Sonny Clark | Dial “S” for Sonny

Registrato il 10 novembre del 1957 e pubblicato dalla Blue Note nello stesso anno, Dial “S” for Sonny è l’album che segna il debutto da leader del pianista Sonny Clark.
La sessione, registrata in sestetto, comprende oltre allo stesso Clark anche Art Farmer alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Hank Mobley al sax tenore, Wilbur Ware al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria.

Clark dirige il sestetto (che diventa terzetto in occasione dell’ultimo brano) attraverso due noti standard classici (la Love Walked In dei fratelli Gershwin It Could Happen to You) e quattro composizioni originali, tutte scritte dal pianista, che variano tra il bop e le ballate: la lunga e bellissima title track (divisa in due parti, la prima dedicata ai fiati, la seconda al piano), Bootin’ It (in CD presente anche in una versione alternativa), Sonny’s Mood e Shoutin’ on a Riff.
Tra i sideman, Mobley, Fuller e Farmer su tutti, hanno il proprio spazio solista, anche se in definitiva è il band leader a rubare la scena.

All’inizio della sua breve ma brillante carriera musicale, nello stile di Clark si riflette quello profondo di Bud Powell, ma è già riconoscibile l’affascinante e tagliente espressione pianistica che lo porterà all’attenzione di pubblico e critica.

TRACKLIST:
Tutte le composizioni sono di Clark, tranne dove indicato diversamente.

  1. Dial “S” for Sonny – 7:26
  2. Bootin’ It – 5:17
  3. It Could Happen to You (J. Burke, J. Van Heusen) – 6:59
  4. Sonny’s Mood – 8:38
  5. Shoutin’ on a Riff – 6:45
  6. Love Walked In (G. Gershwin, I. Gershwin) – 5:50
    Bonus track nella versione in CD:
  7. Bootin’ It [Alternate Take] – 5:15

MUSICISTI:

  • Sonny Clark – Piano
  • Art Farmer – Tromba (eccetto traccia 6)
  • Curtis Fuller – Trombone (eccetto traccia 6)
  • Hank Mobley – Sax tenore (eccetto traccia 6)
  • Wilbur Ware – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

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Curtis Fuller | New Trombone

Il 1957 fu un anno fondamentale per il trombonista Curtis Fuller. A parte le sue frequentissime collaborazioni come sideman (con Bud Powell e Paul Quinichette su tutti), all’epoca suonava con il quintetto di Yusef Lateef con il quale, solo in quell’anno, prese parte a ben quattro album in studio. La cosa più impressionante è che Fuller, quando con quel quintetto partì da Detroit per arrivare a New York, programmò anche la propria carriera da solista registrando nel 1957 ben sei album (tra i quali uno con Red Garland che fu pubblicato però solo nel 1963 e uno con Hampton Hawes che vide la luce solo nel 1964). Tra tutti questi, New Trombone (registrato nell’unica sessione dell’11 maggio del ’57) è il primo, quello che segna il suo debutto come leader, e l’unica sua collaborazione con la Prestige che lo pubblicò nel dicembre di quell’anno.

Per New Trombone, Fuller mette in scaletta cinque pezzi, tre sue composizioni originali e due standard, e sceglie di suonare in quintetto chiamando a raccolta Red Kyner al sax alto, Hank Jones al piano, Doug Watkins al contrabbasso e Luis Hayes alla batteria.
Il risultato finale è un album puramente hard bop e godibilissimo, dove a risaltare è il netto contrasto di stili tra le prime linee dei fiati ma dove, nonostante tutto, Fuller (intenso e leggero) e Kyner (impegnato in un passionale flusso continuo) riescono a dialogare brillantemente come nel caso di Blue Lawson o Namely You. Ma subito dietro di loro, Jones opera mirabilmente come collegamento armonico tra loro e la sezione ritmica.

New Trombone è un ottimo album composto da brillanti composizioni che sfumano dal bop al blues e rappresenta a tutti gli effetti uno dei passi fontamentali nella carriera del trombonista.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Fuller, tranne dove indicato diversamente.

