Stanley Turrentine & the 3 Sounds | Blue Hour

I 3 Sounds erano un trio jazz attivo tra il 1956 e il 1973, composto da Gene Harris al piano, Andrew Simpkins al contrabbasso e Bill Dowdy alla batteria. Nel 1960 (anno particolarmente attivo per il trio, che registrò ben quattro album), il sassofonista Stanley Turrentine propose loro un disco collaborativo. Nacque così Blue Hour, album che raccoglieva i brani registrati nella sessione del 16 dicembre del 1960, e pubblicato l’anno successivo dalla Blue Note.

Nel 2000, con il titolo Blue Hour: The Complete Sessions, l’album fu rimasterizzato in digitale e impacchettato con un disco aggiuntivo che raccoglieva i brani non pubblicati nella precedente sessione, più quattro registrati invece da una sessione completamente inedita (del 29 giugno 1960).

Vista la presenza di Turrentine a capo della band, e nonostante la sua carriera da solista fosse appena cominciata, Blue Hour non poteva non rivelare da subito la sua natura blues e rilassata. In definitiva, un album da ascoltare più volte.

TRACK LIST:
I brani dell’LP originale e i primi 3 della Complete Sessions sono stati registrati il 16 dicembre del 1960, mentre gli ultimi quattro brani, il 29 giugno dello stesso anno.

Original LP

  1. I Want a Little Girl (M. Mencher, B. Moll) – 7:03
  2. Gee Baby, Ain’t I Good to You (A. Razaf, D. Redman) – 5:20
  3. Blue Riff (G. Harris) – 6:26
  4. Since I Fell for You (B. Johnson) – 8:46
  5. Willow Weep for Me (A. Ronell) – 9:55

Bonus tracks on Blue Hour: The Complete Sessions CD 2:

  1. Blues in the Closet (Pettiford) – 5:00
  2. Just in Time (Comden, Green, Styne) – 5:40
  3. Gee Baby, Ain’t I Good to You [Alternate Take] – 5:33
  4. Where or When (Hart, Rodgers) – 7:00
  5. Blue Hour (G. Harris) – 5:14
  6. There Is No Greater Love (Jones, Symes) – 8:24
  7. Alone Together (Dietz, Schwartz) – 4:40
  8. Strike up the Band (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:24

MUSICISTI:

  • Stanley Turrentine – Sax tenore
  • Gene Harris – Piano
  • Andrew Simpkins – Contrabbasso
  • Bill Dowdy – Batteria

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Red Garland’s Piano

La terza sessione registrata da Red Garland come leader, dà vita all’album Red Garland’s Piano. Registrato il 14 dicembre del 1956, il disco fu pubblicato dalla Prestige nel marzo del 1957 ed è testimone di un periodo particolarmente distintivo nella carriera del pianista. Garland qui è all’opera su otto standard, tra cui i bellissimi Please Send Me Someone to Love di Percy Mayfield, Stompin’ at the Savoy (composta originariamente nel 1934 da Edgar Sampson, ma co-firmata da Benny Goodman che ne diede la propria versione nel ’36) e la If I Were a Bell di Frank Loesser (resa davvero celebre in quello stesso anno da Miles Davis che la suonò in apertura del disco Relaxin’ with the Miles Davis Quintet).

Accompagnato da Paul Chambers al contrabbasso e da Art Taylor alla batteria, Garland mette insieme un repertorio che ha contraddistinto il suo modo di suonare in quegli anni, fatto di accordi distintivi, creatività melodica e un solido senso dello swing. Red Garland’s Piano è insomma un disco che si può facilmente consigliare agli amanti del piano jazz (e non solo a loro, ovviamente).

