Coleman Hawkins | The Hawk Relaxes

the hawk relaxes

The Hawk Relaxes è un album del sassofonista Coleman Hawkins registrato nell’unica sessione del 28 febbraio 1961 e pubblicato nello stesso anno dalla Moodsville, sotto etichetta della Prestige. Si tratta di un disco più “saggio” e dolce rispetto ai precedenti album, dove Hawkins sceglie attentamente i propri compagni di squadra: Kenny Burrell alla chitarra (qui al suo debutto nel quintetto del sassofonista), Ronnell Bright al piano e una sezione ritmica che sembra capire e seguire alla perfezione Hawkins, composta dal giovane talento del contrabbasso, appena 24enne, Ron Carter e dal giovanissimo 22enne Andrew Cyrille alla batteria.

Non importa se i brani in scaletta siano ispirati o tratti da standard noti, ballate e canzoni popolari americane, suonati da Hawkins diventano semplicemente classici tutti suoi, come nel caso della cupa ballata I’ll Never Be the Same, la Under a Blanket of Blue dagli svolazzanti trilli o ancora la Just a Gigolo saldamente incentrata sui toni “ironici” del sassofonista. In certi passaggi, Hawkins sembra voler adottare lo spavaldo modo si suonare di Lester Young, come nel caso del brano che chiude l’album, Speak Low, un calypso elegante e seducente, abilmente evocato dalla batteria di Cyrille.

coleman hawkins

Questo quintetto, unico come ogni band al servizio di Hawkins, mette in mostra una notevole apertura mentale e uninnata capacità di adattamento da parte dei vari sideman. E The Hawk Relaxes ne è il grande risultato. Secondo la critica, uno dei migliori lavori dell’Hawkins di quel periodo.

Tracklist:

  1. I’ll Never Be the Same (G. Kahn, M. Malneck, F. Signorelli) – 6:11
  2. When Day Is Done (B. DeSylva, R. Katscher) – 4:28
  3. Under a Blanket of Blue (J. Livingston, Al J. Neiburg, M. Symes) – 4:39
  4. More Than You Know (E. Eliscu, B. Rose, V. Youmans) – 4:12
  5. Moonglow (E. DeLange, W. Hudson, I. Mills) – 5:59
  6. Just a Gigolo (J. Brammer, I. Caesar, L. Casucci) – 5:04
  7. Speak Low (O. Nash, K. Weill) – 6:44

Musicisti:

  • Coleman Hawkins – Sax tenore
  • Ronnell Bright – Piano
  • Kenny Burrell – Chitarra
  • Ron Carter – Contrabbasso
  • Andrew Cyrille – Batteria

Qui sotto i brani che aprono e chiudono il disco, I’ll Never Be the Same e Speak Low, mentre qui puoi ascoltare l’album completo su Grooveshark.

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Coleman Hawkins | The Hawk Flies High

the hawks flies high

The Hawk Flies High è un album del sassofonista Coleman Hawkins registrato in una doppia sessione di registrazione il 12 e il 15 marzo del 1957 e pubblicato dalla Riverside nello stesso anno.

Questo è l’unico disco che Hawkins abbia mai pubblicato per la Riverside Records il quale produttore, Orrin Keepnews, all’epoca ebbe il buon senso di chiedere proprio al leggendario sassofonista di scegliersi i propri musicisti. E Hawkins lo sorprese tirando dentro i giovani boppers J. J. Johnson al trombone, Idrees Sulieman alla tromba e una potente sezione ritmica composta da Hank Jones al piano, Barry Galbraith alla chitarra, Oscar Pettiford al contrabbasso e Jo Jones alla batteria. La doppia sessione produsse una serie di ottime prestazioni con un Hawkins al top della forma, ma i picchi si raggiungono sugli originali composti da questi stessi musicisti, Chant (Hank Jones), Juicy Fruit (Sulieman) e Sancticity (Hawkins), dove il cast all’opera meglio riesce ad adattarsi allo swing old fashioned del leader.

Hawkins è sempre stato riconosciuto come uno dei più grandi interpreti di ballate dell’epoca e la sua maestosa prestazione in questo disco, in particolare sullo standard Laura, rappresenta un’eccellente conferma.

Tracklist:

  1. Chant (Hank Jones, Henry Jones) – 5:08
  2. Juicy Fruit (I. Sulieman) – 11:16
  3. Think Deep (W. Smith) – 3:24
  4. Laura (J. Mercer, D. Raksin) – 4:34
  5. Blue Lights (G. Gryce) – 5:44
  6. Sancticity (C. Hawkins) – 9:10

Musicisti:

  • Coleman Hawkins – Sax tenore
  • Idrees Sulieman – Tromba
  • J.J. Johnson – Trombone
  • Hank Jones – Piano
  • Barry Galbraith – Chitarra
  • Oscar Pettiford – Contrabbasso
  • Jo Jones – Batteria

Qui sotto i brani di apertura del disco, Chant e Juicy Fruit, mentre qui è disponibile all’ascolto l’intero album su Grooveshark.