  1. Vonce #5 – 7:40
  2. Transportation Blues – 8:18
  3. Blue Lawson – 6:51
  4. Namely You (G. de Paul, J. Mercer) – 9:25
  5. What Is This Thing Called Love? (C. Porter) – 6:30

Musicisti:

  • Curtis Fuller – Trombone
  • Red Kyner – Sax alto
  • Hank Jones – Piano
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

Cannonball Adderley Sextet in New York

cannonball adderley sextet in new york

The Cannonball Adderley Sextet in New York è un album live del sassofonista Julian “Cannonball” Adderley, pubblicato nel 1962 dalla Riverside Records. Il disco fu registrato dal vivo al Village Vanguard di New York nelle serate del 12 e del 14 gennaio 1962. Questa eccellente sessione è testimone della prima registrazione live del sestetto di Adderley e vede, oltre allo stesso Cannonball al sax alto, anche il fratello Nat Adderley alla cornetta, Yusef Lateef (che prese parte al gruppo solo tre settimane prima) al sax tenore, flauto e persino sull’oboe (sulla particolare nenia Syn-anthesia), Joe Zawinul al piano (prima apparizione registrata, per il pianista austriaco, dopo tre anni dal suo arrivo in America e qui all’inizio di una promettente carriera), Sam Jones al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria.

In particolare vanno sottolineati l’oscillante brano da quasi dodici minuti Gemini (che mostra tutto l’affiatamento possibile tra i sei musicisti) e la padronanza funky blues di Zawinul sulla sua prima composizione registrata, l’allegro e brillante blues Scotch & Water. Ennesima, emozionante e riuscitissima doppia serata al Village Vanguard.

cannonball adderley

Tracklist:

  1. Introduction by Cannonball Adderley – 1:56
  2. Gemini (J. Heath) – 11:36
  3. Planet Earth (Y. Lateef) – 7:54
  4. Dizzy’s Business (E. Wilkins) – 6:59
  5. Syn-anthesia (Y. Lateef) – 7:00
  6. Scotch and Water (J. Zawinul) – 5:52
  7. Cannon’s Theme (S. Jones) – 3:15

Musicisti:

  • Julian “Cannonball” Adderley – Sax alto
  • Nat Adderley – Cornetta
  • Yusef Lateef – Sax tenore, Flauto, Oboe
  • Joe Zawinul – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

Tommy Flanagan, John Coltrane, Kenny Burrell & Idrees Sulieman | The Cats

the cats

The Cats è un album accreditato al pianista Tommy Flanagan, al sassofonista John Coltrane, al chitarrista Kenny Burrell e al trombettista Idrees Sulieman, pubblicato nel 1959 dalla New Jazz Records (quindi dopo che lo stesso Coltrane smise di incidere per questa etichetta). Visto che la sessione fu registrata in sestetto, a parte i musicisti sopracitati, la sezione ritmica si arricchisce anche con Doug Watkins al contrabbaso e Louis Hayes alla batteria.

Nel 1957, annata tra le più memorabili per il jazz moderno, Detroit era considerata un vero e proprio centro nevralgico ricco di musicisti, tra originari della città e semplici residenti. Fu qui che Coltrane e Flanagan vollero registrare questo The Cats, album seminale hard bop e fu proprio dalla città di Detroit che pescarono a piene mani per cercare i membri della band di cui sopra. Ci si rende conto di quanto sia speciale il disco già dal suo brano di apertura, il classico Minor Mishap, dove un Flanagan particolarmente eccitato suona tra linee melodiche e luminose e assoli in piena fioritura mentre Coltrane suona in modo effervescente ed ispirato (fresco della sua collaborazione con il Miles Davis Quintet e in piena ricerca espressiva). La scaletta dei brani prevede poi altri originali (ben quattro composizioni su cinque firmate da Flanagan), come Eclypso e Solacium, brani appunto radicalmente hard bop, il blues di chiusura da 12 minuti Tommy’s Tune (brano dove Burrell si esprime a meraviglia e che fa da preludio ai suoi classici futuri come All Day Long e All Night Long) e il pezzo arrangiato e suonato in trio How Long Has This Been Going On (standard dei fratelli Gershwin), considerato come uno dei picchi espressivi più alti di Flanagan.