TRACK LIST:

  1. Please Send Me Someone to Love (P. Mayfield) – 9:51
  2. Stompin’ at the Savoy (B. Goodman, A. Razaf, E. Sampson, C. Webb) – 3:12
  3. The Very Thought of You (R. Noble) – 4:12
  4. Almost Like Being in Love (A. J. Lerner, F. Loewe) – 4:52
  5. If I Were a Bell (F. Loesser) – 6:41
  6. I Know Why (And So Do You) (H. Warren, M. Gordon) – 4:50
  7. I Can’t Give You Anything but Love (D. Fields, J. McHugh) – 5:05
  8. But Not For Me (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:52

MUSICISTI:

  • Red Garland – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria

Bud! The Amazing Bud Powell (Vol. 3)

Bud! The Amazing Bud Powell (Vol. 3) è un album del pianista jazz Bud Powell, registrato presso gli studi Van Gelder il 3 agosto del 1957 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno.
Seguito del Volume 1 (del 1952) e del Volume 2 (1954), per questo terzo capitolo Powell di avvale della collaborazione di sidemen di lusso: Curtis Fuller al trombone (solo su 3 pezzi), Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.
Su nove pezzi in totale in scaletta (tre suonati in quartetto, cinque in trio e uno come solista al piano), siete invitati ad ascoltare con particolare attenzione la bellissima e placida apertura, Some Soul, o gli illuminanti due minuti e mezzo di Bud on Bach dove, come da titolo, Powell esegue appunto una composizione di Bach. Poi il terzetto di brani Idaho, Don’t Blame Me e la Moose the Mooche di Charlie Parker, arricchiti dalla presenza di un Curtis Fuller in gran forma.

Bud! The Amazing Powell (Vol. 3) è incluso nel terzo disco (di quattro in totale) del meraviglioso box set The Complete Blue Note and Roost Recordings, dedicato al pianista nel 1994 ed è stato rimasterizzato digitalmente dagli studi di Rudy Van Gelder nel 2001, entrando ufficialmente nella RVG Edition Series della Blue Note.

TRACK LIST:
Tutte le composizioni sono di Powell, tranne dove indicato diversamente.

  1. Some Soul – 6:56
  2. Blue Pearl – 3:46
  3. Frantic Fancies – 4:50
  4. Bud on Bach – 2:30
  5. Keepin’ in the Groove – 2:53
  6. Idaho (J. Stone) – 5:14
  7. Don’t Blame Me (J. McHugh, D. Fields) – 7:31
  8. Moose the Mooche (C. Parker) – 5:45
  9. Blue Pearl [alternate take] – 4:03

MUSICISTI:

  • Bud Powell – Piano
  • Curtis Fuller – Trombone (tracce 6-8)
  • Paul Chambers – Contrabbasso (eccetto traccia 4)
  • Art Taylor – Batteria (eccetto traccia 4)

Cannonball Adderley with Bill Evans | Know What I Mean?

Scelto un accompagnatore di lusso al piano, Bill Evans, e una sezione ritmica di tutto rispetto, quella del Modern Jazz Quartet con Percy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria, il sassofonista Julian “Cannonball” Adderley registra (in una tripla sessione il 27 gennaio, il 21 febbraio e il 13 marzo del 1961) uno dei suoi album più noti: Know What I Mean?

Pubblicato dalla Riverside in quello stesso anno sotto una cover davvero particolare (tra i quali oggetti in scena compare anche una foto di Evans, poco sotto la statua), si cela uno degli album più caldi e sentiti del sassofonista americano. Un ensemble perfetto che sforna energia e sensibilità in egual misura. Su dieci pezzi in totale del disco (due dei quali si ripetono con take alternativi), sono da sottolineare due storiche composizioni di Evans, la Waltz for Debby che apre il disco e la ballata modale Know What I Mean? che gli dà il titolo, due versioni del classico di Gershwin Who Cares?, la vivace Toy in un omaggio al suo autore, il sassofonista Clifford Jordan, e la bellissima Goodbye (arricchita da un assolo al piano di un Evans semplicemente strepitoso).

Al di là dei singoli brani, qui l’attenzione è tutta per l’eccellente stile post bop di Adderley ma anche per la curiosa e interessante interazione tra Evans e una sezione ritmica per lui insolitamente classica e morbida (Heath fu membro fondatore del Modern Jazz Quartet nel 1952, mentre Kay sostituì Kenny Clarke solo nel ’55).
Tutti gli amanti del jazz mainstream, insomma, troveranno in questo disco alcune delle più belle e interessanti registrazioni di Adderley.

