Tina Brooks | Minor Move

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Registrato il 16 marzo del 1958, Minor Move rappresenta ufficialmente il primo album che Tina Brooks ha registrato come leader per la Blue Note Records. L’album, però, fu inspiegabilmente messo da parte e mai distribuito (mentre proprio in quel periodo Brooks godeva di una certa attenzione, registrando da sideman per Jimmy Smith su House Party e The Sermon!, per Kenny Burrell su Blue Lights e per Jackie McLean su Jackie’s Bag).
La prima volta che entrò nei negozi fu infatti nel 1980, in Giappone, e soltanto nel 2000 fu rimasterizzato in digitale in edizione limitata. Strano a dirsi, insomma, visto che Minor Move vanta, tra le altre cose, un cast di musicisti tra i più prestigiosi dell’epoca (e tra i meglio assortiti, a parere di chi scrive) dove accanto allo stesso Brooks al sax tenore, troviamo Lee Morgan alla tromba, Sonny Clark al piano, Doug Watkins al contrabbasso e Art Blakey alla batteria.

Stilisticamente, la musica espressa in quest’album fu una grande sorpresa per la critica che una volta di più si chiese per quale motivo fosse rimasto inedito per così tanti anni. Si parla infatti di prestazione eccezionali che solcano un rettilineo puramente hard bop, dove il bandleader dà vita ad un suono ricco e corposo e ad un fraseggio intelligente, dimostrando di non soffrire minimamente l’ingombrante presenza di “star” come Morgan o Clark, all’epoca entrambi molto più celebri di lui.
La scaletta dei brani, cinque in tutto più una versione alternativa della title track, raccoglie
standard come The Way You Look Tonight, Star Eyes e Everything Happens to Me e le composizioni originali di Brooks, Nutville e Minor Move (proprio attraverso queste ultime due, viene offerta all’intera band l’opportunità di rilassarsi o lasciarsi andare ad una vigorosa improvvisazione).

tina brooks

Un piccolo aneddoto: più volte nel corso degli anni, il brano Nutville fu accreditato a Lee Morgan. In verità, come spiega anche Michael Cuscuna nelle note di copertina della ristampa in CD, Lee diede un grosso apporto melodico all’intera sessione e in particolare al brano in questione, ma non ha mai partecipato alla sua composizione che era opera esclusiva di Brooks (come confermò successivamente anche il trombonista Curtis Fuller).

Minor Move si piazza senza alcun dubbio all’interno della tradizione hard bop, quella più pura e gustosa, divenendo, agli occhi dei fan di questo stile, uno dei tesori più godibili e preziosi di quel periodo.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Brooks, tranne dove indicato diversamente.

  1. Nutville – 8:52
  2. The Way You Look Tonight (J. Kern, D. Fields) – 10:41
  3. Star Eyes (G. De Paul, D. Raye)- 8:15
  4. Minor Move – 6:40
  5. Everything Happens to Me (M. Dennis, T. Adair) – 6:10
    Bonus track nella versione in CD:
  6. Minor Move [Alternate Take] – 6:53

Musicisti:

  • Tina Brooks – Sax tenore
  • Lee Morgan – Tromba
  • Sonny Clark – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Sonny Clark Trio [1957]

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Sonny Clark Trio è il quinto album in studio del pianista jazz americano, registrato il 13 ottobre del 1957 e pubblicato dalla Blue Note Records nello stesso anno. Il disco non va confuso con quello omonimo (ma noto anche con il titolo Blues Mambo) pubblicato dalla Time Records tre anni più tardi, nel 1960.

L’album raccoglie alcuni tra i più brillanti materiali hard bop del pianista della fine degli anni ’50, arricchiti da una sezione ritmica di supporto tra le più dotate di quel periodo. Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria avevano infatti pochi eguali, sia da accompagnatori che da solisti.
In scaletta troviamo in tutto sei standard noti tra cui la Be-Bop e la Two Bass Hit di Dizzy Gillespie (esemplari qui le esecuzioni quasi frenetiche di Clark al piano), intervallate dalla placida I Didn’t Know What Time It Was di Hart e Rodgers e dalla Tadd’s Delight di Tadd Dameron. Chiudono il disco i brani Softly as in a Morning Sunrise, i cui tempi rilassati sono dettati dall’impeccabile batteria di Jones, e la nostalgica I’ll Remember April suonata eccezionalmente dal solo Clark che decide di dar sfogo a tutta la ricchezza di fraseggio di cui è capace.

