woody Shaw | Night Music

night music

Night Music è uno dei lavori più iconici nella brillante carriera musicale del trombettista americano Woody Shaw. Registrato live al Forum Jazz di New York nel 1982, e pubblicato nello stesso anno dall’etichetta Elektra, l’album in questione sfoggia un incredibile sestetto da prima linea che, oltre allo stesso Shaw alla tromba, comprende anche Bobby Hutcherson al vibrafono, Steve Turre al trombone, Mulgrew Miller al piano, Stafford James al contrabbasso e Tony Reedus alla batteria.

Alimentata soprattutto da un ardente post-bop originale, la tracklist prevede due composizioni definitive destinate ad essere ricordate per parecchio tempo: la Orange Crescent di Turre e la Apex di Miller, entrambe testimoni del miglior jazz moderno di inizio anni ’80. Parlando di Shaw, inevitabile il taglio hard bop emozionale della sua unica composizione, To Kill a Brick, mentre lo standard All the Things You Are è interpretato in modo languido e paziente in una versione da quasi 13 minuti.

All’inizio della sua carriera, Woody Shaw era considerato dalla critica come uno dei più formidabili trombettisti jazz moderni della sua generazione e Night Music lo conferma offrendo una sua solida e godibilissima performance dal vivo.

woody shaw

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Shaw, tranne dove indicato diversamente.

  1. Orange Crescent (S. Turre) – 11:54
  2. To Kill a Brick – 11:27
  3. Apex (M. Miller) – 10:51
  4. All the Things You Are (O. Hammerstein II, J. Kern) – 12:57

Musicisti:

  • Woody Shaw – Tromba, Flicorno
  • Bobby Hutcherson – Vibrafono
  • Steve Turre – Trombone
  • Mulgrew Miller – Piano
  • Stafford James – Contrabbasso
  • Tony Reedus – Batteria

Ron Carter | All Blues

all blues

La maggior parte dei suoi dischi da solista Ron Carter li ha realizzati negli anni ’70. E All Blues, registrato in un’unica sessione il 24 ottobre 1973 per l’etichetta CTI, è uno dei più noti (insieme ad Uptown Conversation ed Alone Together) e, secondo la critica, uno dei migliori di Carter come bandleader.

All Blues mette sotto i riflettori un quartetto dinamico e compatto composto, oltre allo stesso Carter al contrabbasso, da Joe Henderson al sax tenore, Roland Hanna al piano (sostituito in un pezzo da Richard Tee al piano elettrico) e dal batterista Billy Cobham. Tutti e sei i pezzi, tra i quali quattro composizioni di Carter, una ballata e l’iconica title track firmata da Miles Davis, sono orientati ad un blues asciutto e senza sbavature. Importante il sax di Henderson che con i suoi soliti slanci d’improvvisazione bilancia il piano di Hanna che in alcuni punti appare invece sotto le righe.

ron carter

La qualità molto alta degli assolo e il feeling tra i vari musicisti fanno di All Blues un album di sicuro all’altezza delle aspettative per tutti i fan del jazz post bop.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Carter, tranne dove indicato diversamente.

  1. A Feeling – 3:23
  2. Light Blue – 6:47
  3. 117 Special – 7:06
  4. Rufus – 5:14
  5. All Blues (M. Davis) – 9:35
  6. Will You Still Be Mine (T. Adair, M. Dennis) – 3:56

Musicisti:

  • Ron Carter – Contrabbasso, Basso
  • Joe Henderson – Sax tenore (tracce 1, 3-5)
  • Roland Hanna – Piano (tracce 1-2, 4-5)
  • Richard Tee – Piano elettrico (traccia 3)
  • Billy Cobham – Batteria, Percussioni (tracce 1-5)