Tommy Flanagan | John Coltrane | Kenny Burrell | Idrees Sulieman

The Cats fu un disco di preludio per tutti questi musicisti che da lì in poi avrebbero sfornato molti dei loro capolavori e proprio per questo è altamente consigliato dalla critica specializzata (“un must have per i secoli a venire“).

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Flanagan, tranne dove indicato diversamente.

  1. Minor Mishap – 7:26
  2. How Long Has This Been Going On (G. Gershwin, I. Gershwin)- 5:58
  3. Eclypso – 7:57
  4. Solacium – 9:10
  5. Tommy’s Tune – 11:58

Musicisti:

  • Idrees Sulieman – Tromba
  • John Coltrane – Sax tenore (eccetto traccia #2)
  • Tommy Flanagan – Piano
  • Kenny Burrell – Chitarra
  • Doug Watkins – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

Grant Green | Born to Be Blue

born to be blue

Born to Be Blue è un album del chitarrista jazz Grant Green registrato il primo marzo del 1962 e pubblicato dalla dalla Blue Note nello stesso anno. Sebbene Green abbia fornito in carriera un apporto notevole al post-bop e al soul jazz modale, le radici della sua musica affondano in ogni caso in un hard bop purissimo. Ed è proprio il caso di questo disco dove il chitarrista eccelle grazie anche ad una impostazione prevalentemente bop oriented.

La maggior parte del pregevole materiale contenuto in scaletta, come già detto, fu registrato presso gli studi di Rudy Van Gelder, nel New Jersey, all’inizio del 1962, quando Green scelse di avvalersi della collaborazione del sassofonista tenore Ike Quebec, del pianista Sonny Clark, del contrabbassista Sam Jones e del batterista Louis Hayes. Quebec sarebbe tragicamente scomparso solo un paio di anni dopo (il 16 gennaio 1963) all’età di 44 anni, ma in questo disco non vi è nessun segno del declino della malattia che se lo sarebbe portato via. Anzi, qui si erge quasi a co-protagonista con Green e si devono a lui alcune delle migliori e più autorevoli performance del disco come quelle in Someday My Prince Will Come e Back in Your Own Back Yard (di sicuro è interessante sentirlo suonare il bop con il suo tono ruvido e fortemente influenzato da giganti quali Hawkins o Webster).

grant green

Quebec e Green (il secondo 14 anni più giovane del primo) arrivavano da background molto diversi, ma era straordinario quanto risultassero invece compatibili a livello musicale. Testimonianze esemplari di questa compatibilità sono diversi brani uptempo o ballate come My One and Only Love e la stessa title track Born to Be Blue. L’interazione tra i due musicisti risultò così appassionata che quest’album fu inserito in seguito nello splendido doppio CD Grant Green & Ike Quebec – Complete Instrumental Sessions (insieme al più noto Blue and Sentimental).

Tracklist:
Tutti i brani sono stati registrati il primo marzo del 1962 a parte l’ultimo, Count Every Star, registrato il 23 dicembre del 1961. Nella versione in CD sono presenti in scaletta (originariamente di sei brani) 3 bonus tracks, qui sotto contrassegnate con un asterisco.

  1. Someday My Prince Will Come (F. Churchill, L. Morey) – 6:26
  2. Born to Be Blue (M. Tormé, R. Wells) – 4:52
  3. Born to Be Blue [Alternate Take] (M. Tormé, R. Wells) – 4:33*
  4. If I Should Lose You (R. Rainger, L. Robin) – 6:02
  5. Back in Your Own Backyard (D. Dreyer, A. Johnson, B. Rose) – 8:02
  6. My One and Only Love (R. Mellin, G. Wood) – 5:47
  7. Count Every Star (B. Coquatrix, S. Gallop) – 6:18
  8. Cool Blues (C. Parker) – 7:42*
  9. Outer Space (G. Green) – 8:40*

* Bonus tracks nella versione in CD.