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Un ensemble composto da Chambers, Jones e Clark, quest’ultimo già allora considerato tra i pianisti più inventivi sulla piazza, interprete magistrale di ballate e geniale esecutore di assolo scanditi da dinamiche up-tempo, non poteva che dare vita ad un meraviglioso album come questo, fiore all’occhiello di tutti gli appassionati del jazz hard bop.

Tracklist:
Oltre ai sei brani dell’album, nella versione in CD del 2008 sono presenti tre bonus tracks (take alternativi di brani già presenti nella versione originale), mentre in una successiva rimasterizzazione distribuita nel 2013 sono state aggiunte due ulteriori tracce bonus (tra cui la bellissima Blues in the Night, a cui Clark dedicherà un album omonimo nel 1979).

  1. Be-Bop (D. Gillespie) – 9:52
  2. I Didn’t Know What Time It Was (L. Hart, R. Rodgers) – 4:20
  3. Two Bass Hit (D. Gillespie, J. Lewis) – 3:42
  4. Tadd’s Delight (T. Dameron) – 6:00
  5. Softly as in a Morning Sunrise (S. Romberg, O. Hammerstein II) – 6:31
  6. I’ll Remember April (D. Raye, G. DePaul, P. Johnston) – 4:52
    Bonus tracks nella versione in CD (2008):
  7. I Didn’t Know What Time It Was [Alternate Take] (L. Hart, R. Rodgers) – 4:18
  8. Two Bass Hit [Alternate Take] (D. Gillespie, J. Lewis) – 3:59
  9. Tadd’s Delight [Alternate Take] (T. Dameron) – 5:01
    Bonus tracks nella versione in CD (2013):
  10. Gee Baby, Ain’t I Good to You? [Alternate Take] (A. Razaf, D. Redman) – 4:18
  11. Blues in the Night [Alternate Take] (H. Arlen, J. Mercer) – 3:59

Musicisti:

  • Sonny Clark – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso (eccetto traccia #6)
  • Philly Joe Jones – Batteria (eccetto traccia #6)

Sonny Rollins | The Sound of Sonny

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Registrato in tre diverse sessione nel giugno del 1957, The Sound of Sonny è il primo album del sassofonista Sonny Rollins per l’etichetta Riverside. E comincia proprio con l’esordio con questa etichetta una nuova fase nella carriera musicale di Rollins. A partire da questo disco, infatti, il sassofonista produce alcuni degli album che hanno definito il suo spirito pionieristico, testimoni di alcune delle sue migliori performance (sul sito AllMusic si legge che proprio nel 1957 Rollins venne insignito dalla rivista Down Beat come il vincitore della categoria “New Star” tra i sassofonisti tenore).

Tutta la sua ritrovata libertà, e la voglia di innovare il proprio repertorio, è palese in The Sound of Sonny, dove i suoi assolo raggiungono il picco massimo in quanto a brillantezza melodica e dove il musicista inizia a sperimentare con i propri sideman, tanto da alternare i vari pezzi del cast all’opera a seconda delle esigenze. Ecco perché accanto a lui ritroviamo Sonny Clark al piano, tranne su due tracce, Percy Heath al contrabbasso, sostituito su tre pezzi da Paul Chambers, e Roy Haynes alla batteria.
Il brano più noto è proprio quello che apre l’album, lo standard The Last Time I Saw Paris, mentre il più sorprendente (il momento clou del disco) è It Could Happen to You, breve spaccato da tre minuti e quaranta secondi dove a riecheggiare sono solo le note nostalgiche del sax di Rollins. Da sottolineare inoltre la bella versione della Ev’ry Time We Say Goodbye di Cole Porter e le due uniche composizioni di Rollins, Cutie e Funky Hotel Blues (quest’ultima presente come bonus track solo nella versione in CD).

