Cannonball Adderley with Bill Evans | Know What I Mean?

Scelto un accompagnatore di lusso al piano, Bill Evans, e una sezione ritmica di tutto rispetto, quella del Modern Jazz Quartet con Percy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria, il sassofonista Julian “Cannonball” Adderley registra (in una tripla sessione il 27 gennaio, il 21 febbraio e il 13 marzo del 1961) uno dei suoi album più noti: Know What I Mean?

Pubblicato dalla Riverside in quello stesso anno sotto una cover davvero particolare (tra i quali oggetti in scena compare anche una foto di Evans, poco sotto la statua), si cela uno degli album più caldi e sentiti del sassofonista americano. Un ensemble perfetto che sforna energia e sensibilità in egual misura. Su dieci pezzi in totale del disco (due dei quali si ripetono con take alternativi), sono da sottolineare due storiche composizioni di Evans, la Waltz for Debby che apre il disco e la ballata modale Know What I Mean? che gli dà il titolo, due versioni del classico di Gershwin Who Cares?, la vivace Toy in un omaggio al suo autore, il sassofonista Clifford Jordan, e la bellissima Goodbye (arricchita da un assolo al piano di un Evans semplicemente strepitoso).

Al di là dei singoli brani, qui l’attenzione è tutta per l’eccellente stile post bop di Adderley ma anche per la curiosa e interessante interazione tra Evans e una sezione ritmica per lui insolitamente classica e morbida (Heath fu membro fondatore del Modern Jazz Quartet nel 1952, mentre Kay sostituì Kenny Clarke solo nel ’55).
Tutti gli amanti del jazz mainstream, insomma, troveranno in questo disco alcune delle più belle e interessanti registrazioni di Adderley.

TRACK LIST:
Tutte le tracce sono state registrate nel 1961 presso i Bell Sound Studios di New York City: la 2, 3, 7, 9 e 10 il 27 gennaio, la 5 e la 6 il 21 febbraio e la 1, 4 e 8 il 13 marzo.

  1. Waltz for Debby (B. Evans, G. Lees) – 5:15
  2. Goodbye (G. Jenkins) – 6:15
  3. Who Cares? [take 5] (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:57
  4. Venice (J. Lewis) – 2:55
  5. Toy (C. Jordan) – 5:09
  6. Elsa (E. Zindars) – 5:52
  7. Nancy (with the Laughing Face) (P. Silvers, J. Van Heusen) – 4:08
  8. Know What I Mean? [re-take 7] (B. Evans) – 4:54
  9. Who Cares? [take 4] – 5:55
  10. Know What I Mean? [take 12] – 7:01

MUSICISTI:

  • Cannonball Adderley – Sax alto
  • Bill Evans – Piano
  • Percy Heath – Contrabbasso
  • Connie Kay – Batteria

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Sonny Rollins | Moving Out

Secondo album registrato per la Prestige (nella doppia sessione del 18 agosto e 25 ottobre del 1954) che lo pubblicò due anni più tardi, nel 1956, Moving Out è, in quanto a musicisti all’opera, uno dei dischi meglio assortiti del sassofonista Sonny Rollins. Il bandleader, ovviamente al sax tenore, suona in quintetto lasciandosi accompagnare da Kenny Dorham alla tromba, Elmo Hope al piano, Percy Heath al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Mentre per l’ultimo brano la band cambia radicalmente volto e a Rollins si affiancano delle guest-star d’eccezione: Thelonious Monk al piano, Tommy Potter al contrabbasso e Art Taylor alla batteria.

Raramente Rollins si è avvalso della collaborazione di trombettisti, ma quando l’ha fatto, i nomi coinvolti sono stati sempre di un certo spessore (Miles Davis o Clifford Brown, per citarne un paio). Moving Out, in questo senso, segna la prima collaborazione di Rollins con il grande Kenny Dorham, a quel tempo entrambi membri del Max Roach Quintet e proprio per questo in perfetta sintonia. Se teniamo conto anche dell’apporto di Hope, Heath e Blakey, ecco spiegato facilmente perché questo quintetto fu considerato tra i più potenti di quegli anni.