TRACK LIST:
Tutte le tracce sono state registrate nel 1961 presso i Bell Sound Studios di New York City: la 2, 3, 7, 9 e 10 il 27 gennaio, la 5 e la 6 il 21 febbraio e la 1, 4 e 8 il 13 marzo.

  1. Waltz for Debby (B. Evans, G. Lees) – 5:15
  2. Goodbye (G. Jenkins) – 6:15
  3. Who Cares? [take 5] (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:57
  4. Venice (J. Lewis) – 2:55
  5. Toy (C. Jordan) – 5:09
  6. Elsa (E. Zindars) – 5:52
  7. Nancy (with the Laughing Face) (P. Silvers, J. Van Heusen) – 4:08
  8. Know What I Mean? [re-take 7] (B. Evans) – 4:54
  9. Who Cares? [take 4] – 5:55
  10. Know What I Mean? [take 12] – 7:01

MUSICISTI:

  • Cannonball Adderley – Sax alto
  • Bill Evans – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Connie Kay – Batteria

Sonny Rollins | Moving Out

Secondo album registrato per la Prestige (nella doppia sessione del 18 agosto e 25 ottobre del 1954) che lo pubblicò due anni più tardi, nel 1956, Moving Out è, in quanto a musicisti all’opera, uno dei dischi meglio assortiti del sassofonista Sonny Rollins. Il bandleader, ovviamente al sax tenore, suona in quintetto lasciandosi accompagnare da Kenny Dorham alla tromba, Elmo Hope al piano, Percy Heath al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Mentre per l’ultimo brano la band cambia radicalmente volto e a Rollins si affiancano delle guest-star d’eccezione: Thelonious Monk al piano, Tommy Potter al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.

Raramente Rollins si è avvalso della collaborazione di trombettisti, ma quando l’ha fatto, i nomi coinvolti sono stati sempre di un certo spessore (Miles Davis o Clifford Brown, per citarne un paio). Moving Out, in questo senso, segna la prima collaborazione di Rollins con il grande Kenny Dorham, a quel tempo entrambi membri del Max Roach Quintet e proprio per questo in perfetta sintonia. Se teniamo conto anche dell’apporto di Hope, Heath e Blakey, ecco spiegato facilmente perché questo quintetto fu considerato tra i più potenti di quegli anni.

Quella di Moving Out è una musica semplice e orecchiabile, con un Rollins mai sopra le righe e un Dorham coinvolto prevalentemente sugli assoli. Per quanto lineare, risulta particolarmente effervescente la linea melodica perseguita nei primi due pezzi, la title track e Swingin’ for Bumsy, mentre Silk’n’ Satin è una lucida e morbida ballata particolarmente incentrata sul sax di Rollins. Solid è un grande classico che fa sfoggio invece di meravigliosi toni blues e vede protagonisti i due fiati (il pezzo, concertato benissimo, viene aperto da Rollins e Dorham insieme, per poi passare agli assolo di Rollins, poi Dorham, poi Hope al piano e infine di nuovo insieme sax e tromba). Chiude il disco More Than You Know che, come detto più sopra, è un brano molto particolare. A parte essere il più lungo in scaletta (11 minuti su 32 in totale dell’intero disco), vede anche uno stravolgimento della band all’opera. Il quintetto diventa quartetto e la melodia inconfondibile (diversa dalle altre per stile e consistenza) e portata avanti con armonia da Rollins e Monk.

Testimone di alcune delle migliori performance di Rollins, Moving Out raccoglie tanta buona musica anche per chi è alle prime armi con il bop, qui più sofisticato, della metà degli anni ’50.

TRACK LIST:
Tutte le composizioni sono di Rollins, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 al 4 sono stati registrati il 18 agosto del 1954, mentre il quinto il 25 ottobre dello stesso anno.