Musicisti:

  • Grant Green – Chitarra
  • Ike Quebec – Sax tenore
  • Sonny Clark – Piano
  • Sam Jones – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

 

Curtis Fuller with Red Garland

curtis fuller with red garland

Curtis Fuller with Red Garland è un album che nasce dalla collaborazione tra il trombonista di Detroit e il pianista di Dallas, registrata nell’unica sessione del 14 maggio 1957 e originariamente pubblicata solo quattro anni più tardi, nel 1962, dalla New Jazz, sotto etichetta della Prestige Records.

I due musicisti si avvalgono di un prestigioso quintetto che oltre a loro comprende anche Sonny Red al sax alto, Paul Chambers al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria. La scaletta dei brani comprende, tra suggestive ballate, standard e blues riflessivi, un paio di originali firmati da Red (Slenderella e Seeing Red, un paio delle sue migliori composizioni in assoluto) e uno dallo stesso Fuller (Cashmere). Al di là del materiale inedito appositamente scritto per l’album, quest’album conserva un sapore da jam session che incornicia la perfetta fusione (particolarmente attraente) proprio tra il trombone di Fuller e il piano di Garland. E nonostante le note di copertina eccessivamente critiche (scritte però solo nel ’62, all’epoca della pubblicazione), Curtis Fuller with Red Garland rimane a oggi una delle più ispirate sessioni hard-bop degli anni ’50.

Curtis Fuller | Red Garland

Tracklist:

  1. Stormy Weather (H. Arlen, T. Koehler) – 7:00
  2. Cashmere (C. Fuller) – 7:17
  3. Slenderella (S. Red) – 6:45
  4. Moonlight Becomes You (J. Burke, J. Van Heusen) – 7:43
  5. Seeing Red (S. Red) – 7:35
  6. Roc and Troll (T. Charles) – 7:42

Musicisti:

  • Curtis Fuller – Trombone
  • Red Garland – Piano
  • Sonny Red – Sax alto
  • Paul Chambers – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria

Finger Poppin’ with the Horace Silver Quintet

finger poppin' with the horace silver quintet

Finger Poppin’ with the Horace Silver Quintet è un album registrato il 31 gennaio del 1959 e pubblicato dalla Blue Note Records nello stesso anno. Si tratta del primo disco del pianista registrato con la formazione più celebre del suo quintetto, composta dal trombettista Blue Mitchell, dal sassofonista Junior Cook, dal contrabbassista Gene Taylor e dal batterista Louis Hayes. Finger Poppin’ è anche uno dei più grandi classici di Silver, un album da otto brani che vede il pianista percorrere arditamente, e in modo vincente, un personalissimo stile hard bop. Uno stile, appunto, che mantiene la propria sofisticata armonia ma fermamente radicata in un’immediatezza emotiva costellata da sfumature swing e blues.

Dall’intensa alchimia che regna tra i vari sideman traspare un palpabile senso di emozionante scoperta. Come un vero e proprio direttore d’orchestra, Silver aiuta e tiene insieme dichiarazioni solistiche ed un più conciso impatto ritmico concentrato sulla prestazione generale dedicata al pezzo. Particolarmente memorabili risultano Juicy Lucy, brano hard bop che oscilla anche tra swing e blues, il boppeggiante Cookin’ at the Continental e il potente groove di Come on Home. Il resto dei pezzi prevede, tra gli altri, un paio di ballate riflessive e, nel caso di Swingin’ the Samba, una frenetica esplorazione di ritmi brasiliani.

horace silver

Finger Poppin’ possiede tutto quello che un gruppo dedito all’hard bop dovrebbe avere e rappresenta un formidabile esempio di un jazz tradizionale e allo stesso tempo trascinante e contagioso.

Tracklist:
Tutte le composizioni sono di Silver.

  1. Finger Poppin’ – 4:47
  2. Juicy Lucy – 5:46
  3. Swingin’ the Samba – 5:17
  4. Sweet Stuff – 5:32
  5. Cookin’ at the Continental – 4:54
  6. Come on Home – 5:30
  7. You Happened My Way – 5:29
  8. Mellow D – 5:37

Musicisti:

  • Horace Silver – Piano
  • Blue Mitchell – Tromba (tracce 1-3, 5-6, 8)
  • Junior Cook – Sax tenore (tracks 1-3, 5-6, 8)
  • Gene Taylor – Contrabbasso
  • Louis Hayes – Batteria