Quella di Moving Out è una musica semplice e orecchiabile, con un Rollins mai sopra le righe e un Dorham coinvolto prevalentemente sugli assoli. Per quanto lineare, risulta particolarmente effervescente la linea melodica perseguita nei primi due pezzi, la title track e Swingin’ for Bumsy, mentre Silk’n’ Satin è una lucida e morbida ballata particolarmente incentrata sul sax di Rollins. Solid è un grande classico che fa sfoggio invece di meravigliosi toni blues e vede protagonisti i due fiati (il pezzo, concertato benissimo, viene aperto da Rollins e Dorham insieme, per poi passare agli assolo di Rollins, poi Dorham, poi Hope al piano e infine di nuovo insieme sax e tromba). Chiude il disco More Than You Know che, come detto più sopra, è un brano molto particolare. A parte essere il più lungo in scaletta (11 minuti su 32 in totale dell’intero disco), vede anche uno stravolgimento della band all’opera. Il quintetto diventa quartetto e la melodia inconfondibile (diversa dalle altre per stile e consistenza) e portata avanti con armonia da Rollins e Monk.

Testimone di alcune delle migliori performance di Rollins, Moving Out raccoglie tanta buona musica anche per chi è alle prime armi con il bop, qui più sofisticato, della metà degli anni ’50.

TRACK LIST:
Tutte le composizioni sono di Rollins, tranne dove indicato diversamente. I brani dall’1 al 4 sono stati registrati il 18 agosto del 1954, mentre il quinto il 25 ottobre dello stesso anno.

  1. Moving Out – 4:31
  2. Swingin’ for Bumsy – 5:48
  3. Silk ‘n’ Satin – 4:03
  4. Solid – 6:27
  5. More Than You Know (E. Eliscu, B. Rose, V. Youmans) – 10:48

MUSICISTI:

  • Sonny Rollins – Sax tenore
  • Kenny Dorham – Tromba (tracce 1-4)
  • Elmo Hope – Piano (tracce 1-4)
  • Percy Heath – Contrabbasso (tracce 1-4)
  • Art Blakey – Batteria (tracce 1-4)
  • Thelonious Monk – Piano (traccia 5)
  • Tommy Potter – Contrabbasso (traccia 5)
  • Art Taylor – Batteria (traccia 5)

Ahmad Jamal Trio | Complete Live at the Spotlite Club 1958

Complete Live at the Spotlite Club 1958, raccoglie il concerto live registrato dal trio del pianista jazz Ahmad Jamal allo Spotlight Club di Washington nelle serate del 5 e 6 settembre 1958. Pubblicati solo nel 2007 dalla Gambit, in realtà tutti i pezzi in scaletta di questa “raccolta” diedero originariamente vita agli album Ahmad Jamal Trio Volume IV (1958) e Portfolio of Ahmad Jamal (1959).

Splendidamente rimasterizzate per l’occasione, e sistemate in modo da ripercorrere strettamente l’ordine originale di presentazione, queste performance sono prima di tutto un’importante testimonianza della meravigliosa interazione tra Jamal e i suoi due inseparabili sidemen, Israel Crosby (contrabbasso) e Vernell Fournier (batteria).

Il critico Arwulf Arwulf del sito AllMusic, scrive:

Questa doppia sessione live allo Spotlite è piena di sorprese e passaggi esilaranti, come nel caso della vivace versione di “Squatty Roo” del grande Johnny Hodges. Fortunatamente, buona parte della musica registrata qui è sopravvissuta, trovando la sua strada su numerosi album nel corso degli anni, ma qui appare in una gloriosa e dilatata edizione completa.

Arricchiscono ulteriormente questa eccellente compilation, i due brani bonus registrati in studio The Girl Next Door e Autumn in New York (entrambi presenti sul disco 1), da considerarsi rarità esclusive originariamente pubblicati come singoli su 45 giri.
Complete Live at the Spotlite Club 1958 dà all’ascoltatore la grande opportunità di essere testimone del senso del tempismo, dello stile eccentrico e del senso del “drammatico” che hanno reso Jamal uno dei musicisti più interessanti del secolo scorso.

TRACK LIST:

Disco 1:
I brani 1-2, 4 e 12 furono originariamente pubblicati nell’album Portfolio of Ahmad Jamal. I brani 3, 5-6, 8-10, 13 e 14 erano invece presenti in scaletta nell’album Ahmad Jamal Trio Volume IV.