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The Sound of Sonny è un album vitale e brillante, fondamentale per comprendere la varietà musicale che comincerà in questi anni ad affiorare tra una nota e l’altra del meraviglioso e personalissimo stile bop di Rollins.

Tracklist:
Le tracce 5, 6 e 8 sono state registrate l’11 giugno, la 2, 3, 7 e 9 il 12 giugno e la 1, 4 e 10 il 19 giugno del 1957.

  1. The Last Time I Saw Paris (O. Hammerstein II, J. Kern) – 2:58
  2. Just in Time (B. Comden, A. Green, J. Styne) – 3:59
  3. Toot, Toot, Tootsie, Goodbye (E. Erdman, T. F. Rito, G. Kahn, R. A. King) – 4:25
  4. What Is There to Say? (V. Duke, E.Y. “Yip” Harburg) – 4:56
  5. Dearly Beloved (J. Kern, J. Mercer) – 3:05
  6. Ev’ry Time We Say Goodbye (C. Porter) – 3:23
  7. Cutie (S. Rollins) – 5:54
  8. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 3:47
  9. Mangos (D. Libby, S. Wayne) – 5:34
    Bonus track nella versione in CD:
  10. Funky Hotel Blues (S. Rollins) – 6:00

Musicisti:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Sonny Clark – Piano (tracce 2-7 & 9)
  • Percy Heath – Contrabbasso (tracce 2-3 & 5-7)
  • Paul Chambers – Contrabbasso (tracks 1, 4 & 10)
  • Roy Haynes – Batteria (tracce 1-7 & 9-10)

Lee Morgan | Candy

candy

Subito dopo i primi successi conseguiti come solista (City Lights e The Cooker), ma ancora lontano da uno dei più grandi successi commerciali in ambito jazz (The Sidewinder), un Lee Morgan appena 19enne registra l’album Candy (per la Blue Note nel 1958) in un prodigioso quartetto che oltre a lui vede Sonny Clark al piano, Doug Watkins al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.

In questo disco Morgan conferma uno stile unico e un eccellente virtuosismo strumentale in un percorso cominciato anni prima, attraverso le sue collaborazioni come sideman con la band di Dizzy Gillespie e con la migliore formazione dei Jazz Messengers di Art Blakey.
Mentre la maggior parte dei giovani musicisti jazz tendeva infatti a farsi influenzare solo dai grandi nomi dei rispettivi strumenti, Morgan assorbì invece il fraseggio e lo stile da una vasta gamma di musicisti (Gillespie e Davis su tutti) per codificarli poi in un proprio, personalissimo suono. Lo dimostra proprio in quest’album dove, come unico fiato del quartetto, è sotto la luce dei riflettori facendosi portatore delle linee melodiche con una tecnica meravigliosa e con un tono fluido e gioioso, ma allo stesso tempo articolato. Per di più avrebbe dimostrato la sua buona vena di interprete, come nella Since I Fell for You di Buddy Johnson e nella C.T.A. di Jimmy Heath, e suonando con sentimento e trasporto pezzi come All the Way e Personality.

lee morgan

Il giovanissimo Morgan, insomma, comincia ufficialmente proprio con Candy una personale scalata che lo porterà ad essere considerato come uno dei trombettisti jazz più influenti e importanti di sempre.

Tracklist:

  1. Candy (M. David, A. Kramer, J. Whitney) – 7:06
  2. Since I Fell for You (B. Johnson) – 5:39
  3. C.T.A. (J. Heath) – 5:06
  4. All the Way (S. Cahn, J. Van Heusen) – 7:27
  5. Who Do You Love, I Hope (I. Berlin) – 5:01
  6. Personality (J. Burke, J. Van Heusen) – 6:16
    Bonus track nella versione in CD:
  7. All at Once You Love Her (O. Hammerstein, R. Rodgers) – 5:26

Musicisti:

  • Lee Morgan – Tromba
  • Sonny Clark – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

Jackie McLean | Jackie’s Bag

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Jackie’s Bag è un album di Jackie McLean pubblicato dalla Blue Note Records nel luglio del 1961. Il disco raccoglie due sessioni registrate il 18 gennaio 1959 e l’1 settembre 1960. Quella del ’59 (che diede vita ai primi tre brani) celebra anche la prima sessione che McLean abbia mai realizzato per la Blue Note, mentre la seconda, realizzata in sestetto, è caratterizzata dalla presenza come co-leader del sassofonista Tina Brooks (anche se non appare accreditato come tale sui credits del disco).