Django Reinhardt | Djangology

djangologyDjangology (2005, Bluebird) è un album che raccoglie per la prima volta alcune rare performance del chitarrista Django Reinhardt in collaborazione con il violinista Stéphane Grappelli (che per questa occasione si riunirono per la prima volta dopo l’inizio della guerra). Reinhardt e Grappelli, riuniti nel 1949 per un breve tour in Italia, registrarono circa 50 brani con una sezione ritmica tutta italiana composta da Gianni Safred al piano, Carlo Pecori al contrabbasso e Aurelio de Carolis alla batteria.

Anche se allora non potevano ancora saperlo, queste furono le ultime sessioni registrate insieme dal chitarrista zingaro e dal violinista francese. Questo CD raccoglie 23 dei migliori brani di quelle sessioni finali, comprese le versioni di alcuni vecchi standard dell’Hot Club de France come Minor Swing, Bricktop e Swing ’42.

Stilisticamente questo materiale presenta nuove grandi idee che il chitarrista aveva ideato e raccolto lungo un periodo precendente (in particolare una serie di assoli profondamente influenzati dal bop), ma il marchio di Reinhardt è ancora presente in modo entusiasmante e il suo feeling con Grappelli è semplicemente meraviglioso (si parla di vera e propria simmetria intuitiva). Difficile credere che i due musicisti in questione non suonassero insieme da oltre dieci anni. Il bassista Carlo Pecori e il batterista Aurelio De Carolis supportano i solisti senza imporre la loro personalità, mentre lo spirito libero del pianista Gianni Safred intesse un’intesa perfetta con gli swing più avventurosi messi in campo dai due leader del palco.

Djangology è uno spettacolo vero e proprio dove ritroviamo il Reinhardt più maturo e se non rappresenta la raccolta ideale della sua carriera, rimane di sicuro la migliore su CD attualmente sul mercato, ponendosi come ulteriore prova del genio del grande chitarrista.

Tracklist:

  1. I Saw Stars (Al Goodhart, Al Hoffman, Maurice Sigler) – 3:30
  2. After You’ve Gone (Henry Creamer, Turner Layton) – 3:00
  3. Heavy Artillery (Artillerie Lourde) (Reinhardt) – 3:40
  4. Beyond the Sea (La Mer) (Jack Lawrence, Charles Trenet) – 4:16
  5. Minor Swing (Reinhardt, Grappelli) – 2:37
  6. Menilmontant (Trenet) – 3:03
  7. Brick Top (Reinhardt, Grappelli) – 3:44
  8. Swing Guitars (Reinhardt, Grappelli) – 2:54
  9. All the Things You Are (Oscar Hammerstein II, Jerome Kern) – 2:54
  10. Daphné (Reinhardt, Grappelli) – 2:26
  11. It’s Only a Paper Moon (Harold Arlen, E. Y. Harburg, Billy Rose) – 2:51
  12. Improvisation on Pathétique (Andante) (Tchaikovsky) – 3:44
  13. The World Is Waiting for the Sunrise (Gene Lockhart, Ernest Seitz) – 2:52
  14. Djangology (Reinhardt, Grappelli) – 2:46
  15. Où Es-Tu, Mon Amour? (Where Are You, My Love?) (Stern, Stern) – 3:22
  16. Marie (Irving Berlin) – 2:54
  17. I Surrender, Dear (Harry Barris, Gordon Clifford) – 3:45
  18. Hallelujah (Grey, Public Domain, Robin) – 3:09
  19. Swing ’42 (Reinhardt, Reisner) – 2:26
  20. I’ll Never Be the Same (Kahn, Malneck, Signorelli) – 4:02
  21. Honeysuckle Rose (Fats Waller, Andy Razaf) – 3:59
  22. Lover Man (Jimmie Davis, Roger Ramirez, James Sherman) – 3:11
  23. I Got Rhythm (George Gershwin, Ira Gershwin) – 2:44

Musicisti:

  • Django Reinhardt – Chitarra
  • Stéphane Grappelli – Violino
  • Gianni Safred – Piano
  • Carlo Pecori – Contrabbasso
  • Aurelio de Carolis – Batteria

Qui sotto puoi ascoltare i tre brani di apertura del disco, I Saw Stars, After You’ve Gone e Heavy Artillery. Mentre qui è disponibile all’ascolto l’album completo su Grooveshark.