  1. Ahmad’s Blues (A. Jamal) – 4:04
  2. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 4:17
  3. I Wish I Knew (M. Gordon, H. Warren) – 3:45
  4. Autumn Leaves (J. Kosma, J. Mercer, J. Prévert) – 7:39
  5. Stompin’ at the Savoy (E. Sampson) – 4:15
  6. Cheek to Cheek (I. Berlin) – 4:47
  7. The Girl Next Door (R. Blane, H. Martin) – 3:26
  8. Secret Love (S. Fain, P. F. Webster) – 3:52
  9. Squatty Roo (J. Hodges) – 2:19
  10. Taboo (M. Lecuona, B. Russell) – 4:01
  11. Autumn in New York (V. Duke) – 3:18
  12. A Gal in Calico (L. Robin, A. Schwartz) – 4:44
  13. That’s All (A. Brandt, B. Haymes) – 2:38
  14. Should I? (N. H. Brown, A. Freed) – 3:41

Disco 2:
I brani 1-11 furono originariamente pubblicati nell’album Portfolio of Ahmad Jamal. I brani 12-14 sono i take originali di pezzi pubblicati originariamente come singoli.

  1. Seleritus (A. Jamal) – 3:13
  2. Let’s Fall in Love (H. Arlen, T. Koehler) – 5:09
  3. This Can’t Be Love (L. Hart, R. Rodgers) – 5:12
  4. Old Devil Moon (Y. Harburg, B. Lane) – 3:56
  5. Ivy (H. Carmichael) – 3:08
  6. Tater Pie (H. Ashby) – 3:07
  7. Aki & Ukthay (Brother and Sister) (A. Jamal) – 3:16
  8. You Don’t Know What Love Is (G. de Paul, D. Raye) – 3:30
  9. I Didn’t Know What Time It Was (L. Hart, R. Rodgers) – 4:35
  10. So Beats My Heart for You (P. Ballard, C. Henderson, T. Waring) – 3:42
  11. Our Delight (T. Dameron) – 3:00
  12. Soft Winds (B. Goodman, F. Henderson) – 3:22
  13. Secret Love (S. Fain, P. F. Webster) – 2:50
  14. Taking a Chance on Love (V. Duke) – 1:52

MUSICISTI:

  • Ahmad Jamal – Piano
  • Israel Crosby – Contrabbasso
  • Vernel Fournier – Batteria

Herbie Hancock | Speak Like a Child

Caratterizzato per 5/6 da una meravigliosa prima linea con flauto alto, trombone basso e flicorno e descritto dai critici come uno straordinario passo avanti nell’evoluzione di Herbie Hancock come scrittore e pianista, Speak Like a Child è il sesto album in studio registrato dal pianista il 6 e il 9 marzo del 1968 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno.
Il sestetto all’opera (che diventa trio solo per un brano), oltre allo stesso Hancock al piano, vede anche Jerry Dodgion al flauto alto, Thad Jones al flicorno, Peter Phillips al trombone basso, Ron Carter al contrabbasso e Mickey Roker alla batteria.

Tra il 1965 di Maiden Voyage e il 1968 di questo Speak Like a Child (la cui foto in copertina raffigura la silhouette del pianista che bacia quella della sua fidanzata di allora, Gigi Meixner), Hancock fu alle prese con il quintetto di Miles Davis proprio nel periodo di massimo splendore creativo. E quando il pianista tornò a registrare come leader con quest’album, era chiaro quanto avesse assimilato non solo le sperimentazioni del quintetto, ma anche molte delle idee che Davis inizialmente sviluppò con Gil Evans.
Le melodie e i temi memorabili di Hancock, sembrano diventare quindi più accessibili senza per questo tagliare spazio all’improvvisazione, trovando un equilibrio perfetto che sfocia in un terreno in equilibrio tra il post-bop e il rock.

Dai pezzi ritmati come Riot o First Trip al mood sentimentale e nostalgico della title track e di Goodbye Childhood, fino ad arrivare alla quiete di Toys e alla frizzante pacatezza di The Sorcerer, i sei brani in scaletta (cinque composizioni dello stesso Hancock più una di Carter) non fanno che sottolineare una volta di più la natura ibrida delle composizioni originali del pianista americano.

Ma la chiave di Speak Like a Child risiede in un suono lirico e pieno di grazia e nelle incantevoli composizioni di Hancock, “facili” in superficie, ma provocatorie e impegnative ad un ascolto poco più attento.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Hancock, tranne dove indicato diversamente. Le tracce 1, 2, 3, 7 e 8 sono state registrate il 6 marzo del 1968, la 4, 5, 6 e 9 il 9 marzo dello stesso anno.

  1. Riot – 4:40
  2. Speak Like a Child – 7:50
  3. First Trip (R. Carter) – 6:01
  4. Toys – 5:52
  5. Goodbye to Childhood – 7:06
  6. The Sorcerer – 5:36
    Bonus tracks nella versione in CD:
  7. Riot [First Alternate Take] – 4:55
  8. Riot [Second Alternate Take] – 4:40
  9. Goodbye to Childhood [Alternate Take] – 5:49

MUSICISTI:

  • Herbie Hancock – Piano
  • Ron Carter – Contrabasso
  • Mickey Roker – Batteria
  • Jerry Dodgion – Flauto alto (eccetto traccia #3)
  • Thad Jones – Flicorno (eccetto traccia #3)
  • Peter Phillips – Trombone basso (eccetto traccia #3)

Hank Mobley | Soul Station

Con una serie di importanti lavori all’attivo e giusto nel mezzo della sua carriera musicale, il sassofonista Hank Mobley saluta il nuovo decennio, gli sfolgoranti anni ’60, con Soul Station, album che il tempo rivelerà essere uno dei suoi più celebri (insieme al successivo Roll Call). Registrato in un’unica sessione il 7 febbraio del 1960, e pubblicato nello stesso anno dalla Blue Note, questo disco è profondamente radicato nello stile hard bop e si avvale di un meraviglioso quartetto che vede oltre allo stesso Mobley al sax tenore, anche Art Blakey alla batteria (già compagno di scorribande nei Jazz Messengers) e due futuri sidemen del quintetto di Miles Davis: Wynton Kelly al piano e Paul Chambers al contrabbasso.

La scaletta dei brani prevede due noti standard, la Remember di Irving Berlin e la If I Should Lose You di Ralph Rainger e Leo Robin, e quattro nuove composizioni originali di Mobley. Tra queste ultime vanno ricordate sicuramente il blues ritmato e rilassante della title track, l’uptempo This I Dig of You e Dig Dis, brano fondamentale della discografia del sassofonista.
Ma p
er capire quanto sia davvero importante questo disco per Mobley, basta sapere che il critico Bob Blumenthal, nelle note all’edizione in CD (la Rudy Van Gelder Edition del marzo 1999), scrisse che Soul Station rappresentava per il suo autore, quello che Saxophone Colossus o Giant Steps rappresentarono rispettivamente per Sonny Rollins o John Coltrane, definendo la scaletta di questi sei brani comeuno dei migliori programmi mai musicali registrati dalla Blue Note o da qualsiasi altra etichetta“.

Mobley suona con maestria per tutta la durata del disco e lo fa senza essere troppo appariscente, lasciando il giusto e dovuto spazio di lavoro ai suoi sidemen. E a tal proposito, la critica Stacia Proefrock del sito AllMusic, scrive:

“La solidità della sua tecnica gli permette di trattare materiali che sono talvolta ritmicamente intricati, mantenendo comunque una rotondità e un calore mostrati dai migliori musicisti dell’era swing.”

Spesso ingiustamente trascurato (mai riconosciuto come un grande innovatore nel jazz, ma semplicemente come un brillante performer), Hank Mobley fu a lungo uno dei musicisti più sottovalutati dell’epoca bop.
Il suono pulito e “per tutti” che traspare da questa tracklist, rende Soul Station uno tra i migliori (se non IL migliore) tra i suoi album e rappresenta un vero e proprio picco durante un periodo particolarmente forte della sua carriera.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Mobley, tranne dove indicato diversamente.

  1. Remember (I. Berlin) – 5:41
  2. This I Dig of You – 6:25
  3. Dig Dis – 6:08
  4. Split Feelin’s – 4:55
  5. Soul Station – 9:06
  6. If I Should Lose You (R. Rainger, L. Robin) – 5:08

MUSICISTI:

  • Hank Mobley – Sax tenore
  • Wynton Kelly – Piano
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Art Blakey – Batteria

Sonny Clark | Dial “S” for Sonny

Registrato il 10 novembre del 1957 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno, Dial “S” for Sonny è l’album che segna il debutto da leader del pianista Sonny Clark.
La sessione, registrata in sestetto, comprende oltre allo stesso Clark anche Art Farmer alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Hank Mobley al sax tenore, Wilbur Ware al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria.

Clark dirige il sestetto (che diventa terzetto in occasione dell’ultimo brano) attraverso due noti standard classici (la Love Walked In dei fratelli Gershwin It Could Happen to You) e quattro composizioni originali, tutte scritte dal pianista, che variano tra il bop e le ballate: la lunga e bellissima title track (divisa in due parti, la prima dedicata ai fiati, la seconda al piano), Bootin’ It (in CD presente anche in una versione alternativa), Sonny’s Mood e Shoutin’ on a Riff.
Tra i sideman, Mobley, Fuller e Farmer su tutti, hanno il proprio spazio solista, anche se in definitiva è il band leader a rubare la scena.

All’inizio della sua breve ma brillante carriera musicale, nello stile di Clark si riflette quello profondo di Bud Powell, ma è già riconoscibile l’affascinante e tagliente espressione pianistica che lo porterà all’attenzione di pubblico e critica.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Clark, tranne dove indicato diversamente.

  1. Dial “S” for Sonny – 7:26
  2. Bootin’ It – 5:17
  3. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 6:59
  4. Sonny’s Mood – 8:38
  5. Shoutin’ on a Riff – 6:45
  6. Love Walked In (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:50
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Bootin’ It [Alternate Take] – 5:15

MUSICISTI:

  • Sonny Clark – Piano
  • Art Farmer – Tromba (eccetto traccia 6)
  • Curtis Fuller – Trombone (eccetto traccia 6)
  • Hank Mobley – Sax tenore (eccetto traccia 6)
  • Wilbur Ware – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

Jackie McLean | 4, 5 and 6

Alla fine del 1956, anno in cui lo stile personale di Jackie McLean stava affiorando, il sassofonista registrò vari brani in quartetto, quintetto e sestetto, che la Prestige Records raccolse nell’album 4, 5 and 6. Oltre allo stesso McLean, nel quartetto troviamo anche Mal Waldron al piano e la sezione ritmica composta da Doug Watkins al contrabbasso e Art Taylor alla batteria. A questi si aggiunge il trombettista Donald Byrd per la formazione a cinque e Hank Mobley per il sestetto.

Nella track list sono da sottolineare le versioni in quartetto degli standard Sentimental Journey, Why I Was Born? e When I Fall in Love che sfumano da un blues riflessivo a un hard bop più ritmato. Donald Byrd si unisce alla squadra per la Contour di Kenny Drew, mentre Hank Mobley si esibisce in sestetto per la lunga e solitaria Confirmation, bella versione del classico di Charlie Parker, da molti considerato il culmine artistico dell’intero album. Infine troviamo la Abstraction di Mal Waldron, costellata dalle rapide “risposte” di Byrd e McLean che illuminano il lato più oscuro e nostalgico del brano.

4, 5 and 6 non rompe certi schemi, ma ha il pregio di aprire uno spiraglio sul futuro di McLean, musicista particolarmente innovativo che da quel momento verrà guardato con ammirazione dai palcoscenici più noti del jazz mainstream.

TRACKLIST:
I brani dall’1 al 3 (lato A) sono stati registrati il 13 luglio del 1956.  Dal 4 al 6 (lato B), il 20 luglio dello stesso anno.

  1. Sentimental Journey (B. Homer, B. Green, L. Brown) – 9:57
  2. Why Was I Born? (J. Kern, O. Hammerstein II) – 5:13
  3. Contour (K. Drew) – 4:58
  4. Confirmation (C. Parker) – 11:25
  5. When I Fall in Love (E. Heyman, V. Young) – 5:32
  6. Abstaraction (M. Waldron) – 8:00

MUSICISTI:

  • Jackie McLean – Sax alto
  • Hank Mobley – Sax tenore (traccia 4)
  • Donald Byrd – Tromba (tracce 3, 4 e 6)
  • Mal Waldron – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Art Taylor – Batteria