Visto il periodo di transizione della prima parte e il forte gusto musicale di Brooks che contraddistingue la seconda, in Jackie’s Bag ritroviamo un McLean in convinta modalità hard bop e autore di brillanti performance. Il disco è costellato anche di sapori esotici come in Appointment in Ghana o nella Isle of Java di Brooks. Tra le bonus tracks aggiunte nella versione in CD sono da sottolineare invece Medina, dal tema indimenticabile ma particolarmente complesso, e Street Singer (in entrambi i casi si tratta ancora di composizioni originali di Brooks, a sottolineare di nuovo quanto sia ingiusto non vederlo accreditato allo stesso livello di McLean). Nonostante i contributi cruciali dei trombettisti Blue Mitchell e Donald Byrd e dei batteristi Art Taylor e Philly Jo Jones, il vero punto focale di queste performance rimane la stessa interazione complementare tra McLean e Brooks. Chiudono la lista dei sideman il contrabbassista Paul Chambers (unico, oltre a McLean, a suonare su tutti i brani) e i pianisti Sonny Clark e Kenny Drew.

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Tracklist:
Tutti i brani sono di McLean, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 al 3 sono stati registrati il 18 gennaio 1959, dal 4 al 9, l’1 settembre 1960.

  1. Quadrangle – 4:42
  2. Blues Inn – 9:05
  3. Fidel – 7:08
  4. Appointment in Ghana – 6:57
  5. A Ballad for Doll – 3:16
  6. Isle of Java (T. Brooks) – 7:27
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Street Singer (T. Brooks) – 10:15
  8. Melonae’s Dance – 6:46
  9. Medina (T. Brooks) – 6:00

Musicisti:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Tina Brooks – Sax tenore (tracce 4-9)
  • Donald Byrd – Tromba (tracce 1-3)
  • Blue Mitchell – Tromba (tracce 4-9)
  • Sonny Clark – Piano (tracce 2-3)
  • Kenny Drew – Piano (tracce 4-9)
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Philly Joe Jones – Batteria (tracce 1-3)
  • Art Taylor – Batteria (tracce 4-9)

Sonny Clark | Sonny’s Crib

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Sonny’s Crib è un album del pianista jazz Sonny Clark registrato il 9 ottobre del 1957 e pubblicato due anni più tardi, nel ’59, dalla Blue Note. Questo disco è un classico del bebop (realizzato un anno prima del capolavoro del pianista, Cool Struttin’) che mette in scena uno splendido sestetto di giganti che oltre allo stesso Clark al piano, vede anche John Coltrane al sax tenore, Donald Byrd alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.

Sonny’s Crib conta cinque brani in tutto, tra cui due composizioni originali di Clark e una serie di impressionanti riletture di brani classici come quello d’apertura, With a Song in My Heart (con uno degli assolo più particolari di Byrd) e la Speak Low di Kurt Weill. Da segnalare il brano News for Lulu, letteralmente adottato poi, più di trant’anni dopo, dal sassofonista John Zorn come tema principale di un suo celebre album.

sonny clark

In Sonny’s Crib, Chambers e Taylor alzano di continuo la ritmica mentre Clark compone lunghi accordi sullo sfondo. E se Coltrane, ancora una volta, dimostra di sapersi destreggiare con il bepop meglio di chiunque altro, è il modo di suonare di Byrd a risultare in particolare stupefacente nella sua complessità. In definitiva, Sonny’s Crib è una sessione fenomenale che ha contribuito non poco ad aprire le porte all’hard bop alla fine degli anni ’50, anche e soprattutto per via delle spettacolari e fantasiose performance dei musicisti all’opera.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Clark, tranne dove indicato diversamente.