  1. Moving Out – 4:31
  2. Swingin’ for Bumsy – 5:48
  3. Silk ‘n’ Satin – 4:03
  4. Solid – 6:27
  5. More Than You Know (E. Eliscu, B. Rose, V. Youmans) – 10:48

MUSICISTI:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Kenny Dorham – Tromba (tracce 1-4)
  • Elmo Hope – Piano (tracce 1-4)
  • Percy Heath – Contrabbasso (tracce 1-4)
  • Art Blakey – Batteria (tracce 1-4)
  • Thelonious Monk – Piano (traccia 5)
  • Tommy Potter – Contrabbasso (traccia 5)
  • Art Taylor – Batteria (traccia 5)

Ahmad Jamal Trio | Complete Live at the Spotlite Club 1958

Complete Live at the Spotlite Club 1958, raccoglie il concerto live registrato dal trio del pianista jazz Ahmad Jamal allo Spotlight Club di Washington nelle serate del 5 e 6 settembre 1958. Pubblicati solo nel 2007 dalla Gambit, in realtà tutti i pezzi in scaletta di questa “raccolta” diedero originariamente vita agli album Ahmad Jamal Trio Volume IV (1958) e Portfolio of Ahmad Jamal (1959).

Splendidamente rimasterizzate per l’occasione, e sistemate in modo da ripercorrere strettamente l’ordine originale di presentazione, queste performance sono prima di tutto un’importante testimonianza della meravigliosa interazione tra Jamal e i suoi due inseparabili sidemen, Israel Crosby (contrabbasso) e Vernell Fournier (batteria).

Il critico Arwulf Arwulf del sito AllMusic, scrive:

Questa doppia sessione live allo Spotlite è piena di sorprese e passaggi esilaranti, come nel caso della vivace versione di “Squatty Roo” del grande Johnny Hodges. Fortunatamente, buona parte della musica registrata qui è sopravvissuta, trovando la sua strada su numerosi album nel corso degli anni, ma qui appare in una gloriosa e dilatata edizione completa.

Arricchiscono ulteriormente questa eccellente compilation, i due brani bonus registrati in studio The Girl Next Door e Autumn in New York (entrambi presenti sul disco 1), da considerarsi rarità esclusive originariamente pubblicati come singoli su 45 giri.
Complete Live at the Spotlite Club 1958 dà all’ascoltatore la grande opportunità di essere testimone del senso del tempismo, dello stile eccentrico e del senso del “drammatico” che hanno reso Jamal uno dei musicisti più interessanti del secolo scorso.

TRACK LIST:

Disco 1:
I brani 1-2, 4 e 12 furono originariamente pubblicati nell’album Portfolio of Ahmad Jamal. I brani 3, 5-6, 8-10, 13 e 14 erano invece presenti in scaletta nell’album Ahmad Jamal Trio Volume IV.

  1. Ahmad’s Blues (A. Jamal) – 4:04
  2. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 4:17
  3. I Wish I Knew (M. Gordon, H. Warren) – 3:45
  4. Autumn Leaves (J. Kosma, J. Mercer, J. Prévert) – 7:39
  5. Stompin’ at the Savoy (E. Sampson) – 4:15
  6. Cheek to Cheek (I. Berlin) – 4:47
  7. The Girl Next Door (R. Blane, H. Martin) – 3:26
  8. Secret Love (S. Fain, P. F. Webster) – 3:52
  9. Squatty Roo (J. Hodges) – 2:19
  10. Taboo (M. Lecuona, B. Russell) – 4:01
  11. Autumn in New York (V. Duke) – 3:18
  12. A Gal in Calico (L. Robin, A. Schwartz) – 4:44
  13. That’s All (A. Brandt, B. Haymes) – 2:38
  14. Should I? (N. H. Brown, A. Freed) – 3:41

Disco 2:
I brani 1-11 furono originariamente pubblicati nell’album Portfolio of Ahmad Jamal. I brani 12-14 sono i take originali di pezzi pubblicati originariamente come singoli.

  1. Seleritus (A. Jamal) – 3:13
  2. Let’s Fall in Love (H. Arlen, T. Koehler) – 5:09
  3. This Can’t Be Love (L. Hart, R. Rodgers) – 5:12
  4. Old Devil Moon (Y. Harburg, B. Lane) – 3:56
  5. Ivy (H. Carmichael) – 3:08
  6. Tater Pie (H. Ashby) – 3:07
  7. Aki & Ukthay (Brother and Sister) (A. Jamal) – 3:16
  8. You Don’t Know What Love Is (G. de Paul, D. Raye) – 3:30
  9. I Didn’t Know What Time It Was (L. Hart, R. Rodgers) – 4:35
  10. So Beats My Heart for You (P. Ballard, C. Henderson, T. Waring) – 3:42
  11. Our Delight (T. Dameron) – 3:00
  12. Soft Winds (B. Goodman, F. Henderson) – 3:22
  13. Secret Love (S. Fain, P. F. Webster) – 2:50
  14. Taking a Chance on Love (V. Duke) – 1:52

MUSICISTI:

  • Ahmad Jamal – Piano
  • Israel Crosby – Contrabbasso
  • Vernel Fournier – Batteria

Herbie Hancock | Speak Like a Child

Caratterizzato per 5/6 da una meravigliosa prima linea con flauto alto, trombone basso e flicorno e descritto dai critici come uno straordinario passo avanti nell’evoluzione di Herbie Hancock come scrittore e pianista, Speak Like a Child è il sesto album in studio registrato dal pianista il 6 e il 9 marzo del 1968 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno.
Il sestetto all’opera (che diventa trio solo per un brano), oltre allo stesso Hancock al piano, vede anche Jerry Dodgion al flauto alto, Thad Jones al flicorno, Peter Phillips al trombone basso, Ron Carter al contrabbasso e Mickey Roker alla batteria.

Tra il 1965 di Maiden Voyage e il 1968 di questo Speak Like a Child (la cui foto in copertina raffigura la silhouette del pianista che bacia quella della sua fidanzata di allora, Gigi Meixner), Hancock fu alle prese con il quintetto di Miles Davis proprio nel periodo di massimo splendore creativo. E quando il pianista tornò a registrare come leader con quest’album, era chiaro quanto avesse assimilato non solo le sperimentazioni del quintetto, ma anche molte delle idee che Davis inizialmente sviluppò con Gil Evans.
Le melodie e i temi memorabili di Hancock, sembrano diventare quindi più accessibili senza per questo tagliare spazio all’improvvisazione, trovando un equilibrio perfetto che sfocia in un terreno in equilibrio tra il post-bop e il rock.

Dai pezzi ritmati come Riot o First Trip al mood sentimentale e nostalgico della title track e di Goodbye Childhood, fino ad arrivare alla quiete di Toys e alla frizzante pacatezza di The Sorcerer, i sei brani in scaletta (cinque composizioni dello stesso Hancock più una di Carter) non fanno che sottolineare una volta di più la natura ibrida delle composizioni originali del pianista americano.

Ma la chiave di Speak Like a Child risiede in un suono lirico e pieno di grazia e nelle incantevoli composizioni di Hancock, “facili” in superficie, ma provocatorie e impegnative ad un ascolto poco più attento.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Hancock, tranne dove indicato diversamente. Le tracce 1, 2, 3, 7 e 8 sono state registrate il 6 marzo del 1968, la 4, 5, 6 e 9 il 9 marzo dello stesso anno.

  1. Riot – 4:40
  2. Speak Like a Child – 7:50
  3. First Trip (R. Carter) – 6:01
  4. Toys – 5:52
  5. Goodbye to Childhood – 7:06
  6. The Sorcerer – 5:36
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Riot [First Alternate Take] – 4:55
  8. Riot [Second Alternate Take] – 4:40
  9. Goodbye to Childhood [Alternate Take] – 5:49

MUSICISTI:

  • Herbie Hancock – Piano
  • Ron Carter – Contrabasso
  • Mickey Roker – Batteria
  • Jerry Dodgion – Flauto alto (eccetto traccia #3)
  • Thad Jones – Flicorno (eccetto traccia #3)
  • Peter Phillips – Trombone basso (eccetto traccia #3)