Duke Ellington Meets Coleman Hawkins

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All’inizio degli anni ’60, Duke Ellington intraprese un breve percorso, durato qualche anno, nel quale incontrò per la prima volta altre influenti personalità del jazz. E così, dopo il 1961 nel qualè “duettò” con Count Basie (nel bellissimo First Time! The Count Meets the Duke), collaborò anche con Max Roach e Charles Mingus su Money Jungle (del quale ti ho parlato qui) e con John Coltrane in uno dei classici più belli che la storia del jazz ricordi, Duke Ellington & John Coltrane (e di questo, ti ho parlato qui).

In particolare, un’altra di queste prestigiose collaborazioni trovò consacrazione nel 1963 nell’album Duke Ellington Meets Coleman Hawkins, dove uno dei compositori e pianisti più celebri di sempre incontrava quello che viene tutt’oggi considerato il padre del sassofono jazz, Coleman Hawkins. Registrato il 28 agosto 1962 e pubblicato nel febbraio 1963 dalla Impulse! Records, questo disco viene ricordato dal New York Times come “uno dei migliori album di Ellington, uno dei migliori album di Hawkins, ed uno dei migliori album degli anni sessanta“.

Questo disco celebra quindi una storica unione (Hawkins espresse anni prima tutta la sua ammirazione per il pianista e per il suo modo di fare musica) e questo basterebbe già di suo a renderlo uno dei lavori più interessanti di quegli anni. Ma è da sottolineare che nella versione ridotta dell’orchestra di Ellington, ritroviamo anche un cast all star composto da Ray Nance alla cornetta e al violino, Lawrence Brown al trombone, Johnny Hodges al sax alto, Harry Carney a quello baritono e al clarinetto basso, Aaron Bell al contrabbasso e Sam Woodyard alla batteria. La critica riconosce i picchi più alti del disco in brani come l’esuberante The Jeep is Jumpin’, nell’interessante remake di Mood Indigo e in quel paio di deliziose nuove composizioni firmate da Ellington stesso.

Tracklist:

  1. Limbo Jazz – 5:15
  2. Mood Indigo – 5:56
  3. Ray Charles’ Place – 4:05
  4. Wanderlust – 5:00
  5. You Dirty Dog – 4:20
  6. Self-Portrait (of the Bean) — 3:53
  7. The Jeep is Jumpin’ – 4:50
  8. The Ricitic – 5:53
    Bonus track nella versione in CD:
  9. Solitude – 5:51

Musicisti:

  • Duke Ellington – Piano
  • Coleman Hawkins – Sax tenore
  • Aaron Bell – Contrabbasso
  • Lawrence Brown – Trombone
  • Harry Carney – Clarinetto basso, Sax baritono
  • Johnny Hodges – Sax alto
  • Ray Nance – Violino, Cornetta
  • Sam Woodyard – Batteria

Art Tatum & Ben Wester | The Tatum Group Masterpieces

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The Tatum Group Masterpieces è un album del 1975 che raccoglie una sessione del 1956 nata dalla collaborazione tra il pianista Art Tatum e il sassofonista Ben Webster, con Red Callender al contrabbasso e Bill Douglass alla batteria. La sessione fu originariamente pubblicata su un album Verve Records prodotto da Norman Granz nel 1958, ma Granz stesso ne riacquistò i diritti nel 1972, dopo la fondazione della sua nuova etichetta musicale, la Pablo Records. Quindi li ristampò nel 1975 come una serie di otto album capolavoro (caratterizzati dalle prestigiose collaborazioni di Tatum con altri artisti) sotto il titolo The Complete Pablo Group Masterpieces (te ne ho già parlato brevemente qui). Questo The Tatum Group Masterpieces con Webster è in pratica l’ottavo e ultimo volume di quella raccolta.

Dalle note di copertina della collana Jazz 33 Giri della DeAgostini:

Uno è considerato il massimo virtuoso sul pianoforte mai espresso dal jazz, nei suoi cent’anni e rotti di storia. L’altro dispone di uno dei più bei suoni di sassofono mai registrati. Questo è il loro unico incontro fissato su disco. Sono Art Tatum e Ben Webster con un album che ci riporta all’epoca d’oro del jazz, quella del pieno periodo swing dei tardi anni trenta, in cui quello stile ormai maturo espresse il meglio di sé proprio in piccoli complessi come questo […] Il risultato è un disco che non è esagerato definire “classico”, per la limpida e infallibile perfezione del suo stile.

Tracklist:
Il cofanetto The Complete Pablo Group Masterpieces è stato ristampato in CD nel gennaio del 1992. Anche in questa versione, questo disco con Webster ne è parte integrante (sempre l’ottavo e ultimo della raccolta), ma per l’occasione sono state aggiunte 3 bonus tracks a fine scaletta.

  1. Gone With the Wind (H. Magidson, A. Wrubel) – 4:48
  2. All the Things You Are (O. Hammerstein II, J. Kern) – 7:15
  3. Have You Met Miss Jones? (L. Hart, R. Rodgers) – 4:49
  4. My One and Only Love (R. Mellin, G. Wood) – 6:15
  5. Night and Day (C. Porter) – 5:31
  6. My Ideal (N. Chase, L. Robin, R. Whiting) – 7:18
  7. Where or When (L. Hart, R. Rodgers) – 6:28
    Bonus tracks nella versione in CD:
  8. Gone With the Wind (Alternate Take 1) – 4:53
  9. Gone With the Wind (Alternate Take 2) – 4:51
  10. Have You Met Miss Jones? (Alternate Take) – 5:02

Musicisti:

  • Art Tatum – Piano
  • Ben Webster – Sax tenore
  • Red Callender – Contrabbasso
  • Bill Douglass – Batteria

Stéphane Grappelli | Afternoon in Paris

afternoon in paris

Afternoon in Paris (MPS Records, 1971) è un album tipicamente e impeccabilmente swing del violinista Stéphane Grappelli al quale contribuirono il pianista Marc Hemmeler, il contrabbassista Eberhard Weber e il batterista Kenny Clare. Una straordinaria sessione originale che mescola ballate sofisticate a toni più caldi grazie anche ad una sezione ritmica piuttosto moderna per l’epoca.

Un disco che ripercorre inequivocabilmente tutta l’esperienza che Grappelli mise a disposizione di Django Reinhardt e del suo Quintette du Hot Club de France, prima jazz band non americana di alto livello riconosciuta come tale. Le note soffuse e le atmosfere ovattate di brani come Autumn Leaves e Misty, fanno di quest’opera una delle più ragionate e importanti negli ultimi anni di carriera del violinista, che si sarebbe ritirato dalle scene musicali sei anni più tardi, nel 1977.

Tracklist:

  1. This Can’t Be Love – 3:15
  2. Time After Time – 3:56
  3. Undecided – 3:23
  4. You Were Only Passing By – 5:30
  5. Tangerine – 4:31
  6. Chicago – 4:13
  7. Manoir de Mes Rèves / Daphne – 4:20
  8. Misty – 3:41
  9. Afternoon in Paris – 4:41
  10. Autumn Leaves – 5:30

Musicisti:

  • Stéphane Grappelli – Violino
  • Marc Hemmeler – Piano
  • Eberhard Weber – Contrabbasso
  • Kenny Clare – Batteria

Coleman Hawkins | Hawk Eyes

hawk eyes

Il sax di Coleman Hawkins tendeva a dare il meglio quando sfidato dallo strumento di un altro musicista. Ma al contrario, in questo Hawk Eyes (Prestige, 1959), arriva a picchi sempre più alti di improvvisazione grazie proprio alle affiatate collaborazioni con il superbo trombettista Charlie Shavers e con una sezione ritmica che include il chitarrista Tiny Grimes (che sulla title track utilizza un suono distorto che aggiunge energia e verve al brano) e il pianista Ray Bryant (musicista che ancora oggi resta probabilmente sottovalutato). Con speciali composizioni come Through for the Night, I Never Knew o La Rosita, assistiamo ad una emozionante sessione che è vero e proprio spettacolo di fuochi d’artificio.

In Hawk Eyes lo stile di Hawkins risulta ricco e corposo e i suoi assoli suonano estroversi e spesso segnati da un giocoso vibrato, mentre i sideman condividono con passione un chiaro ritmo sincopato ma pulito che costruisce dell’ottima musica rigogliosa e sofisticata. Un prelibato jazz connotato anche da forti influeze swing e blues.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Coleman Hawkins, tranne dove indicato. Tutti i brani sono stati registrati presso gli Studi Van Gelder, nel New Jersey, il 3 aprile 1959.

  1. Hawk Eyes – 10:19
  2. C’mon In – 13:17
  3. Through for the Night (T. Young) – 5:12
  4. I Never Knew (G. Kahn, T. F. Rito) – 5:42
  5. La Rosita (P. Dupont, A. Stuart) – 6:09
  6. Stealin’ the Bean (O. Johnson) – 4:31

Musicisti:

  • Coleman Hawkins – Sax tenore
  • Charlie Shavers – Tromba (tracce 1-4 & 6)
  • Ray Bryant – Piano
  • Tiny Grimes – Chitarra (tracce 1-4 & 6)
  • George Duvivier – Contrabbasso
  • Osie Johnson – Batteria