  1. With a Song in My Heart (R. Rodgers, L. Hart) – 7:54
  2. Speak Low (K. Weill) – 6:50
  3. Come Rain or Come Shine (H. Arlen) – 7:29
  4. Sonny’s Crib – 13:31
  5. News for Lulu – 8:34
    Bonus tracks nella versione in CD:
  6. With a Song in My Heart [Alternate Take] (R. Rodgers) – 8:47
  7. Speak Low [Alternate Take] (K. Weill) – 6:57
  8. Sonny’s Crib [Alternate Take] – 9:56

Musicisti:

  • Sonny Clark – Piano
  • Donald Byrd – Tromba
  • Curtis Fuller – Trombone
  • John Coltrane – Sax tenore
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

Grant Green | Born to Be Blue

born to be blue

Born to Be Blue è un album del chitarrista jazz Grant Green registrato il primo marzo del 1962 e pubblicato dalla dalla Blue Note nello stesso anno. Sebbene Green abbia fornito in carriera un apporto notevole al post-bop e al soul jazz modale, le radici della sua musica affondano in ogni caso in un hard bop purissimo. Ed è proprio il caso di questo disco dove il chitarrista eccelle grazie anche ad una impostazione prevalentemente bop oriented.

La maggior parte del pregevole materiale contenuto in scaletta, come già detto, fu registrato presso gli studi di Rudy Van Gelder, nel New Jersey, all’inizio del 1962, quando Green scelse di avvalersi della collaborazione del sassofonista tenore Ike Quebec, del pianista Sonny Clark, del contrabbassista Sam Jones e del batterista Louis Hayes. Quebec sarebbe tragicamente scomparso solo un paio di anni dopo (il 16 gennaio 1963) all’età di 44 anni, ma in questo disco non vi è nessun segno del declino della malattia che se lo sarebbe portato via. Anzi, qui si erge quasi a co-protagonista con Green e si devono a lui alcune delle migliori e più autorevoli performance del disco come quelle in Someday My Prince Will Come e Back in Your Own Back Yard (di sicuro è interessante sentirlo suonare il bop con il suo tono ruvido e fortemente influenzato da giganti quali Hawkins o Webster).

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Quebec e Green (il secondo 14 anni più giovane del primo) arrivavano da background molto diversi, ma era straordinario quanto risultassero invece compatibili a livello musicale. Testimonianze esemplari di questa compatibilità sono diversi brani uptempo o ballate come My One and Only Love e la stessa title track Born to Be Blue. L’interazione tra i due musicisti risultò così appassionata che quest’album fu inserito in seguito nello splendido doppio CD Grant Green & Ike Quebec – Complete Instrumental Sessions (insieme al più noto Blue and Sentimental).

Tracklist:
Tutti i brani sono stati registrati il primo marzo del 1962 a parte l’ultimo, Count Every Star, registrato il 23 dicembre del 1961. Nella versione in CD sono presenti in scaletta (originariamente di sei brani) 3 bonus tracks, qui sotto contrassegnate con un asterisco.

  1. Someday My Prince Will Come (F. Churchill, L. Morey) – 6:26
  2. Born to Be Blue (M. Tormé, R. Wells) – 4:52
  3. Born to Be Blue [Alternate Take] (M. Tormé, R. Wells) – 4:33*
  4. If I Should Lose You (R. Rainger, L. Robin) – 6:02
  5. Back in Your Own Backyard (D. Dreyer, A. Johnson, B. Rose) – 8:02
  6. My One and Only Love (R. Mellin, G. Wood) – 5:47
  7. Count Every Star (B. Coquatrix, S. Gallop) – 6:18
  8. Cool Blues (C. Parker) – 7:42*
  9. Outer Space (G. Green) – 8:40*

* Bonus tracks nella versione in CD.

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Ike Quebec – Sax tenore
  • Sonny Clark – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria